Lee J. Cobb. In ricordo dell'attore americano a 40 anni dalla morte

Lee J. Cobb Lee J. Cobb una scena de "Il giorno della civetta"
 Quarant'anni fa, l'11 febbraio 1976, un infarto uccideva improvvisamente Lee J. Cobb.

Nato a New York nel 1911, attivo in teatro fin dagli anni Trenta, a partire da fine anni Quaranta, pur continuando a lavorare anche a teatro (grande successo ha la sua interpretazione di Willy Lohman in Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller, messo in scena da Elia Kazan nel ’49), inaugura una serie di note interpretazioni cinematografiche e televisive, tutte più o meno caratterizzate da una forte impronta teatrale da Actor’s Studio. Attore magnetico (di quelli che, come si dice in gergo, “bucano lo schermo”) ed eclettico, lo ricordiamo ne Il capitano di Castiglia (Henry King, 1947), in Boomerang - L’arma che uccide, (Elia Kazan, 1947), nel ruolo di Johnny Friendly, il malvagio boss dei gangsters del porto di New York in Fronte del porto (Elia Kazan, 1954), con cui ottiene una Nomination all’Oscar come Miglior Attore Non Protagonista, del giurato numero tre, accecato da un feroce odio razziale e generazionale, ne La parola ai giurati (Sidney Lumet, 1957), del folle capobanda nel western Dove la terra scotta (Anthony Mann, 1958) di Fedor Karamazov in Karamazov (Richard Brooks, 1958), tratto dall’omonimo romanzo di F. Dostoevskij e con cui viene nuovamente candidato all’Oscar come Miglior Attore Non Protagonista, di Barak Ben Canaan in Exodus (Otto Preminger, 1960) di Julio Madariaga ne I quattro cavalieri dell’Apocalisse (Vincente Minnelli, 1962), dello sceriffo Ramsay ne La conquista del West (Henry Hathaway, John Ford, George Marshall, 1962), del tenente McElroy nel poliziesco L’uomo dalla cravatta di cuoio (Don Siegel, 1968), del tirannico proprietario terriero nel western Io sono la legge (Michael Winner, 1971), del detective Kinderman ne L’esorcista (William Friedkin, 1973).

Sul piccolo schermo interpreta il giudice Garth in circa sessanta episodi della serie televisiva western Il virginiano (1962-66).

Nel ’68 lavora per la prima volta in Italia ed interpreta il ruolo per cui è maggiormente noto al pubblico italiano: quello del boss mafioso don Mariano Arena ne Il giorno della civetta di Damiano Damiani, tratto dall’omonimo libro di Leonardo Sciascia e interpretato anche da Claudia Cardinale, Franco Nero, Serge Reggiani, Tano Cimarosa e Nenemiah Persoff. Negli anni successivi tornerà varie volte in film italiani, soprattutto poliziotteschi anni Settanta. Ricordiamo La polizia sta a guardare (Roberto Infascelli, 1973), Mark il poliziotto (Stelvio Massi, 1975), Mark il poliziotto spara per primo (S. Massi, 1975), Gli amici di Nick Hezard (Fernando di Leo, 1976), la miniserie televisiva Alle origini della mafia (Enzo Muzii, 1976), La legge violenta della squadra anticrimine (S. Massi, 1976), suo ultimo film, che uscirà qualche mese dopo la sua scomparsa.

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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