Steven Spielberg compie 75 anni

Una scena del film "The Terminal" Una scena del film "The Terminal"
Il grande regista americano, noto per aver diretto film quali “Sugarland Express”, “Lo squalo”, “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, “ET l’extraterrestre”, “Il colore viola”, “Schindler’s List”, “Amistad”, “Prova a prendermi”, “The Terminal” “Munich”, “War Horse”, “Lincoln”, “Il ponte delle spie”, The Post”, compie settantacinque

Nato a Cincinnati - in Ohio - nel 1946, fin da bambino si appassiona al cinema e si diletta a girare film amatoriali 8 mm., riprendendo amici e compagni di scuola. Si diploma all’Arcadia High School di Phoenix, studia Lingua e Letteratura inglese presso l’Università Statale della California e comincia a frequentare gli Studios, dove verrà presto assunto.

Il futuro regista di alcuni fra i maggiori successi della storia del cinema, esordisce come regista televisivo alla fine degli anni Sessanta.

Al culmine di circa quattro anni di esperienza televisiva - in cui si trova fra l’altro a dirigere Joan Crawford, “guest star” in Eyes (1969), episodio di Mistero in galleria (1969-73),  e il grande Peter Falk in Un giallo da manuale (1971), uno fra i primissimi episodi di Il Tenente Colombo (1971-78), realizza il film tv Duel (1971), originalissima evoluzione del road-movie, in cui, grazie al controllo della narrazione (che già indica quella che sarà la grandezza del regista), si verifica la contaminazione con l’incubo.

Alla regia cinematografica esordisce con Sugarland Express (1974), rivisitazione del tema dell’inseguimento fra autoritari agenti di polizia e post-hippies, cui segue Lo squalo (1975), tratto dal libro omonimo (1973) di Peter Benchley ed interpretato da Roy Schneider, Richard Dreyfuss e Robert Shaw; un’intelligentissima fusione fra suspence, tensione emotiva e senso dello spettacolo.

Il grande successo economico del film, che rivisita alcuni archetipi dell’immaginario occidentale - primi fra tutti il Leviatano e il Moby Dick di Herman Melville, già portato al cinema circa vent’anni avanti con Moby Dick - La balena bianca (1956) di John Huston, interpretato da Gregory Peck) narrando di una cittadina americana minacciata dalle aggressioni di un gigantesco squalo bianco, permetterà al giovane Spielberg di usufruire, per i lavori successivi, di budget sempre maggiori e di realizzare così Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977), poetica incursione nel territorio della fantascienza che analizza in chiave positiva e ottimistica il contatto con gli extraterrestri (non a caso Cary Guffey, il bambino che interpreta il piccolo extraterrestre caduto sulla Terra, due anni dopo sarà in Italia per il ruolo di H725 in Uno sceriffo extraterrestre (poco extra e molto terrestre - 1979 – di Michele Lupo, con Bud Spencer).

Nonostante l’insuccesso di 1941 - Allarme a Hollywood (1979), film post-moderno sulla paura di un’imminente aggressione, S. Spielberg, insieme all’amico George Lucas - già regista di American Graffiti (1973) e Star Wars (1977) diventa il più potente regista di Hollywood (i due produrranno anche numerosi film, contribuendo al lancio di grandi registi, fra i  quali Robert Zemeckis) e, nel biennio 1981-82, I predatori dell’arca perduta e E.T. l’extra-terrestre rafforzano ulteriormente la sua fama.

Il regista mostra così gli ingredienti fondamentali del suo successo, ovverosia il senso dell’avventura - incarnata dal celebre Indiana Jones, che sarà protagonista anche di Indiana Jones e il tempio maledetto (1984) e Indiana Jones e l’ultima crociata (1989) - la perfetta conoscenza dei tempi del racconto, l’equilibrio fra commozione ed autoironia, l’elaborazione in chiave moderna di elementi “leggendari” e favolistici che si fondono in una perfetta macchina spettacolare, dando vita a un’autentica “mitologia” contemporanea, in cui personaggi del tutto “ordinari” si trovano improvvisamente alle prese con situazioni “straordinarie” ed eccezionali.

I film successivi confermano il talento e l’originalità del regista. Il colore viola (1985) è un intenso ritratto di due sorelle afroamericane, L’impero del sole (1987), un solido racconto di formazione tratto da un libro del canadese James Ballard - autore fra l’altro di Crash (1973) che verrà portato al cinema da David Cronenberg nel ’96), mentre meno riuscito sarà Always - Per sempre (1989), con Richard Dreyfuss e Audrey Hepburn (al suo ultimo film).

