“Testimone d’accusa” di Billy Wilder a Monteverde

Marlene Dietrich e Charles Laughton in "Testimone d'accusa" Marlene Dietrich e Charles Laughton in "Testimone d'accusa"
Un appuntamento per cinefili a trecentosessanta gradi. Verrà proiettato venerdì 30 marzo 2018 alle 21 in zona Monteverde a Roma il grande Courtroom Drama di Billy Wilder “Testimone d’accusa” (1957).

«Spesso ho avuto modo di incontrare ammiratori che si complimentavano per Testimone d’accusa, credendo che l’avessi diretto io. Quando lo feci notare a Wilder, mi disse con molti ammiratori si complimentavano con lui per Il caso Paradine, credendo che l’avesse diretto lui» (Alfred Hitchcock) 

Leonard Vole, un gentiluomo inglese, viene  accusato di aver assassinato una ricca vedova. Il testamento dell’uccisa, redatto pochi giorni prima della sua morte, nomina erede di una notevole fetta di patrimonio proprio il presunto assassino. La situazione di Vole è resa ancor più delicata dall'atteggiamento a dir poco ambiguo di sua moglie Christine, una donna tedesca che Vole ha incontrato ad Amburgo e ha sposato durante la guerra. Il caso di Vole interessa vivamente Sir Wilfred Robarts, notissimo principe del foro il quale, convinto dell’innocenza dell’imputato, malgrado l’età avanzata le sue precarie condizioni di salute, decide di assumerne la difesa. Durante il processo, il navigato ed abilissimo Sir Robarts riuscirà ad invalidare ogni accusa, ma la deposizione di Christine porterà altri nuovi dubbi, fino al grande, indimenticabile, finale a sorpresa.

Tratto dall’omonima opera teatrale di Agatha Christie, a sua volta rielaborata da un suo racconto del 1925, fu riadattata più volte per il cinema e, per affermazione della stessa Agatha Christie (1890 - 1976), la versione diretta da Billy Wilder è il «miglior film tratto dalla una sua opera».

Il film presenta numerose differenze in confronto all’opera teatrale. Quest’ultima si svolge interamente in tribunale, mentre il film - così come il racconto - aggiunge scene che in altre ambientazioni; il personaggio di Miss Plimsoll, assente nell’opera teatrale e nel racconto, fu scritto appositamente per il film; nel racconto l'avvocato difensore protagonista è un personaggio piuttosto insignificante, mentre quello magnificamente caratterizzato da Charles Laughton nel film, al contrario, spicca per il suo carattere scorbutico, le sue intemperanze nei confronti delle prescrizioni mediche e le sue raffinate abilità professionali; nel racconto, il nome della moglie di Vole non è Christine, bensì Romaine, la donna non è tedesca bensì austriaca e mancano i riferimenti alla Seconda guerra mondiale; nel racconto Emily French è una donna nubile sui settant’anni, mentre nel film è una vedova di mezz’ età. Inoltre, nel finale, la versione cinematografica, anche se sembra attenersi fedelmente al racconto, al già notevole colpo di scena - presente anche nel racconto medesimo - fa seguire altre vicende non meno sorprendenti.

