Spectre: capitolo conclusivo per lo 007 di Daniel Craig

Spectre: capitolo conclusivo per lo 007 di Daniel Craig
Dopo l’exploit di pubblico e critica con Skyfall, Sam Mendes torna dietro la macchina da presa nella sua rappresentazione bondiana con Spectre, capitolo conclusivo (apparentemente) della quadrilogia di James  Bond interpretata dal biondo e mascolino Daniel Craig.

In questa nuova avventura giramondo tutti i nodi vengono al pettine. La nemesi di Craig è Ernst Stavro Blomfeld, il villain per eccellenza in 007, qui interpretato dal sempre eccellente Christoph Waltz: è lui il capo di Spectre, la minaccioso organizzazione terroristica che Bond insegue per tutto il globo nel tentativo di smascherarla. Accanto a lui M, il capo dell’MI6 inglese, (Ralph Fiennes) che lotta contro i politicanti di Westminister per tenere in vita i servizi segreti. 

Mendes continua a approfondire il percorso psicologico nel passato di Bond: dopo i fantasmi personali affrontati e sconfitti in Skyfall, adesso gli incubi di 007 si materializzano in un nemico, Blomfeld, sommerso e dimenticato che improvvisamente viene alla luce. Una guerra personale che si inserisce ora in un conflitto geopolitico: in Spectre allora si mette in scena un complotto mondiale, un tutti contro tutti che vede Bond, ancora una volta al centro dell’azione.

Atteso e ultrapubblicizzato, Spectre purtroppo non ripete i fasti del capitolo precedente: ritmo, tensione, scrittura sembrano evaporare improvvisamente in un film preoccupato più a rispettare la sua data di uscita che la qualità dei suoi ingranaggi. A partire da Craig, meno smagliante del solito, e soprattutto dalla trama che sembra solo un pretesto per fare il giro del globo con un product placement martellante; un location tour che parte dall’America (in Messico, ambientata nella festa del Giorno dei morti, è la sequenza iniziale), passa per l’Europa (Italia e Austria) e finisce in Africa (in Marocco).

Tra inseguimenti rocamboleschi e citazioni cinematografiche soprattutto in terra africana (Mendes stringe l’occhio a Lawrence D’Arabia e Intrigo Internazionale di Hitchcocock, forse il padre putativo di James Bond) la magia svanisce presto e la noia assale lo spettatore. Le uniche note positive sono le interpretazioni: la bond lady francese Léa Seydoux (bravissima, seconda solo all’indimenticabile Eva Green in Casino Royale) e quella, già sottolineata, del cattivissimo Waltz. Anche se in fondo da anni recita sempre lo stesso villain – con tanto di ghigno psicopatico e un pò fuori di testa - il risultato finale funzione sempre.

Chiudiamo con l’Italia: sia gli interpreti - troppo esigua la parte di Monica Bellucci per darle un giudizio - che la città di Roma deludono le aspettative, con il tanto atteso inseguimento notturno per le strade della Capitale si risolve in una nulla di fatto. Le clip già viste su internet in questi mesi con l’Aston Martin sul Tevere hanno purtroppo rovinato l’effetto sorpresa. Insomma, per questa volta, tanto rumore per nulla.
 

 

 

Pubblicato in Cinema
Giacomo Visco Comandini

Laureato alla Sapienza, dal 2008 è uno dei redattori di Enel.tv, la televisione aziendale di Enel. Appassionato di cinema, ha collaborato per la rivista Filmaker’s MagazineIl Riformista e la Repubblica

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