Più bravo non si può. Addio al grande Max von Sydow, di professione Attore

Max von Sydow (a destra) nella celebre partita a scacchi con la morte in "Il settimo sigillo" di Ingmar Bergman Max von Sydow (a destra) nella celebre partita a scacchi con la morte in "Il settimo sigillo" di Ingmar Bergman
La sua partita a scacchi con la morte è durata molto a lungo. Se n'è andato a quasi novantun anni il grande attore svedese, interprete di film quali “Il settimo sigillo”, “Il volto”, “La fontana della vergine” e “L’ora del lupo” di Ingmar Bergman, “Hawaii” di George Roy Hill, “Quiller Memorandum” di Michael Anderson, “Lettera al Cremlino” di John Huston, “L’esorcista” di William Friedkin, “I tre giorni del Condor” di Sydney Pollack, “Il deserto dei Tartari” di Valerio Zurlini e molti altri.

Nato a Lund - in Svezia - il 10 aprile 1929 in una famiglia della borghesia colta (sua madre era un’insegnante, suo padre un noto professore universitario studioso del folklore dei popoli nordici), interprete di solida formazione teatrale celebre per la sua statura (era alto un metro e novantacinque) l’eleganza della recitazione eleganza della recitazione, la profondità della voce e la perfetta dizione, dal 1947 al 1951 frequenta la scuola di recitazione del Kungliga Dramatiska Teatern (Teatro Drammatico Reale) di Stoccolma.

Nel frattempo, esordisce al cinema in ruoli secondari in Bara en mor (Solo una madre, 1949) e FrokenJulie (La notte del piacere, 1951), entrambi diretti da Alf Sjoberg.

Una volta conseguito il diploma, recita in vari teatri stabili e, a partire dal ’54, allo Stadsteater di Malmo, all’epoca diretto dal grande Ingmar Bergman (1918-2007), continuando anche nei successivi quindici anni ad affiancare l’attività teatrale a quella cinematografica.

Fra il ’53 ed il ’56 appare in alcuni film minori, ma l’affermazione sul grande schermo arriverà con il ruolo del giovane cavaliere Antonius Block che, di ritorno dalle crociate, gioca a scacchi con la Morte (interpretata da Bengt Ekerot) ed è tormentato da profondi dubbi esistenziali nel capolavoro Det sjunde inseglet (Il settimo sigillo, 1956) di Ingmar Bergman.

Diretto dal regista svedese, recita in altri capolavori della settima arte quali Smultronstallet (Il posto delle fragole, 1957), Ansiktet (Il volto, 1958), Nara livet (Alle soglie della vita, 1958), Jungfrukallan (La fontana della vergine, 1959), Sasom i en spiegel (Come in uno specchio, 1961), Nattvardsgasterna (Luci d’inverno, 1963), Vargtimmen (L’ora del lupo, 1968), Skammen (La vergogna, 1968), En passion (Passione, 1969), Beroringen (L’adultera, 1971). In questi film Max von Sydow fornisce le prove drammatiche più complesse della sua carriera, prove imperniate su una presenza scenica magnetica e focalizzante e a partire dall’inquietante Vogler, l’illusionista di Il volto, allo spietato padre di La fontana della vergine fino all’angosciato disegnatore di L’ora del lupo, plasma il malessere interiore di personaggi memorabili.

Negli stessi anni è anche protagonista di film diretti da altri registi svedesi, fra i quali Vilgot Sjoman (Alskarinnan -L’amante, 1962) e Jan Troell (il dittico formato da Utvandrarna - Karl e Kristina, 1971 - e Nybyggarna - La nuova terra, 1972).

Il successo europeo porta Max von Sydow a recitare regolarmente in vari film americani: The Greatest Story, Ever Told (La più grande storia mai raccontata, 1965) di George Stevens, Hawaii (1966) di George Roy Hill, con Richard Harris, Julie Andrews e Gene Hackman, Quiller Memorandum (1966) di Michael Anderson, scritto da Harold Pinter ed interpretato da George Segal e Senta Berger, The Kremlin Letter (Lettera al Cremlino, 1970) di John Huston.

Interpreta inoltre padre Merrin in The Exorcist (L’esorcista, 1973) di William Friedkin, con Oliver Reed e Lee J. Cobb, ed il raffinato killer Joubert (una performance superlativa, giustamente considerata fra le migliori della sua carriera negli Stati Uniti)  di Three Days of the Condor (I tre giorni del Condor, 1975) di Sydney Pollack, tratto dal libro di James Grady Six Days of the Condor ed interpretato da Robert Redford, Faye Dunaway, Cliff Robertson e John Houseman.

