Piazzolla - La rivoluzione del tango. Nelle sale il documentario di Daniel Rosenfeld

Piazzolla - La rivoluzione del tango. Nelle sale il documentario di Daniel Rosenfeld
«Suonare il bandoneón è come pescare gli squali, bisogna farlo in piedi, in entrambi i casi serve una forza eccezionale e soprattutto nessun problema di schiena...» (Astor Piazzolla).

Con questa affermazione, che giustifica il suggestivo titolo originale Piazzolla, the Years of the Shark, si apre il documentario di Daniel Rosenfeld Piazzolla - La rivoluzione del tango, uscito nelle sale cinematografiche italiane l’8 ottobre.

Distribuito proprio nell’anno del centenario della nascita dell’artista, l’atteso film, già campione di incassi in patria, è un omaggio al grande compositore argentino Astor Piazzolla (1921-1992), che con la sua musica ha cambiato per sempre la storia del tango. Si tratta di un vero e proprio viaggio musicale, capace di offrire un ritratto intimo del padre del cosiddetto “Nuevo Tango”, un genere che incorpora tonalità e sonorità jazz al tango tradizionale, utilizzando dissonanze ed elementi musicali innovativi.

Artista visionario, Astor Piazzolla ruppe la barra del conformismo musicale e dedicò la sua vita a far uscire il tango dalle sale da ballo per condurlo in quelle da concerto. Innovazione ed emozioni sono i protagonisti di questo lavoro perché intimamente legati e sempre presenti nelle sue composizioni, che trascendono i generi e hanno un valore universale.

Per la prima volta vengono aperti al grande pubblico, su richiesta del figlio Daniel, gli inediti archivi del mitico bandonéonista di origini italiane: fotografie, nastri vocali e riprese in super8 raccontano la vita, anche familiare, in cui l'artista può essere ascoltato attraverso le voci registrate dalla figlia Diana.

Il film arriva dritto al cuore, gettando uno sguardo intimo anche sugli aspetti più privati e nascosti della vita di Piazzolla, come la sua passione per la pesca dello squalo, metaforicamente assimilata alla ricerca musicale.

Il regista riesce a comporre un ritratto magnetico non solo della vita familiare ma anche della carriera artistica di Piazzolla. C'è l’infanzia a Manhattan con il padre Vicente Piazzolla, immigrato italiano che lo inizia al tango regalandogli un bandoneón e tracciando per sempre il suo destino. A lui, anni dopo, l’artista scriverà un “requiem”, Adios Nonino, in cui al suono vigoroso dello strumento, incarnazione del genitore, risponde un violino malinconico, espressione della innovazione melodica del figlio. Di questo tema, «il più bello della mia vita», dirà Piazzolla, nel 1960 l’autore cederà i diritti in cambio di quattro biglietti di ritorno per l’Argentina, dove formò il “Quinteto Nuevo Tango” che gli permise di ottenere i meritati riconoscimenti dopo il rifiuto della critica musicale newyorkese.

Nel racconto ci sono, quindi, gli inizi di carriera, l’incontro con i più grandi musicisti di tango dell’epoca, le collaborazioni internazionali, Libertango, che incise in Italia nel 1974.

La fine del documentario coincide suggestivamente con il colpo di stato in Argentina del 1976 in cui fu destituito il presidente Isabel Martínez de Perón.

Narrazione imponente e celebrativa, Piazzolla - La rivoluzione del tango riesce a toccare corde emotive che donano al film spessore e umanità e invita a riflettere sull’importanza delle origini, sulla forza dei legami e sul coraggio delle rivoluzioni.

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