Martin Scorsese | La sua prima esposizione mondiale a Parigi

Martin Scorsese | La sua prima esposizione mondiale a Parigi
Già 10.000 visitatori in una settimana. Un grande successo di pubblico per l’esposizione dedicata a Martin Scorsese, alla Cinémathèque française di Parigi, la più importante mai concepita sul regista di Taxi driver e di The Wolf of Wall Street.

Fino al 14 febbraio 2016, tutti gli appassionati del maestro della settima arte, nato a Little Italy, potranno immergersi nel suo universo.

Dieci anni dopo avere inaugurato la nuova sede della Cinémathèque française a Bercy, il 26 settembre 2005, dichiarando “I filmmakers di tutto il mondo conoscono questo luogo, anche se non ci sono mai stati. Questa è la nostra casa spirituale”, Martin Scorsese ha tenuto a essere nuovamente presente alla prestigiosa istituzione per incontrare il pubblico e inaugurare l’esposizione.

Il viaggio tra le sequenze di uno dei maggiori registi internazionali inizia nella penombra, come in una sala cinematografica. Su quattro grandi schermi allineati vengono proiettati le sequenze di quasi 20 pellicole della sua filmografia. Alcuni piani si sdoppiano, altri si rispondono, sottolineando i temi comuni e le questioni ricorrenti di un’opera familiare. L’esposizione non è solo un omaggio al cinesta, ma anche anche a chi l’ha ispirato, attraverso le immagini dei suoi lavori che rimarcano la forza delle sue pellicole.

Il percorso comincia con la prima sezione dedicata ai Nuovi eroi, suddivisa in tre sottosezioni la famiglia, i legami con i fratelli e con le donne. Scorsese, figlio di emigrati italiani, ha attinto dalle atmosfere e dalla quotidianità di Little Italy - la zona di New York dove è cresciuto - l’ispirazione per molti dei suoi film dove si affrontano i temi dei legami di sangue, di cuore e del clan in senso largo. Una piccola tavola da salotto, veramente appartenuta la regista, ricorda come intorno a un pasto cucinato da sua madre, si sono tenute alcune riunioni con Robert de Niro, Francis Ford Coppola, Peter Falk, Elio Petri e Sergio Leone.

In esposizione oggetti, premi, lettere, fax, appunti, sceneggiature e molti storybord. Quest’ultimi sono una fase deternimante del lavoro di Scorsese, da lui stesso realizzati per numerose pellicole, rappresentano i piani da filmare.

“Ho l’abitudine di pensare sotto forma di sequenze già montate, con il movimento di macchina e le inquadrature. Quando ero molto giovane, non potevo fare sport, cosí nell amia camera passavo il tempo a disegnare. È allora che mi è venuta la passione per il montaggio”, ha raccontato il regista in occasione della conferenza stampa. Un divertimento che spinse il piccolo Martin, di 11 anni, a disegnare la locandina lo storyboard del suo film (immaginario), in mostra a Parigi, The Eternal City – ambientato nell’antica Roma come indicata il titolo - con un cast da favola: Marlon Brando, Richard Burton, Virginia Mayo e Alec Guinness.  “È la sensazione della mina della matita sulla carta che indica l’angolo o il movimento di macchina fotografica”, ha spiegato Scorsese. “Per questo non potevo lavorare su delle fotocopie, avevo bisogno degli originali”. Oggi il regista si affida a dei disegnatori che devono decifrare i suoi schizzi.

La seconda parte è dedicata alla Crocefissione, la figura eroica più universale di Scorsese è senza dubbio Gesù Cristo, come dimostra nel L’ultima tentazione di Cristo (1988), film basato sul romanzo eponimo di Nikos Kazantzakis. Un progetto a cui il cineasta teneva particolarmente già dagli anni settanta, una figura che lo ha marcato sin da quando desiderava diventare sacerdote. Spesso Scorsese fa assumere ai suoi eroi solitari nella posizione di martiri crocifissi, come Harvey Keitel in Mean Street (1974) o De Niro in Toro Scatenato (1980). In modo più generale, le nozioni di peccato, d’espiazione e di perdono costituiscono gli elementi centrali dei film del regista newyorkese.

La terza parte dell’esposizione mette in scena una protagonista importante dei suoi film, la sua città natale: la Grande Mela. New York è la scenografia di molte pellicole, vista da diversi angoli. Un modello della città - circondato di schermi, abiti di scena, fotografie, schermi con sequenze di film - aiuta a visualizzare le zone (Little Italy, Wall Street, Time Square, ecc.) dove si sono svolte le diverse scene Gangs of New York, o di Taxi drive.

Regista cinefilo, la quarta sezione presenta le fonti d’ispirazione del cineasta. L’amore per il cinema influenza i suoi film. Da Méliès, omaggiato in Hugo Cabretest, a Hitchcock  la cui tensione psicologica Cape Fear. Ma questa passione spinge anche il regista a difendere le opere degli altri autori. Per questo è cofondatore della Film Foundation, che garantisce il restauro dei film vecchi e la perennità di questo patrimonio cinematografico.

Infine, la quinta e ultima parte dell’esposizione è riservata alla  maestria del regista. Il suo virtuosismo nell’allestimento, la scienza dell’assemblaggio, la documentazione iconografica e storica, e l’importanza della musica: la colonna vertebrale che fa molti capolavori.

Da segnale i notevoli gli scatti realizzati sui set da Brigitte Lacombe, testimone discreta che riesce a catturare i momenti di complicità artista tra regista e attori, senza dimenticare di inserire nei suoi “quadri” anche parte della troupe, come a ricordare che un film è un lavoro corale. I disegni del grande scenografo italiano Dante Ferretti che colloborò con Martin a numerosi film tra cui L’età dell’innocenza, Casinò (1995), Kundun (1997), Al di là della vita (1999), Gangs of New York (2002) per il quale ha ricostruito la New York di fine ‘800 nei teatri di posa di Cinecittà, The Aviator (2004), Shutter Island (2009), Hugo Cabret (2011). E ancora i bellissimi i bozzetti per gli abiti de L’età dell’innocenza a firma di Gabriella Pescucci. 

L’esposizione, prodotta dal Deutsche Kinemathek, è corredata di diversi incotri e conferenze con esperti per analizzare il lavoro del grande regista e accompagnata da una retrospettiva completa.

Pubblicato in Cinema
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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