Presentato al Festival di Roma Mistress America

Presentato al Festival di Roma Mistress America
Mistress America, presentato alla Festa del Cinema di Roma è un sunto del cinema di Noah Baumbach, una commedia scanzonata e strampalata scritta su misura per Greta Gerwig.

Noah Baumbach è tra i principali esponenti del cinema newyorkese indipendente. Notato dieci anni fa con Il calamaro e la balena da allora dipinge piccole storie d’amore e di crescita, ambientate spesso nella New York contemporanea. I suoi protagonisti sono soprattutto studenti, ragazzi o ragazze in via di definizione che ancora non hanno preso coscienza di sé e del passaggio alla vita adulta. Ed è questo il momento preferito con cui Baumbach ama fotografare i suoi personaggi.

Sono questi gli ingredienti del suo ultimo film, Mistress America, presentato al Festival di Roma, dopo l’esordio dieci mesi prima al Sundance Film Festival.  Un film che è un sunto del cinema di Baumbach, una commedia scanzonata e strampalata scritta su misura per Greta Gerwig, musa e compagna del regista, già protagonista dei precedenti Lo stravagante mondo di Greenberg e Frances Ha.

E’ Gerwig, infatti, la protagonista assoluta del film: interpreta Brooke, una ragazza eccentrica con una parlantina a raffica che si pone come una novella Virgilio nella vita della sorellastra Tracy, matricola del college appena arrivata nella Grande Mela, timida, impaurita dalle luci stroboscopiche di New York.

Tra le due si instaura subito un rapporto di amicizia e sarà Gerwing a far scoprire all’ingenua e acerba Tracy, la socialità 2.0 di Manhattan. Brooke, agli occhi di Tracy, diventa un personaggio larger than life, definita la “Mistress America”, la fidanzatina d’America, un personaggio all’apparenza forte, affascinante e sicuro di sé - pronta a scattare, twittare e postare in modo compulsivo - eppure allo stesso tempo terribilmente sola, incapace di capire chi sia veramente e soprattutto dove voglia andare. Le due ragazze, assieme ad altri amici, s’imbarcheranno in un viaggio on the road nella provincia di New York in una lussuosa villa di un miliardario ex-fidanzato di Gerwig, da dove torneranno (forse) cambiate.

Divertente, ben scritto e tipicamente indie, il merito di Mistress America è quello stesso del cinema di Baumbach: fotografare, con sincerità e originalità, quel momento indefinito di passaggio nella vita di una persona in cui non si ha ancora consapevolezza del proprio percorso.
E’ in quell’interstizio che il regista scaraventa i suoi protagonisti e gli spettatori, imprigionati in una bolla di vetro e incapaci ad andare né avanti nè indietro. Una tortura che dura per novanta minuti quando improvvisamente scoprono che la vita, a loro insaputa, è andata avanti.

Pubblicato in Cinema
Giacomo Visco Comandini

Laureato alla Sapienza, dal 2008 è uno dei redattori di Enel.tv, la televisione aziendale di Enel. Appassionato di cinema, ha collaborato per la rivista Filmaker’s MagazineIl Riformista e la Repubblica

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