La stella di Andra e Tati: un lavoro per avvicinare i più piccoli alla tragedia dell’Olocausto

La stella di Andra e Tati: un lavoro per avvicinare i più piccoli alla tragedia dell’Olocausto
Nel settembre 1935 la Germania promulgò le Leggi di Norimberga, una serie di provvedimenti che tra il 1941 e il 1945 portarono all’uccisione di circa sei milioni di ebrei.

Il 27 gennaio 1945 furono abbattuti i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz. Per ricordare una delle più grandi tragedie dell’umanità, in questa data è stato istituito il “Giorno della Memoria”.

La stella di Andra e Tati è la commovente storia delle sorelle Bucci, due bambine sopravvissute alla Shoah. Scritto da Alessandra Viola e Rosalba Vitellaro, il libro (edito da De Agostini, collana “Storie preziose”, nel 2019; nuova edizione nel 2020 con la prefazione di Andra e Tatiana Bucci) è tratto dall’omonimo film d’animazione (2018), primo in Europa sull’Olocausto, prodotto da RAI Ragazzi e Larcadarte in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e con il patrocinio di UNICEF Italia e della Presidenza Italiana dell’International Holocaust Remembrance Alliance.

Il film, che il 27 gennaio sarà trasmesso su Rai Gulp alle 17.15 e alle 20.10, è stato insignito del prestigioso Banff World Media Festival, in Canada, dove la pellicola ha vinto il Rockie Award quale miglior produzione in animazione per ragazzi.

Le autrici, con questo prezioso lavoro, affrontano il drammatico ricordo dell’Olocausto rivolgendosi a bambini e ragazzi con grande attenzione e delicatezza.

Raccontare, quindi, per non dimenticare.

Le sorelle Andra e Tatiana Bucci erano figlie di Giovanni Bucci, cattolico, e Mira Perlow, ebrea.

La famiglia Perlow, originaria della Bielorussia, si era trasferita a Fiume ai primi del Novecento per mettersi in salvo dai pogrom zaristi e aveva scelto quella città portuale che sembrava tollerante nei confronti degli ebrei.

La sorella di Mira, Gisella, aveva sposato Eduardo De Simone, con il quale si era trasferita a Napoli dove era nato il primogenito Sergio. Nel 1943 Gisella, rimasta sola con il figlio dopo che il marito era stato richiamato alle armi, aveva deciso di tornare a Fiume dalla sua famiglia con il piccolo Sergio. Dopo l’8 settembre 1943 a Fiume vennero applicate le leggi razziali tedesche e per la comunità ebraica iniziarono le deportazioni. Il 28 marzo 1944, a seguito di una denuncia, Andra e Tatiana, rispettivamente all’età di 4 e 6 anni, vennero arrestate insieme alla mamma, alla zia, al cuginetto Sergio e ad altri familiari e caricate su uno dei vagoni del treno diretto in Polonia, ad Auschwitz-Birkenau.

Il 4 aprile 1944 il treno arrivò nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, dove le due sorelle, forse scambiate per gemelle, furono trasferite con il cugino Sergio nel kinderblock, la baracca dei bambini destinati agli esperimenti “medici” del dottor Joseph Mengele.

«Appena arrivate al campo – ha ricordato Tati in una recente intervista – ci fecero indossare vestiti grandi e sporchi. Poi ci marchiarono con il numero che ancora oggi portiamo sul braccio. E che non abbiamo mai voluto cancellare». A lei fu tatuato il numero 76484, alla sorella il 76483. Avvisate dalla blokova di non rispondere al medico che sarebbe venuto a chiedere «chi vuole andare dalla mamma?», Andra e Tatiana riuscirono a salvarsi. Non così il cugino Sergio, che fu utilizzato come cavia e morì per mano dei nazisti.

Il campo di concentramento fu liberato il 27 gennaio 1945 dai soldati russi e Andra e Tatiana, che avevano perso i contatti con la madre e la credevano morta, vennero trasferite in un orfanotrofio vicino a Praga fino al marzo 1946, quando, con altri bambini ebrei, furono trasferite in Inghilterra, a Lingfield, nella tenuta che Sir Benjamin Drage aveva messo a disposizione per accogliere i bambini ebrei rimasti orfani a causa della guerra.

Nel dicembre 1946 le due sorelle vennero accompagnate a Roma e, incredule, riabbracciarono la mamma. Poi insieme si recarono a Napoli a rivedere zia Gisella, che aveva appena dato alla luce il fratello di Sergio, Mario.

 

Il film racconta, in modo straordinariamente toccante, la loro storia intersecando il racconto con quello di una visita di liceali ad Auschwitz. Un efficace gioco di piani temporali dove passato e presente si intrecciano per ricordare di non cedere mai all’odio, alla violenza, alla paura. Una storia vera raccontata ai ragazzi dai ragazzi.

«Abbiamo avuto il coraggio di tornare ad Auschwitz solo nel 2005. E poi ci siamo venute sempre, anche più volte all’anno», ha raccontato Andra, che ha promesso: «Finché le forze ce lo permetteranno, continueremo a tornare».

Sia il film che il libro sono oggi utilizzati come materiale didattico di approfondimento nelle scuole e le autrici, durante i numerosi incontri con gli studenti, raccontano l’esperienza vissuta in particolare durante la lavorazione del docufilm. A loro il merito di aver consegnato ai giovani (futuri uomini) la speranza attraverso questi strumenti, dolorosi ma necessari, per poter rileggere con consapevolezza una delle pagine più buie della storia dell'umanità.

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