Jurassic World
Al terzo tentativo, e dopo 22 anni dal suo film d’esordio, Steven Spielberg fa finalmente strike, omaggiando i dinosauri, bellissimi e spaventosamente veri, del suo Jurassic Park, in un sequel degno di questo nome.

Dopo quasi dieci anni di lavorazione, tra smentite e ripartenze, tra sceneggiature stracciate e rifatte interamente. Il quarto episodio della saga giurassica è una realtà, diretto dal semi esordiente Colin Trevorrow.  La scommessa colpisce al cuore il box office internazionale , più di 400 milioni di dollari in 2 settimane negli States, 1 miliardo di dollari in tutto il mondo.

Iniziamo a chiarire:  Jurassic World non è un reboot, ma un vero e proprio sequel del primo episodio, ambientato vent’anni dopo sempre nella stessa famigerata Isla Nublar. E’ qui che finalmente si realizza il vecchio progetto del miliardario John Hammond. Il parco, infatti,  ha finalmente aperto le sue porte: una sorta di Disneyland preistorica, dove i dinosauri sono toccati e fotografati da migliaia di persone ogni giorno. Una macchina tirata a lucido, pericolosamente affascinante.
Protagonisti sono due adolescenti in vacanza, senza i genitori, (classico “topos” spielberghiano), un guardiano-cacciatore molto particolare, interpretato dalla neostar Chris Pratt, che addomestica i Velociraptor al servizio del magnate indiano, proprietario di tutta l’isola.
La guest star del film però è l’Indominus Rex, una sorta di dinosauro geneticamente modificato, un mix tra un T-Rex e un Velociraptor, creato e allevato per attirare sempre più spettatori. Ovviamente qualcosa va storto, e la famelica bestia riuscirà a scappare dalle sua gabbia in cemento. E da lì il film inizia a partire.

La trama ovviamente non è il pezzo forte del film, lo sono i dinosauri, ma non solo. Il regista mette in piedi un sano blockbuster estivo hollywoodiano: certamente non un capolavoro come il primo, ma sicuramente un film d’azione, solido, divertente e con un protagonista carismatico che si candida sempre di più al ruolo di prossimo Harrison Ford.
Il punto forte del regista è quello di aver trovato un equilibrio: innova si ma gioca molto sul tema del ricordo, dell’amarcord, facendo letteralmente calpestare ai suoi protagonisti i set del primo film. L’andamento è quello tipico di un film d’azione, un Fast&Furious ai Caraibi, con i protagonisti perennemente inseguiti dai famelici dinosauri. Eccellente poi il lavoro in CGI sui predatori giurassici, aiutato anche da un 3D nativo che si trasforma in un valore aggiunto per lo spettatore.

Certo, Trevorrow ha saccheggiato in più da una scena dall’ultimo Godzilla oppure dall’Alba del Pianeta delle Scimmie (tra l’altro gli sceneggiatori sono gli stessi), però il risultato c’è e funziona. Non poco per un film che si è dovuto confrontare con quello di un mostro sacro per eccellenza, come Spielberg. Andate e divertitevi, il film dell’estate per adesso è questo.

Pubblicato in Cinema
Giacomo Visco Comandini

Laureato alla Sapienza, dal 2008 è uno dei redattori di Enel.tv, la televisione aziendale di Enel. Appassionato di cinema, ha collaborato per la rivista Filmaker’s MagazineIl Riformista e la Repubblica

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