Michelangelo Antonioni alle origini del Pop

Michelangelo Antonioni alle origini del Pop
Cinema, fotografia, moda ma anche arte figurativa, letteratura e musica. Michelangelo Antonioni ha attraversato tutti questi ambiti trasfomandoli in spazi dell’anima. Dal 9 aprile al 19 luglio, la Cineteca francese di Parigi ospita l’esposizione dedicata al grande regista italiano Michelangelo Antonioni alle origini del Pop.

“Dopo averla vista a Ferrara, ho deciso che era importante portarla a Parigi”, ha dichirato alla conferenza stampa Serge Toubiana, direttore generale della Cineteca francese. “L’esposizione presenta l’itineraro di un grande cineasta. Gli oggetti esposti sono le tracce di un artista del XXI° secolo: un esploratore delle forme, inquieto ed estremamente moderno che ha raccontato un passaggio epocale”.

L’esposizione ripercorre la parabola creativa di Antonioni accostando i suoi lavori a opere di grandi artisti, come De Chirico, Morandi, Rothko, Pollock, Burri e Vedova, e offrendo un inedito e suggestivo dialogo tra film e pittura, letteratura, fotografia e moda.

“Antonioni ha illuminato la visione del cinema moderno, la Cineteca francese doveva ospitare quest’esposizione dell’anima. Il grande regista ferrarese resta e resterà un punto fermo anche per le generazioni future di cineasti”, ha aggiunto Toubiana.

Michelangelo Antonioni alle origini del Pop è organizzata insieme alla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara-Museo Michelangelo Antonioni, alla Fondazione Cineteca di Bologna. “Quest’esposizione in un tempio della cinematografia mondiale, si basa sull’archivio personale di Michelangelo Antonioni - circa 47000 pezzi tra libri, lettere, note, sceneggiature, dischi, fotografie dipinti e disegni - che ha donato 12 anni fa alla città di Ferrara. Questa mostra è stata presentata nella città natale del regista nel 2012, per il centenario della sua nascita”, spiega Maria Luisa Pacelli della Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara.

Presente alla conferenza anche la moglie del maestro della settima arte, Enrica Fico Antonioni, che non ha nascosto la propria emozione, soprattutto dopo aver visto il grande quandro all’inizio dell’esposizione realizzato da Julian Schnabe Antonioni was here. “Michelangelo è veramente qui, presente con gli oggetti che gli sono appartentuti, che sono stati qualcosa per lui di estremamente intimo e che ha voluto donare coraggiosamente - talvolta in disaccordo con se stesso - al suo pubblico”, ha dichiarato Enrica Fico Antonioni.

“Ogni volta che quest’esposizione cambia città si rinventa. A Ferrara, data la bellezza del Palazzo dei Diamanti dove si teneva, la mostra aveva un’aurea più rinascimentale, a Bruxelles più monumentale e nella Ville Lumière più contemporanea” ha affermato Dominique Païni, curatore della mostra.

A Parigi Païni ha pensato un grande spazio, una specie di loft, dove - come fossero fotogrammi di un film - si susseguono nove spazi tematici che vedono avvicendarsi in un racconto cronologico e con degli approfondimenti tematici alcuni motivi chiave del lavoro del regista: dalle sue muse Lucia Bosé e Monica Vitti all’influenza di Visconti passando per lo swinging London, terminando infine con la grande parete dedicata  alle Montagne incantate, i quadri dipinti dallo stesso Antonioni. 

Come sempre la Cineteca francese abbina alla mostra una retrospetiva integrale dell’opera del regista, diversi inconstri con critici e specialisti del suo cinema e un bel catalogo ricco di testimonianze e fotografie, un vero volume da collezione.

L'esposizione racconta la straordinaria carriera attraverso i suoi film e documentari; le sceneggiature originali e le fotografie di scena, tra le quali spiccano quelle di Sergio Strizzi e Bruce Davidson; la sua biblioteca e discoteca, gli oggetti personali e professionali come delle cineprese. Appassionante per chi ama leggere tra le righe di una vita l’epistolario intrattenuto con i maggiori protagonisti della vita culturale del secolo scorso, da Roland Barthes a Federico Fellini, da Andrej Tarkovsky a Luchino Visconti, da Leonardo Sciascia a Federico Fellini. 

Oggetti che testimoniano la capacità estetica di Antonioni di tradurre, in modo eccezionale, la sua epoca e di vedere oltre le cose e le mode: indubbiamente si può affermare che Antonioni è alle origini del pop!

Pubblicato in Cinema
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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