Un ricordo di Anna Magnani nell'anniversario della sua scomparsa

Anna Magnani negli anni Sessanta Anna Magnani negli anni Sessanta foto Carlo Riccardi
Quarantaquattro anni fa, il 26 settembre 1973, moriva a Roma all’età di sessantacinque anni la grande Anna Magnani.

Nata nel marzo 1908, considerata - più che meritatamente - una fra le maggiori interpreti femminili della storia del cinema italiano, di cui è stata attrice simbolo, è particolarmente conosciuta per essere stata, insieme Aldo Fabrizi (1905-1990) ed Alberto Sordi (1920-2003), una fra le figure più rappresentative della “romanità” cinematografica del Novecento.

Celeberrime le sue performance soprattutto in film quali Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini, Bellissima (1951) di Luchino Visconti, La rosa tatuata (1955) di Daniel Mann, in cui lavorò con Burt Lancaster (il futuro Principe Fabrizio di Salina de Il Gattopardo - 1963 - di Luchino Visconti) e con cui vinse (fu la prima attrice italiana riuscirci) un Oscar come Miglior Attrice Protagonista, e Mamma Roma (1962) di Pier Paolo Pasolini.

Anna Magnani ha inoltre vinto due David di Donatello (per Selvaggio è il vento - 1957 - di George Cukor e Nella città l’inferno - 1958 - di Renato Castellani), cinque Nastri d'Argento (per Roma città aperta, L’onorevole Angelina - 1947 - di Luigi Zampa, L’amore - 1948 - di Roberto Rossellini, Bellissima, e Suor Letizia - il più grande amore - 1956 - di Mario Camerini), un Globo d'Oro (per il televisivo Correva l’anno di grazia 1870 - 1971 - di Alfredo Giannetti), un Golden Globe (per La rosa tatuata), un Bafta (anch’esso per La rosa tatuata), due National Board of Review (per Roma città aperta e La rosa tatuata), un New York Film Critics Circle Award, una Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia (per L’onorevole Angelina) e un Orso d'Argento al Festival di Berlino (per Selvaggio è il vento).

Fra gli altri film ricordiamo La cieca di Sorrento (1934) di Nunzio Malasomma, Quei due (1935) di Gennaro Righelli, Cavalleria (1936) di Goffredo Alessandrini, La principessa Tarakanova (1938) di Mario Soldati, Una lampada alla finestra (1940) di Gino Talamo, Teresa Venerdì (1941) di Vittorio De Sica, Finalmente soli (1942) di Giacomo Gentilomo, La vita è bella (1943) di Carlo Ludovico Bragaglia, L’ultima carrozzella (1943) di Mario Mattoli, Il fiore sotto gli occhi (1944) di Guido Brignone, Abbasso la miseria! (1945) di Gennaro Righelli, Il bandito (1946) di Alberto Lattuada, Avanti a lui tremava tutta Roma (1946) di Carmine Gallone, Abbasso la ricchezza! (1946) di Gennaro Righelli, Lo sconosciuto di San Marino (1947) di Vittorio Cottafavi, Vulcano (1950) di William Dieterle, Camicie rosse (1952) di Goffredo Alessandrini, La carrozza d’oro (1952) di Jean Renoir, Anna Magnani (1953) di Luchino Visconti, episodio di Siamo donne, Pelle di serpente (1959) di Sidney Lumet, tratto da Tennessee Williams e in cui lavorò con Marlon Brando, Maureen Stapleton e Joanne Woodward, Risate di gioia (1960) di Mario Monicelli, La pila della Peppa (1963) di Claude Autant-Lara, La traversata (1965) di Nanny Loy (episodio di Made in Italy), Il segreto di Santa Vittoria (1969) di Stanley Kramer, Roma (1972) di Federico Fellini.

In televisione lavorò in Tre donne (1971), una serie di tre film tv (La sciantosa, 1943: un incontro, L'automobile) diretti da Alfredo Giannetti ed il già citato Correva l'anno di grazia 1870.

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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