Insieme agli altrettanto superlativi La parola ai giurati (1957) di Sidney Lumet, tratto dal dramma televisivo omonimo di Reginald Rose (autore anche della sceneggiatura del film), Anatomia di un omicidio (1959) di Otto Preminger, tratto dal libro omonimo di Robert Traver (alias John D. Voelker), Vincitori e vinti (1961) di Stanley Kramer, sul terzo processo di Norimberga contro i crimini di guerra commessi dai nazisti, Il buio oltre la siepe (1962) di Robert Mulligan, tratto dal libro omonimo (Premio Pulitzer 1960) di Harper Lee e Il verdetto (1982) di Sidney Lumet, tratto dal libro omonimo di Barry Reed (una sorta di precursore di John Grisham), Testimone d’accusa di Billy Wilder, scritto dallo stesso Billy Wilder (montaggio: Daniel Mandell; fotografia: Russell Harlan; musica: Matty Malneck e Ralph Arthur Robert; scenografia: Alexandre Trauner; costumi: Edith Head) ed interpretato da Charles Laughton (Le sei mogli di Enrico VIII di Alexander Korda, La tragedia del Bounty di Frank Lloyd, Marciapiedi della metropoli di Tim Whelan, Notre Dame di William Dieterle, Questa terra è mia di Jean Renoir, Lo spettro di Canterville di Jules Dassin, Il caso Paradine di Alfred Hitchcock, Il tempo si è fermato di John Farrow, La regina vergine di George Sidney, Hobson il tiranno di David Lean, Spartacus di Stanley Kubrick, Tempesta su Washington di Otto Preminger), Marlene Dietrich (L’angelo azzurro, Marocco, Disonorata, Shanghai Express, Venere bionda, L’imperatrice Caterina e Capriccio spagnolo, tutti diretti da Josef von Sternberg, Partita d’azzardo di George Marshall, L’ammaliatrice di René Clair, I cacciatori dell’oro di Ray Enright, Scandalo internazionale di Billy Wilder, Paura in palcoscenico di Alfred Hitchcock, Rancho Notorious di Fritz Lang, L’infernale Quinlan di Orson Welles), Tyrone Power (I Lloyds di Londra, L’incendio di Chicago, Jess il bandito, Il cigno nero, Il capitano di Castiglia, Il principe delle volpi, La carica dei Kyber, Carovana verso il Sud e Il sole sorgerà ancora, tutti diretti da Henry King, Il segno di Zorro di Rouben Mamoulian, Il filo del rasoio di Edmund Goulding, tratto dal libro omonimo di William Somerset Maugham, La rosa nera, L’uomo dell’Est e Corriere diplomatico, tutti e tre diretti da Henry Hathaway, I guerriglieri delle Filippine di Fritz Lang, L’ultima freccia di Joseph M. Newman, L’avventuriero della Louisiana di Rudolph Maté, La lunga linea grigia di John Ford, Incantesimo di George Sidney), qui al suo ultimo film intero (morirà l’anno dopo a soli quarantacinque anni durante le riprese di Salomone e la regina di Saba di King Vidor e verrà sostituito da Yul Brynner), Elsa Lanchester (Le sei mogli di Enrico VIII di Alexander Korda, La moglie di Frankenstein di James Whale, David Copperfield di George Cukor, Il fantasma galante di René Clair, Tenebre di Charles Vidor, Torna a casa, Lassie! Di Fed M. Wilcox, La scala a chiocciola di Robert Siodmak, Il filo del rasoio di Edmund Goulding, La moglie del vescovo di Henry Koster, Il tempo si è fermato di John Farrow, Yvonne la francesina di Louis King, I miserabili di Lewis Milestone, La cashbah di Honolulu di John H. Auer, Una strega in paradiso di Richard Quine), moglie di Charles Laughton nella vita reale e futura interprete di alcuni film Disney (Mary Poppins, FBI Operazione gatto, Il fantasma del pirata Barbanera e Bernardo, cane ladro e bugiardo, tutti diretti da Robert Stevenson, e Rascal, l’orsetto lavatore di Norman Tokar), John Williams (Il caso Paradine, Il delitto perfetto e Caccia al ladro, tutti e tre diretti da Alfred Hitchcock, Sabrina di Billy Wilder, Una Cadillac tutta d’oro di Richard Quine, I segreti di Philadelphia di Vincent Sherman, Merletto di mezzanotte di David Miller), e Una O’ Connor (La moglie del fattore e Omicidio!, entrambi diretti da Alfred Hitchcock, L’uomo invisibile e La moglie di Frankenstein, entrambi diretti da James Whale, David Copperfield di George Cukor, Il traditore e L’aratro e le stelle, entrambi diretti da John Ford, Lord Fauntleroy di John Cromwell, I Lloyds di Londra di Henry King, La leggenda di Robin Hood e Lo sparviero del mare, entrambi diretti da Michael Curtiz, Il romanzo di Lilian Russell di Irving Cummings, Prigionieri del passato di Mervyn LeRoy, Questa terra è mia di Jean Renoir, Lo spettro di Canterville di Jules Dassin, Le campane di Santa Maria di Leo McCarey, Fra le tue braccia di Ernst Lubitsch, Schiavo d’amore di Edmund Goulding), l’unica attrice del cast ad aver interpretato lo stesso ruolo sia nelle circa seicentocinquanta rappresentazioni teatrali dell’opera sia nella versione cinematografica, è giustamente considerato quasi all’unanimità come uno fra i migliori film drammatici di Billy Wilder (insieme a Double Indemnity - 1944 -, Giorni perduti - 1945 -, Viale del tramonto - 1950 -, L'asso nella manica - 1951 - e Stalag 17 - L'inferno dei vivi - 1953) e come uno fra i più grandi Courtroom Drama americani mai realizzati.

Dopo la proiezione del film, come di consueto, si svolgerà un dibattito aperto ad interventi da parte del pubblico.

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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