Se ne va Michael Chapman, direttore della fotografia di Taxi Driver e Toro scatenato

una scena di "Il prestanome" di Martin Ritt una scena di "Il prestanome" di Martin Ritt
È morto a Los Angeles all’età di ottantaquattro anni il grande direttore della fotografia americano, noto per aver lavorato a film quali “Taxi Driver, “L’ultimo valzer”, “Ragazzo americano” e Toro scatenato” di Martin Scorsese, “Il prestanome” di Martin Ritt, “Rapsodia per un killer” di James Toback, “Hardcore” di Paul Schrader, “Terrore dallo spazio profondo” di Philip Kaufman, “Il fuggitivo” di Andrew Davis e molti altri.

Nato a New York nel novembre 1935, esordisce come assistente fra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, ma si afferma solo nel decennio successivo. In Taxi Driver (1976) di Martin Scorsese, Rapsodia per un killer (1978) di James Toback e Hardcore (1979) di Paul Schrader permea di una fotografia scabra e realistica scenari urbani squallidi e crepuscolari.

Dopo la riattualizzazione - non molto riuscita - dei “body Snatchers” in Terrore dallo spazio profondo (1978) di Philip Kaufman, con Toro  scatenato (1980) di M. Scorsese (con cui ottiene una Nomination all’Oscar per la Miglior Fotografia) riporta il bianco e nero a sorprendenti livelli di “cromaticità” fra dramma individuale e descrizione - superlativa - dell’ambiente della boxe, secondo una scrittura tonale asciutta e profonda.

Dopo le rivisitazioni cinefile di noir e fantahorror (Il mistero del cadavere scomparso - 1982 - e Ho perso la testa per un cervello - 1983 - di Carl Reiner), mette a segno numerose prove luministiche perfettamente calibrate (come ad esempio Il fuggitivo - 1993 - di Andrew Davis, con cui ottiene una seconda Nomination all’Oscar per la Miglior Fotografia).

Fra gli altri film ricordiamo L’ultima corvé (1973) di Hal Ashby, con Jack Nicholson, Alba di ghiaccio (1974), The Wanderers - I nuovi guerrieri (1979) e Sol levante (1993) di Philip Kaufman, Il prestanome (1976) di Martin Ritt, ottima pellicola contro il maccartismo interpretata da Woody Allen, Andrea Marcovicci, Zero Mostel e Michael Murphy, Il prossimo uomo (1976) di Richard C. Sarafian, con Sean Connery, L’ultimo valzer (1978) e Ragazzo americano (1978) di Martin Scorsese, Shoot the Sun Down (1978) di David Leeds, Due donne in gara (1982) di Robert Towne, Ragazzi perduti (1987) di Joel Schumacher, S.O.S. fantasmi (1988) di Richard Donner, Sulle tracce dell’assassino (1988) di Roger Spottiswoode, Ghostbusters II (1989), Un poliziotto alle elementari (1990), Sei giorni sette notti (1998) e Evolution (2001) di Ivan Reitman, Doc Hollywood - Dottore in carriera (1991) di Michael Caton-Jones, Perversione mortale (1992) di Christopher Crowe, Schegge di paura (1996) di Gregory Hoblit, Space Jam (1996) di Joe Pytka, Storia di noi due (1998) di Rom Reiner, The White River Kid (1998) di Arne Glimcher, The Watcher (2000) di Joe Charbanic, House of D (2004) di David Duchovny, Eulogy (2004) di Michael Clancy, Suspect Zero (2004) di Elias Merhige, Hoot (2006) di Wil Shriner, Un ponte per Terabithia (2007) di Gabor Csupo.

 

Negli anni Ottanta fece anche due esperienze dietro alla macchina da presa, dirigendo Il ribelle (1983) e Cro Magnon, odissea nella preistoria (1986).

A partire dal 2010 si era ritirato a vita privata. 

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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