Lolita: tra voglia di crescere e desideri proibiti

Compie cinquant'anni Lolita di Kubrick, e si rivela in tutta la sua disarmante attualità. Un film che racconta con spiazzante efficacia l'ossessione di un maturo professore per la sua figliastra adolescente. Un desiderio  che lo condurrà alla soglie della follia e verso la completa autodistruzione.

 Lolita

Compie cinquant'anni Lolita di Kubrick, e si rivela in tutta la sua disarmante attualità. Un film che racconta con spiazzante efficacia l'ossessione di un maturo professore per la sua figliastra adolescente. Un desiderio  che lo condurrà alla soglie della follia e verso la completa autodistruzione.

Nel giugno 1962, esattamente cinquant'anni fa, giungeva nelle sale cinematografiche Lolita, film-cult del geniale cineasta Stanley Kubrick, tratto dall'omonimo romanzo di Nabokov e incentrato sull'ossessione morbosa del professor Humbert (James Mason), per Dolores Haze (Sue Lyon), figlia adolescente della sua padrona di casa e soprannominata Lolita. La storia racconta una passione turpe, intrisa di carica erotica, e che infrangeva numerosi tabù dell'epoca; destando feroci critiche, indignazione e pesanti censure in tutti i Paesi in cui la pellicola fu esportata. Nel film non ci sono però scene davvero esplicite: il tutto si gioca sul piano della suggestione, dell'ossessione febbrile del professor Humbert: che arriva persino a sposare la madre di Dolores per poterle stare vicino. Una vera  e propria spirale autodistruttiva per il protagonista, la cui ossessività nei confronti della figliastra delinea una dinamica profondamente disturbante. Il desiderio consuma in maniera feroce l'uomo: a tal punto da essere preda delle contorte manipolazioni della ragazza, che con il suo fare seducente e i gesti fortemente ammiccanti, conquistò, sconvolse. Una storia che che colse il pubblico assolutamente indifeso davanti alla palese espressione del proibito, che Lolita portava per la prima volta sullo schermo con la malizia e la sfrontatezza della sua protagonista. Un film, che sebbene, dichiari all'anagrafe mezzo secolo sulle spalle, di fatto non sente il peso delle sue cinque decadi: basti pensare che Lolita è entrato a tal punto nell'immaginario collettivo, da divenire ben più di un titolo di un'opera letteraria o cinematografica, ma un aggettivo del linguaggio comune. L'opera di Kubrick ha così dato il via alla rappresentazione di un archetipo, di un simbolo, di un'icona moderna e spregiudicata, ma ancora oggi fortemente attuale. Un modello ripreso con efficacia anche in altri film: da Taxy driver con Jodie Foster nella parte della ragazzina prostituta, a Leon con Natalie Portman, sino ad American Beauty, in cui la cheerleader Mena Suvari, diviene sogno erotico di un padre di famiglia. Lolita ha quindi influenzato, non soltanto il mondo del cinema, dello spettacolo e della cultura, ma ha portato allo scoperto la pericolosità di esprimere con una tale precocità l'oggettivazione del corpo femminile; nel tentativo, frainteso, di sottolinearne la negatività.

Luigi Paolicelli

Pubblicato in Cinema
Giovanni Currado

Responsabile editoriale dell'agenzia Agr Srl.
Giornalista e fotografo, autore di diversi reportages in Asia e Africa. Responsabile dello studio dell'immenso archivio fotografico Riccardi e curatore della collana "Fotografici" per Armando Editore.

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