Attore magnetico (di quelli che, come si dice in gergo, “bucano lo schermo”), elegante e di grande versatilità, prosegue la sua ricca carriera (dimostrando grande bravura indipendentemente dal fatto che il film sia di alto livello oppure no) recitando in Flash Gordon (1980) di Mike Hodges, Victory (Fuga per la vittoria, 1981) di John Huston, con Sylvester Stallone, Michael Caine e Pelè, Conan The Barbarian (Conan il barbaro, 1982) di John Milius, (Never Say Never Again (Mai dire mai, 1983) di Irvin Kershner, con Sean Connery, Barbara Carrera, Klaus Maria Brandauer e Kim Basinger, Dune (1984) di David Lynch, Hannah and Her Sisters (Hannah e le sue sorelle, 1986) di (e con) Woody Allen, Pello Erobreren (Pelle alla conquista del mondo, 1987) di Billie August, Awakenings (Risvegli, 1990) di Penny Marshall, Bis an Ende der Welt (Fino alla fine del mondo, 1991) di Wim Wenders, Europa (1991) di Lars von Trier, Dena Goda Viljan (Con le migliori intenzioni, 1992) di Bille August, Needful Things (Cose preziose, 1993) di Fraser Clark Heston, Judge Dredd (Dredd - La legge sono io, 1995) di Danny Cannon, What Dreams May Come (Al di là dei sogni, 1998) di Vincent Ward, SnowFalling on Cedar (La neve cade sui cedri, 1998) di Scott Hicks.

Fra gli altri film ricordiamo L’assassino arriva sempre alle 10 (1970) di Laszlo Benedek, Steppenwolf (Il lupo della steppa, 1974) di Fred Haines, The Ultimate Warrior (Gli avventurieri del pianeta terra, 1975) di Robert Clouse, Voyage of the Damned (La nave dei dannati, 1976) di Stuart Rosenberg, con Faye Dunaway, The Exorcist II: The Eretic (L’esorcista II - L’eretico, 1977) di John Boorman, March or Die (La bandera: marcia o muori, 1977) di Dick Richards, con Gene Hackman, Catherine Deneuve e Terence Hill, Obiettivo Brass (1978) di John Hough, Uragano (1979) di Jan Troell, Minority Report (2002) di Steven Spielberg, Heidi (2005) di Paul Marcus, Rush Hour 3 (Rush Hour 3 - Missione Parigi, 2007) di Brett Ratner, Un uomo e il suo cane (2008) di Francis Huster, Solomon Kane (2009) di Michael J. Bassett, Wolfman (2010) di Joe Johnston, Shutter Island (2010) di Martin Scorsese, Robin Hood (2010) di Ridley Scott, Extremely Loud and Incredibly Close (Molto forte, incredibilmente vicino, 2011) di Stephen Daldry, con cui, all’età di ottantadue anni, ottiene una Nomination all’Oscar come Miglior Attore Non Protagonista.

A partire dagli anni Settanta, lavora anche in Italia ed in Francia, in film come Cuore di cane (1976) di Alberto Lattuada, Cadaveri eccellenti (1976) di Francesco Rosi, tratto da Il contesto di Leonardo Sciascia, Il deserto dei Tartari (1976) di Valerio Zurlini, tratto dal libro omonimo di Dino Buzzati ed interpretato da Jacques Perrin, Giuliano Gemma e Jean-Louis Trintignant, Gran bollito (1978) di Mauro Bolognini, Bugie bianche (1979) di Stefano Rolla, Il pentito (1985) di Pasquale Squitieri, Mio caro dottor Graesler (1990) di Roberto Faenza, Una vita scellerata (1990) di Giacomo Battiato, Non ho sonno (2001) di Dario Argento, La mort en direct (La morte in diretta, 1980) di Bertrand Tavernier, Le scaphandre et le papillon (Lo scafandro e la farfalla, 2007) di Julian Schnabel, Oscar et la dame rose (2009), Les premiers, les derniers (2016) di Bouli Lanners,

Attivo anche in età avanzata, in epoche più recenti era apparso in film come Branded (Il marchio di sangue, 2012) di Jamie Bradshaw e Aleksandr Dulerayn, Star Wars: The Force Awakens (Star Wars: Il risveglio della Forza, 2015) di J. J. Abrams, Kursk (2018) di Thomas Vinterberg, Echoes of the Past (2020) di Nicholas Dimitropoulos.

Alla fine degli anni Ottanta, in un’occasione, è passato dietro alla macchina da presa dirigendo in Danimarca l’intenso Ved vejen (Katinka - Storia romantica di un amore impossibile, 1988), tratto dal libro del danese H. Bang, ed in cui appare chiaro l’influsso del suo “maestro” Ingmar Bergman.

Nello stesso periodo ha pubblicato una biografia del padre dal titolo Min far - Sagoberattaren (Mio padre - Il narratore di favole, 1989).      

Attivo anche in televisione, è apparso in film tv (Rabies - 1958 - di Ingmar Bergman, Citizen X - 1995 - di Chris Gerolmo, Enskilda Samtal -Conversazioni private, 1996 - di Liv Ullmann, Hostile Waters - Minaccia nell’Atlantico, 1997 - di David Drudy, Il processo di Norimberga - 1998 - di Yves Simoneau, Ring of the Nibelungs - La saga dei Nibelunghi, 2004 - di Uli Edel) ed in miniserie come Quo vadis? (1985) di Franco Rossi, Cristoforo Colombo (1985) di Alberto Lattuada, A che punto è la notte (1994) di Nanny Loy, Radetzkymarsch (1994) di Gernot Roll e Axel Corti, Salomone (1997) di Roger Young, Professione fantasma (1997) di Vittorio De Sisti, La principessa e il povero (1997) di Lamberto Bava, La fuga degli innocenti (2004), L’inchiesta (2006) di Giulio Base, The Tudors - I Tudors, 2009), Games of Thrones - Il trono di spade, 2016).

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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