The Martian: il ritorno al genere fantascientifico di Ridley Scott

The Martian: il ritorno al genere fantascientifico di Ridley Scott Dal sito: http://www.foxmovies.com/
Quando Cast Away incontra Apollo 13. Si può riassumere così l’ultimo fantascientifico film di Ridley Scott, tratto dal omonimo romanzo di Andy Weir.

A soli tre anni da Prometheus un ritorno alla fantascienza per Scott, e lo fa assoldando e mettendo insieme un rescue movie, un film di salvataggio. E dopo Salvate il Soldato Ryan e Interstellar, l’uomo da salvare è sempre lui, Matt Damon. E’ lui ad interpretare l’astronauta della NASA Mark Watney, in missione su Marte in un futuro non troppo lontano, abbandonato dal suo equipaggio perchè considerato morto dopo una forte tempesta di sabbia.

Invece Damon è vivo, isolato milioni di chilometri da qualsiasi essere umano. Con scarse provviste, deve attingere al suo ingegno, alla sua arguzia e al suo spirito di sopravvivenza per trovare un modo per segnalare alla Terra che è vivo. Intanto la NASA e un team di scienziati internazionali si sono accorti della sua presenza sul Pianeta Rosso, e lavorano instancabilmente per cercare di portare “il marziano" a casa.

Quarto ritorno del regista britannico nel genere fantascientifico dopo Alien, Blade Runner e Prometheus,. The Martian non è quel capolavoro che qualcuno ha scritto, ma ha certamente un pregio, che non si trova così spesso ad Hollywood: è un film che mantiene ciò che promette, regalando al pubblico  un blockbuster solido e granitico, dandogli in pasto fantascienza, suspense e tempeste di sabbia. E nonostante sia la scrittura la parte debole del film, piuttosto didascalica e prevedibili, Scott si riscatta nell’ultima parte, con un finale spettacolare.

Per allentare la tensione, il regista ha una trovata singolare: dissemina The Martian di inserti umoristici, con Matt Damon impegnato, prima che a salvarsi, a non prendersi innanzitutto mai troppo sul serio. Soprattutto in versione naufrago spaziale, dove sono evidenti i rimandi e le trovate al Cast Away di Zemeckis. Se sull’isola deserta Tom Hanks imparava a rompere le noci di cocco, qui Damon deve saper coltivare tuberi, suo unico bene di sostentamento, in un ambiente “spaziale”. Una trovata plausibile anche dal punto di vista scientifico. Un film che lascia così lo spettatore anche con un importante messaggio per la sostenibilità del genere umano. Se vogliamo sopravvivere, dobbiamo saper prima coltivare. Non idee, ma patate.

Pubblicato in Cinema
Giacomo Visco Comandini

Laureato alla Sapienza, dal 2008 è uno dei redattori di Enel.tv, la televisione aziendale di Enel. Appassionato di cinema, ha collaborato per la rivista Filmaker’s MagazineIl Riformista e la Repubblica

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