“Sole Cuore Amore”: una dura storia di quotidiana semplicità

foto di scena foto di scena sentieri selvaggi
Alla Festa del Cinema di Roma il film di Daniele Vicari racconta la dura giornata quotidiana della precarietà.

Un film doloroso, intenso e drammatico, una coperta umida e scomoda che abbraccia lo spettatore al termine della visione e non lo lascia facilmente. Sono tanti i meriti -  ma anche qualche punto debole  - dell’ultimo film di Daniele Vicari, regista reatino quasi cinquantenne che nella usa ultima opera presentata al Festival di Roma racconta la quotidianità di milioni di persone che, indossando le vesti di pendolari su autobus, treni e metropolitane ogni mattina, lavorano con dignità arrivando a fatica a fine mese, magari con un affitto da pagare e una famiglia da mantenere.
E’ il caso di una delle due protagoniste del film, Eli (Isabella Aragonese), poco più di trent’anni: abita in una cittadina costiera della provincia a sud di Roma, ha un marito a casa disoccupato e quattro figli da sfamare. Per vivere fa la barista in un bar sulla Tuscolana, nella Capitale, alla fermata Furio Camillo. È qui che ogni giorno vive la sua battaglia quotidiana tra cornetti, crostatine, cappuccini e un datore di lavoro non proprio simpatico. Ogni mattina sveglia alle 4 e 30 e ritorna a casa alle 22,00. Seppur stanca e stremata, Eli affronta la sua condizione sempre con il sorriso e la gioia della vita.
A lei si contrappone la sua amica coetanea Valentina. Abita nello stesso palazzo ma ha scelto di fare la ballerina, anzi la performer. Nessuna famiglia da mantenere, è single per scelta, solo una madre che la compatisce.  Le due amiche, a modo loro, si fanno così carico delle scelte che hanno compiuto, affrontando la vita nel migliore dei modi, volenti o nolenti. 
Un film dalla doppia faccia “Sole cuore amore”, nobilissimi gli intenti ma con uno sviluppo, soprattutto di sceneggiatura, non così lineare.
Innanzitutto, la scommessa vinta da Vicari è quella di aver ben definito il campo da gioco della messinscena cinematografica dall'alto coefficiente di difficoltà. Un universo umano magmatico e inafferrabile che si nasconde dietro un’apparente semplicità, proprio come “Sole Cuore Amore” il verso della canzone di Valeria Rossi, hit meteora nel 2001, da cui è tratto il titolo del film.  
Il regista punta in basso, parlando di periferie ed esistenze precarie, non utilizzando però personaggi borderline come tossicodipendenti o criminali, caratteri che calzerebbero a pennello in un racconto cinematografico. No, le sue protagoniste sono persone che incontri tutti i giorni, quando scendi le scale della metro o passeggi avanti e dietro sulla pensilina dell’autobus. È su di loro, sul loro passato, sul loro presente ma sul loro futuro, che Daniele Vicari ha voluto soffermare lo sguardo da sceneggiatore e regista. 
Il film tuttavia non riesce ad essere unitario nel suo dipanarsi: centrale è la coppia Aragonese-Francesco Montanari, sono loro il cuore del film. La storia parallela dell’amica ballerina fa fatica a procedere, sembra un corpo estraneo alla vicenda narrata. Il registro narrativo poi cambia nel corso dei minuti e dei luoghi; passando da un tono realistico oscilla ad uno più grottesco, quando all’interno del microcosmo del bar. Ma forse sono proiezioni della protagonista. Un personaggio fragile e a tutto tondo, ben interpretato dalla Aragonese.
C’è chi piacerà e a chi non piacerà questo film. Chi rivedrà qualcosa della propria vita e chi no. Noi siamo a metà. Comunque missione compiuta: accendere un dibattito quando si esce dalla sala è uno degli obiettivi più importanti per un piccolo, grande film. 


Pubblicato in Cinema
Giacomo Visco Comandini

Laureato alla Sapienza, dal 2008 è uno dei redattori di Enel.tv, la televisione aziendale di Enel. Appassionato di cinema, ha collaborato per la rivista Filmaker’s MagazineIl Riformista e la Repubblica

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