“Maria per Roma”: la Grande Bruttezza a bordo di una Vespa

foto di scena foto di scena ufficio stampa Festival
Protagonista una Roma sporca e caotica, l’opera prima di Karen Di Porto non convince però alla Festa.

Una storia picaresca al centro di Roma, una lunga giornata in sella ad una vespa, in compagnia di un cagnolina Bea e un mazzo di chiavi di lussuose case del centro storico. E’ questo il vagabondare quotidiano della protagonista Maria (Karen DiPorto), una donna confusa e “svampita” che insegue il suo sogno di una carriera di attrice ma finisce con il perdersi nel caos cittadino, trafficato e ingolfato di turisti e personaggi quanto mai stravaganti.  
L’attività quotidiana di Maria – una bella ragazza sulla quarantina , proveniente da una ricca famiglia borghese  sulla via del tramonto economico – è infatti quella della key-holder, la persona che si occupa di accogliere i turisti che affittano appartamenti da una agenzia turistica.  Sempre di corsa arraffandosi sulla sua Vespa, Maria  alterna questo lavoro con la sua passione per il teatro, incontrandosi  e incrociando amici e colleghi,  che pur di tirar avanti e pagarsi l’affitto di casa,  si travestono da Gesù per farsi fare le foto con i turisti, tutti  quanti in attesa di una fantomatica chiamata da un regista che non arriverà mai. 
Dopo le sbornie de "La Grande Bellezza", “Maria per Roma” è una sorta di contraltare del film di Sorrentino riguardo la Capitale e soprattutto il suo centro storico. Il film infatti è una sorta di versione romana di  “Fuori Orario” di Martin Scorsese.  Nel corso di una lunghissima giornata vediamo così tanti i personaggi,  freaks, che si aggirano per la Capitale  – dal produttore cinematografico, all’agente immobiliare, al nobile decaduto  - tutti con l’intento di vivere e sopravvivere in una città che ha perso certamente la sua luce e aura magica. Qui siamo più dalle parti di “Sacro Gra” di Gianfranco Rosi che Vacanze Romane o il già citato film di Sorrentino.
Se questo è lo sguardo, comunque originale, della regista sulla propria città, lo sviluppo delle vicende e dei protagonisti di “Maria per Roma” rimangono però in uno stato embrionale.  Né commedia né film grottesco, il film mantiene lo spettatore in un limbo per novanta minuti incapace di prendere una decisione precisa. Un’atmosfera volutamente cinica e distaccata che può ricordare il Moretti di “Ecce Bombo” (il padre della protagonista assomiglia tra l’altro fisicamente proprio al regista di Monteverde), a cui manca però totalmente la parte provocatoria e ironica.  Un esordio insomma a metà  -  presentato alla stampa come “il prossimo Jeeg Robot” -  che purtroppo non mantiene le promesse.


Pubblicato in Cinema
Giacomo Visco Comandini

Laureato alla Sapienza, dal 2008 è uno dei redattori di Enel.tv, la televisione aziendale di Enel. Appassionato di cinema, ha collaborato per la rivista Filmaker’s MagazineIl Riformista e la Repubblica

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