Raf Vallone. In ricordo del grande attore nel centenario della nascita

Raf Vallone sul set de La Ciociara nel 1959 Raf Vallone sul set de La Ciociara nel 1959 Carlo Riccardi © Archivio Riccardi
Raf Vallone il 17 febbraio 2016 avrebbe compiuto cento anni. Agrpress e Archivio Riccardi lo ricordano con una densa biografia e una gallery di foto inedite.

Nato a Tropea (VV) nel 1916, si trasferisce con i genitori a Torino nel ’24, frequenta il Liceo Classico “Cavour” e si laurea in Lettere e in Giurisprudenza nel ’39. Dopo una breve carriera calcistica in Serie A (gioca nel Torino dal ’34 al ’40) e un’altra da giornalista (come critico cinematografico per "La Stampa” e come redattore delle pagine culturali de l’”Unità”), comincia la sua attività di attore teatrale e cinematografico. Al cinema esordisce nel ’42 nel  ruolo secondario di un marinaio in Noi vivi di Goffredo Alessandrini. Nel ’46 fa il suo debutto sul palcoscenico al Teatro Gobetti di Torino in Woyzeck di Georg Büchner (regia di Vincenzo Ciaffi).

Tuttavia, è con il ruolo del sergente Galli in Riso amaro (1949) di Giuseppe De Santis (interpretato anche da Silvana Mangano e Vittorio Gassman), che riesce ad affermarsi come uno fra i maggiori attori del Neorealismo italiano. Negli anni successivi, lo ricordiamo nel ruolo di Dominici in Non c’è pace tra gli ulivi, anch’esso diretto da G. De Santis, di Cammarata ne Il cammino della speranza (1950) di Pietro Germi, di Domenico in Cuori senza frontiere di Luigi Zampa, di Bruno ne Il Cristo proibito (1951) di Curzio Malaparte, di Andrea in Anna (1951) di Alberto Lattuada, di Carlo nel  drammatico Roma ore 11 (1952) di G. De Santis, tratto da un fatto di cronaca avvenuto l’anno avanti e su cui il giovane futuro sceneggiatore e regista Elio Petri aveva fatto l’accurata inchiesta giornalistica che sarà alla base del film, di Luigi Mandrin ne Le avventure di Mandrin (1952) di Mario Soldati, di Giuseppe Garibaldi in Camicie rosse (1952) di G. Alessandrini, di Bardi ne Gli eroi della domenica (1953) di Mario Camerini, in cui torna a battere i campi da calcio interpretando il ruolo di un giocatore, di Lorenzo in Teresa Raquin (1953) di Marcel Carné, del sindaco di Pontorno ne La spiaggia (1954) di A. Lattuada, di Marelli in Delirio (1954) di Giorgio Capitani, di Ferri in Siluri umani (1954) di Antonio Leonviola e Carlo Lizzani, di Bolognini ne Il segno di Venere (1955) di Dino Risi, di Gérard di Andrea Chénier (1955) di Clemente Fracassi, di Guido in Guendalina (1957) di A. Lattuada, di Fernando ne La bella fioraia di Madrid (1958) di Luis César Amadori, film spagnolo in cui lavora con Sarita Montiel.

A teatro, il suo maggior successo è senz’altro il ruolo di Eddie Carbone in Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller, portato in scena a Parigi nel ‘58/’59 e a Roma nel ‘67/’68, sul grande schermo nel ’62 (A View From The Bridge) da Sidney Lumet  (ruolo con cui vince il David di Donatello come Miglior Attore Protagonista) e in televisione (trasmesso sul RaiDue) nel ’73 (regia di Claudio Fino).

Molto attivo anche in televisione (dall’inizio degli anni Sessanta per oltre trentacinque anni appare in numerosi sceneggiati televisivi), per il resto della sua carriera alternerà l'attività teatrale a quella cinematografica (fra i film da lui interpretati a partire dagli anni Sessanta, ricordiamo La ciociara - 1960 - di Vittorio De Sica, El Cid - 1961 - di Anthony Mann, Il cardinale - 1963 - di Otto Preminger, 5 per la gloria - 1964 - di Roger Corman, Una voglia da morire - 1965 - di Duccio Tessari,  Un colpo all’italiana - 1969 - di Peter Collinson, Lettera al Kremlino - di John Huston, 1970 -, La morte risale a ieri sera - 1970 - di D. Tessari, 4 per Cordoba - 1970 -  di Paul Wendkos, il western Quattro tocchi di campana - 1971 - di Lamont Johnson, in cui lavora con Kirk Douglas e Johnny Cash,  L'altra faccia di mezzanotte - 1977 - di Charles Jarrott, Il magnate greco - 1978 - di Jack Lee Thompson, Retour à Marseille - 1980 -, Il leone del deserto - 1981 - A Time to Die - 1982 -, Il padrino  Parte III - 1990 - di Francis Ford Coppola).

Nel 2001, pubblica (con Gremese) L’alfabeto della memoria, la sua autobiografia. Sposato per circa cinquant'anni con l'attrice Elena Varzi, conosciuta nel ‘50 durante le riprese de Il cammino della speranza, Raf Vallone muore a Roma nell’ottobre 2002.

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Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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