Tutto quello che avreste voluto vedere di Bernardo Bertolucci alla Cinémathèque française di Parigi

“È l’immagine dell’Italia che sonnecchia ai margini del vento della storia, questo vento che vuole che la verità faccia male, ma sveglia. Un’Italia senza presa reale su nulla”, cosí scriveva Jean-Louis Bory su Le Nouvel Observateur nel 1971, parlando del film La Strategia del ragno di Bernardo Bertolucci.

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“È l’immagine dell’Italia che sonnecchia ai margini del vento della storia, questo vento che vuole che la verità faccia male, ma sveglia. Un’Italia senza presa reale su nulla”, cosí scriveva Jean-Louis Bory su Le Nouvel Observateur nel 1971, parlando del film La Strategia del ragno di Bernardo Bertolucci.

Al maestro indiscusso della settima arte, la Cinémathèque française di Parigi dedicata una retrospettiva che si apre l’11 settembre, proprio con questa pellicola, e che si concluderà il 13 ottobre. In programma anche una lezione di cinema con il regista, il 14 settembre, a seguito della proiezione de Il Conformista e nella serata dello stesso sabato, L’ultimo imperatore in 3D.

Un mese per vedere o rivedere le pellicole che hanno fatto la storia del cinema italiano e mondiale, per seguire il percorso artistico del cineasta, che da giovane regista arrabbiato con “i pugni in tasca” ha attraversato l’Atlantico per diventare una star di Hollywood.

Un percorso che comincia il 16 marzo 1940 a Casarola, nei pressi di Parma, giorno della sua nascita. Suo padre - il poeta, editore e critico cinematografico Attilio Bertolucci - è un amico di Pier Paolo Pasolini di cui Bernardo diventa l’assistente durante le riprese di Accatone (1961); e il suo primo lungometraggio, La Commare secca (1962), è uno progetto che PPP gli affida. Ma è con Prima della rivoluzione (1964) che Bertolucci trova il suo stile - lunghi piani sequenza, una fotografia dove l’illuminazione è abbondante - e si impone in Italia quale speranza di un rinnovamento generazionale. La pellicola riscoute un ampio successo presso la critica, segnato anche dall’altra paternità simbolica del cineasta, quella di Jean-Luc Godard, tra i padri della Nouvelle vague francese, ombra schiacciante che copre quasi interamente il lavoro seguente, Partner, girato in pieno maggio 68 parigino.

Bertolucci in seguito collabora con Jorge Luis Borges e Alberto Moravia che scrivono rispettivamente le sceneggiature de La strategia del ragno (1970) ed Il Conformista (1971). Nel 1972, con Ultimo tango a Parigi, il regista conosce un successo immenso, anche grazie allo scandalo che la pellicola provoca. La sua realizzazione seguente è Novecento (1976), un grande affresco epico e corale sulla nascita del comunismo italiano e l’evoluzione del mondo rurale dall’inizio del secolo fino agli anni ‘50. Seguono Luna (1979)  e La tragedia di un uomo ridicolo (1981).

Nel 1987, realizza L’ultimo imperatore, ispirato al libro Sono stato imperatore, l’autobiografia di Aisin Gioro Pu Yi. Film epico sul passaggio dall’impero cinese al comunismo, attraverso la storia dell’uomo che da onnipotente diventó una persona “normale”. Il colossal si aggiudica, nel 1988, ben 9 premi Oscar, tra cui quelli per il miglior film e la migliore regia; Bertolucci diventa cosí il primo cineasta italiano a vincere il premio di categoria. La sua carriera viene insignita di numerosi riconoscimenti tra i quali, nel 2007, il Leone d’oro al Festival di Venezia e, nel 2011, la Palma d’Oro al Festival di Cannes.

Il regista torna in Europa, dopo essere stato in Africa con Il té nel deserto (1990) - tratto dall’omonimo romanzo di Paul Bowles - negli USA e in Nepal con Il piccolo Buddha (1993) - anche questo tratto dall’eponimo lavoro di Gordon McGil, e fa tappa in Italia, nel Chianti, con Io ballo da sola (1996), a Roma con L’assedio (1999), e nella Ville lumière con The Dreamers (2002).

Cinema e letteratura per Bertolucci sono le due facce dell’arte narrativa, il ritorno dietro la macchina da presa - dopo quasi un decennio d’inattività, dovuta anche alla malattia che lo ha costretto sulla sedia a rotelle - è segnato da un altro adattamento letterario, il romanzo di Niccolò Ammanniti, Io&te (2012), film presentato a Cannes l’anno scorso e che sarà proiettato in anteprima francese all’interno della retrospettiva il 16 settembre.

Cristina Biordi

Pubblicato in Cinema
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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