Morto Gene Wilder. Addio al primo Willy Wonka e a Frankenstein Jr

Gene Wilder in "Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato" Gene Wilder in "Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato"
Se n’è andato all’età di ottantatré anni l’attore, sceneggiatore e regista statunitense Gene Wilder.

Nato a Milwaukee - nel Wisconsin - nel giugno 1933 da genitori russi emigrati negli Stati Uniti, Jerome Silberman (meglio noto con il nome d’arte “Gene Wilder” - “Gene” in omaggio a sua madre Jeanne, “Wilder” in omaggio allo scrittore e sceneggiatore Thornton Wilder, autore del libro Idi di marzo e della sceneggiatura de L’ombra del dubbio - 1943 - di Alfred Hitchcock) si era avvicinato al mondo dello spettacolo dopo gli studi universitari, frequentando l’inglese Bristol Old Vic Theatre School. Tornato negli Stati Uniti, aveva cominciato la sua carriera recitando nei teatri off-Broadway ed entrando poi all’Actor’s Studio.

Esordì al cinema nel ‘67, in un ruolo secondario in Gangster Story di Arthur Penn, interpretato da Warren Beatty, Faye Dunaway e Gene Hackman.

L’anno seguente Per favore, non toccate le vecchiette (1968), con cui ottiene una Nomination all’Oscar come Migliore Attore Non Protagonista segnerà l’avvio del sodalizio artistico con il regista Mel Brooks, sodalizio che culminerà sei anni dopo, con Mezzogiorno e mezzo di fuoco (1974), parodia del noto western Mezzogiorno di fuoco (1952) di Fred Zinnemann, e soprattutto con il celeberrimo Frankenstein Jr (1974), che vincerà  l’Oscar per la Miglior Sceneggiatura, che lo stesso Gene Wilder aveva scritto a quattro mani con il regista.  

Nel frattempo, tre anni avanti, aveva interpretato uno fra i ruoli per cui ancora oggi è maggiormente noto: quello di Willy Wonka in Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (1971) di Mel Stuart, tratto dall’omonimo libro di Roald Dahl. Il film fu un fiasco totale ai botteghini, ma, nel corso degli anni, è diventato un vero e proprio “cult” e, circa trentacinque anni dopo (nel 2005), verrà rifatto da Tim Burton, e interpretato da Johnny Depp e Christopher Lee.

Fra gli altri film ricordiamo Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso... ma non avete mai osato chiedere (1972) di Woody Allen, Il rinoceronte (1974) di Tom O’Horgan, Il piccolo principe (1974) di Stanley Donen, Il fratello più furbo di Sherlock Holmes (1975), da lui stesso diretto, Wagon-lits con omicidi (1977) di Arthur Hiller, la parodia western Scusi, dov’è il West? (1979) di Robert Aldrich, in cui lavorò con un Harrison Ford pre Indiana Jones, Nessuno ci può fermare (1980), diretto dall’attore Sidney Poitier (noto per coraggiosi film antirazzisti quali Uomo bianco... tu vivrai! - 1949 - di Joseph L. Mankiewicz, La parete di fango - 1958 - di Stanley Kramer, Indovina chi viene a cena? - 1967 -, anch’esso diretto da Stanley Kramer, e La calda notte dell’ispettore Tibbs - 1968 - di Norman Jewinson), Hanky Panky - Fuga per due (1982), anch’esso diretto da Sidney Poitier, La signora in rosso (1984), interpretato da Kelly LeBrock e di cui fu anche regista, Non guardarmi… non ti sento! (1989) di Arthur Hiller, in cui fece coppia con Richard Pryor, Bebè mania (1990), diretto dall’attore Leonard Nimoy (noto per il ruolo del dottor Spock nella serie Star Trek, 1967-70), Non dirmelo… non ci credo! (1991) di Maurice Phillips, in cui lavorò nuovamente con Richard Pryor.

Nell’89 sua moglie Gilda Radner, attrice dello show Saturday Night Live, morì di cancro all’età di quarantatré anni e Gene Wilder fondò la Gilda’s Club, associazione a sostegno proprio della ricerca contro il cancro. Nove anni dopo, nel ’98, a lui stesso verrà diagnosticato un linfoma, malattia che riuscirà a sconfiggere dopo alcuni anni di cure.

Ritiratosi a vita privata dalla fine degli anni Novanta, Gene Wilder è morto a Stamford - nel Connecticut -  a causa di complicazioni del morbo di Alzheimer, di cui soffriva da circa tre anni.

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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