Torna a temi meno intimisti con Hook - Capitan Uncino (1991), variazione sulla celebre favola di Peter Pan, e con Jurassic Park (1993), che utilizza gli effetti speciali per immaginare il ritorno sulla Terra dei dinosauri.

Tuttavia, il progetto a cui tiene maggiormente è Schindler’s List (1993), un viaggio nella dolorosa memoria della Shoah, film (che vincerà sette Oscar, fra cui Miglior Film e Miglior Regia) che riesce ad emozionare, a commuovere, e a indignare rileggendo la più cruda pagina della Storia del Novecento.

Nel ’97 realizza Il mondo perduto - Jurassic Park e l’antirazzista Amistad, mentre l’anno successivo è la volta di Salvate il soldato Ryan (1998, con cui vince il suo secondo Oscar come Miglior Regia), viaggio dentro il massacro della Seconda guerra mondiale condotto con un racconto teso e a volte brutale (memorabile la forza espressiva della lunga sequenza iniziale dello sbarco in Normandia del giugno 1944).

Nel 2001 utilizza quasi tutti gli elementi del suo cinema nel fantascientifico A. I. Intelligenza artificiale, in cui riprende un progetto incompiuto di Stanley Kubrick (1928-1999) per mettere in scena un mondo futuro in cui sarà possibile la clonazione di esseri umani.

L’anno successivo realizza Minority Report (2002), tratto da un racconto di Philip K. Dick, inquietante interrogazione sulle nuove forme di totalitarismo rese possibili dall’avvento di una nuova tecnologia di controllo e di manipolazione della personalità degli esseri umani.

Dopo Prova a prendermi (2002), epopea dedicata alla figura di Frank Abagnale jr, passato alla storia come il più giovane criminale mai entrato a far parte della “top ten” dei ricercati dall’F.B.I., e The Terminal (2004), con Tom Hanks e Catherine Zeta-Jones, in cui la paradossale vicenda di un uomo costretto a vivere in aeroporto e impossibilitato a uscire dai confini rigidi e supersorvegliati  di tale “non luogo” si trasforma in una metafora della perdita d’identità del singolo individuo in un mondo sempre più globalizzato, torna alla science fiction con La guerra dei mondi (2005), ispirato al romanzo di H. G. Wells, attualizzato e riadattato per il grande schermo con effetti speciali e toni di forte impatto emotivo.

Torna poi ad una drammatica ricostruzione storica con atmosfere da thriller con Munich (2005). Dopo il massacro degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco 1972, il Mossad, in nome di un senso di giustizia al di fuori della legge, ordina l’eliminazione di tutti i membri del commando palestinese che ha eseguito la strage. Tuttavia, con il procedere della missione, gli interrogativi e i fantasmi cominciano a tormentare ed a far vacillare le certezze degli uomini del Servizio Segreto israeliano e la loro originaria convinzione dell’esistenza di una rigida e netta linea di confine fra torto e ragione.

Ambientato invece in piena Guerra fredda è Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (2008), quarto capitolo della saga dedicata all’archeologo avventuriero.

Dal 2010 dirige il film d’animazione Le avventure di Tintin - Il segreto dell’unicorno (2011), War Horse (2011), Lincoln (2012) - sugli ultimi mesi di vita di Abraham Lincoln, tratto dal libro Team of Rivals: The Political Genius of Abraham Lincoln (2005) di Doris Kearns Goodwin, nota per aver scritto biografie di diversi presidenti degli USA -, con Daniel Day-Lewis, Sally Field e Tommy Lee Jones,  Il ponte delle spie (2015), sceneggiato dai fratelli Cohen, thriller storico basato sulla storia di uno scambio di prigionieri tra Stati Uniti e Unione Sovietica, interpretato da un ottimo Tom Hanks e da Mark Rylance che si aggiudica l’Oscar per Miglior Attore Non Protagonista,  Il GGG - Il grande gigante gentile (2016), primo film di Spielberg prodotto dalla Disney, The Post (2017) - film di inchiesta giornalistica sulla pubblicazione dei Pentagon Papers -, con Meryl Streep e Tom Hanks, il fantascientifico distopico Ready Player One (2018), tratto dal romanzo Player One (2010) di Ernest Cline, e West Side Story (2021), adattamento del celebre e pluripremiato musical del ’61 diretto da Robert Wise e Jerome Robbins,  con Natalie Wood.

Regista perfettamente in grado di fondere le esigenze del grande spettacolo con un’idea di cinema che si interroghi sulle contraddizioni e le storture della modernità, Steven Spielberg è senz’altro una fra le figure più rappresentative del cinema hollywoodiano a cavallo fra Novecento e nuovo millennio.

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.


 


 

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