Un decennio senza Richard Widmark, camaleonte della Hollywood classica sempre ignorato agli Oscar

Richard Widmark con Gary Cooper ne "Il prigioniero della miniera" di Henry Hathaway Richard Widmark con Gary Cooper ne "Il prigioniero della miniera" di Henry Hathaway
Un decennio fa, nel marzo 2008 moriva a Roxbury - nel Connecticut - il grande attore americano, noto per film noir e western quali “Cielo giallo” di William A. Wellman, “Uomo bianco, tu vivrai” di Joseph L. Mankiewicz, “I trafficanti della notte” di Jules Dassin, “Bandiera gialla” di Elia Kazan, “Mano pericolosa” di Samuel Fuller, “Il prigioniero della miniera” di Henry Hathaway, e molti altri.

Nato a Sunrise - nel Minnesota - nel dicembre 1914, dopo aver cominciato la carriera in alcuni programmi radiofonici (fra cui Mercury Theatre on the Air di Orson Welles), nel ’42 debutta a teatro in Kiss and Tell.

Nel ’47 esordisce al cinema nel ruolo dell’inquietante gangster Tommy Udo in Death’s Kiss di Henry Hathaway, in cui lavora con Victor Mature.

Biondo, magro, lineamenti marcati, negli anni immediatamente successivi si specializza in personaggi sadici e nevrotici, interpretando Strada senza nome (1948) di William Keighley, I quattro rivali (1948) di Jean Negulesco, il western-noir Cielo giallo (1949) di William A. Wellman, e il drammatico Uomo bianco, tu vivrai (1949) di Joseph L. Mankiewicz, in cui recita con il giovane Sidney Poitier (al suo esordio cinematografico).

Tuttavia, è molto efficace anche in ruolo differenti. Lo si ricorda ad esempio nel ruolo del malinconico fuggiasco de I trafficanti della notte (1950) di Jules Dassin, dell’ufficiale sanitario che lotta contro il tempo per scongiurare il pericolo di un’epidemia in Bandiera gialla (1950) di Elia Kazan, o in quello del ladro di Mano pericolosa (1953) di Samuel Fuller.

Il suo eclettismo e la sua grande versatilità d’interprete si esprime abbondantemente anche nel western, dove passa con disinvoltura dal ruolo dell’antagonista malvagio e senza scrupoli (il già citato Cielo giallo, La lancia che uccide - 1954 - di Edward Dmytryk, Sfida nella città morta - 1958 - di John Sturges) a quello del giocatore ambiguo e dal passato oscuro che alla fine rivela un animo nobile e generoso (Il prigioniero della miniera - 1954 - di Henry Hathaway), al protagonista positivo (L’ultima carovana - 1956 - di Delmer Daves, La frustata - 1957 - di John Sturges, La battaglia di Alamo - 1960 - di - e con - John Wayne) al ex fuorilegge che passa dalla parte dei cittadini diventando vicesceriffo (Ultima notte a Warlock - 1959 - di Edward Dmytryk, tratto dal libro omonimo di Oakley Hall).

Negli anni Sessanta, oltre che in due western di John Ford (Cavalcarono insieme - 1961 - e Il grande sentiero - 1964) e ne La conquista del West (1962) di Henry Hathaway, John Ford e George Marshall, ha lavorato con successo nei generi più differenti, passando dalla ricostruzione storica del processo di Norimberga nel bellissimo Vincitori e vinti (1961) di Stanley Kramer al poliziesco (il cinico e tenace ispettore di Squadra omicidi, sparate a vista! - 1968 - di Don Siegel, una sorta di precursore dei filmcon l'spettore Callagha/Clint Eastwood).

Attivo fino all’inizio degli anni Novanta, interpreta, fra gli altri, Assassinio sull’Orient Express (1974) di Sidney Lumet, Gli ultimi fuochi (1977) di Elia Kazan, Ultimi bagliori di un crepuscolo (1977) di Robert Aldrich, Rollercoaster - Il grande brivido (1977) di James Goldstone, Coma profondo (1978) di Michael Crichton, Due vite in gioco (1984) di Taylor Hackford, I corridoi del potere (1992) di Herbert Ross, suo ultimo film.  

Fra gli altri titoli ricordiamo Naviganti coraggiosi (1949) di Henry Hathaway, Furia dei tropici (1949) di André De Toth, Okinawa (1951) di Lewis Milestone, Le rane del mare (1952) di Lloyd Bacon, Duello nella foresta (1952) di Joseph M. Newman, La giostra umana (1952) di Henry Hathaway e Howard Hawks, Destinazione Mongolia (1953) di Robert Wise, Operazione mistero (1954) di Samuel Fuller, Oro (1955) di Mark Robson, La tela del ragno (1955) di Vincente Minnelli, La preda umana (1956) di Roy Boulting, Il fronte del silenzio (1957) di Karl Malden, L’agguato (1959) di Norman Panama, Le vie segrete (1961) di Phil Karlson, Le lunghe navi (1963) di Jack Cardiff, I tre da Ashiya (1964) di Michael Anderson, Stato d’allarme (1965) di James B. Harris, Alvarez Kelly (1967) di Edward Dmytryk, La via del West (1967) di Andrew V. McLagen, Ultima notte a Cottonwood (1969) di Don Siegel, I contrabbandieri degli anni ruggenti (1970) di Richard Quine, Quando le leggende muoiono (1972) di Stuart Millar, La spia senza domani (1977) di Peter Collinson, Il principio del domino: la vita in gioco (1977) di Stanley Kramer, Hanky Panky - Fuga per due (1982) di Sidney Poitier.

Attivo anche in televisione, interpreta Madigan (sei episodi realizzati nella stagione 1972-73), in cui riprende il personaggio del già citato Squadra omicidi, sparate a vista!, Tutti figli di Dio (1980) di Jerry Thorpe, Tutti colpevoli (1987) di Volker Schlöndorff e La straniera (1989) di Joan Tewkesbury. 

Molto bravo nei ruoli da protagonista, ancor più bravo in quelli da coprotagonista, quando gli veniva affiancato un altro grande attore, con il suo fascino magnetico ed enigmatico riusciva a "rubargli la scena" quasi costantemente, tirando fuori prove superlative. Ciò avviene ad esempio con Gregory Peck in Cielo giallo, con Gary Cooper ne Il prigioniero della miniera, con Spencer Tracy ne La lancia che uccide, con Rober Taylor in Sfida nella città morta, con John Wayne ne La battaglia di Alamo, con James Stewart in Cavalcarono insieme.  

Nonostante la grande qualità della maggior parte fra le sue performances, misteriosamente Richard Widmark è stato ripetutamente ignorato agli Oscar. Nel corso della sua lunga carriera cinematografica - durata circa quarantacinque anni - ha ricevuto una sola Nomination all’Oscar (come Miglior Attore Non Protagonista per il già citato Death’s Kiss, suo film d’esordio), ma non ha mai vinto l’ambita statuetta.

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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