Un ricordo di Anthony Quinn a 15 anni dalla sua scomparsa

una scena de "I cannoni di Navarone" una scena de "I cannoni di Navarone"
Quindici anni fa, nel giugno 2001, moriva Anthony Quinn.

Nato a Chihuahua - in Messico - nell’aprile 1915 - durante la rivoluzione messicana di Pancho Villa - Antonio Rodolfo Quinn-Oaxaca - meglio noto come Anthony Quinn - aveva madre di origini azteche, mentre il padre, anch'egli nato in Messico, era per metà irlandese e per metà maya, un “assortimento” che, nel corso della sua lunga carriera, gli permetterà di interpretare personaggi delle più svariate etnie.

Dopo la morte del padre, avvenuta nel ’24 in un incidente di moto quando lui aveva solo nove anni, cresce a Boyle Heights, nei pressi di Los Angeles, abbandona presto la scuola e, prima di intraprendere la carriera di attore, si dà alla boxe ed alla pittura.

Dopo una breve esperienza in teatro, il giovane Anthony Quinn - aveva ventuno anni - esordisce al cinema nel ‘36, interpretando ruoli secondari in numerosi film, fra cui Parole (1936) di Lew Landers, La via lattea (1936) di Leo McCarey, La conquista del West (1936) di Cecil B. De Mille, The Last Train From Madrid (1937) di James P. Hogan, Partners in Crime (1937) di Ralph Murphy, Bulldog Drummond in Africa (1938) di Louis King.

Nel corso degli anni Quaranta rimane abbastanza relegato in ruoli “etnici” in numerose pellicole della Paramount, con cui era sotto contratto.

Nel ’47, con oltre cinquanta film all’ attivo in poco più di un decennio, aveva recitato in ruoli da hawaiiano, indipendentista filippino, guerrigliero cinese, mafioso, pellerossa e, nonostante avesse lavorato anche in ottimi film (come ad esempio Il cigno nero - 1942 - di Henry King e il western Alba fatale - 1943 - di William A. Wellman), non si era ancora affermato. Torna così a lavorare in teatro, dove, nei successivi anni avrà discreto successo interpretando numerosi ruoli a Broadway - compreso quello di Stanley Kowalski in Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams, personaggio con cui, nel ’51, nell’omonimo film di Elia Kazan, si affermerà il giovane Marlon Brando -.

All’inizio degli anni Cinquanta torna sul grande schermo soprattutto in film di serie B come La maschera del vendicatore (1951) di Phil Karlson o Contro tutte le bandiere (1952) di George Sherman, in cui è antagonista di Errol Flynn, ma, nel ‘52, la sua carriera ha una svolta: in quell’anno lavora in Viva Zapata! (1952) di Elia Kazan, recitando con Marlon Brando e la sua interpretazione come fratello di Emiliano Zapata gli fa vincere un Oscar come Miglior Attore non Protagonista. A partire da quel momento gli verranno assegnati ruoli di maggior rilievo.

Dopo i western Cavalca Vaquero! (1953) di John Farrow, in cui lavora con Robert Taylor e Ava Gardner e Seminole (1953) di Budd Boetticher, in cui lavora con Rock Hudson e Barbara Hale - la futura Della Street, segretaria dell’avvocato Perry Mason nell’omonima serie televisiva giudiziaria - si trasferisce in Italia, dove lavora in molti film prodotti a Cinecittà. Fra questi ricordiamo Ulisse (1954) di Mario Camerini, in cui lavora con Kirk Douglas interpretando il ruolo di Antinoo, La strada (1954) di Federico Fellini, in cui lavora con Giulietta Masina interpretando il rozzo e forzuto Zampanò, Donne proibite (1954) di Giuseppe Amato, Attila (1954) di Piero Francisci, Cavalleria rusticana (1955) di Carmine Gallone.

Tornato nel Stati Uniti, nel ‘56 vince il suo secondo premio Oscar, come Miglior Attore non Protagonista, interpretando il ruolo del pittore Paul Gauguin in Brama di vivere (1956) di Vincente Minnelli, in cui lavora nuovamente con Kirk Douglas - che interpreta Vincent van Gogh -.

 L’anno successivo riesce ad ottenere una Nomination all’Oscar come Miglior Attore Protagonista per Selvaggio è il vento (1957) di George Cukor.

Nel ’58 lavora per la prima - e ultima volta - dietro alla macchina da presa dirigendo I bucanieri.

Negli anni Cinquanta “si specializza” in ruoli da “duro” - a volte anche negativi - ma alla fine del decennio/inizio del successivo, ormai quasi quarantacinquenne, il suo nuovo aspetto - fisico meno scolpito e capelli brizzolati - lo renderà ancor più credibile in ruoli come l’ambiguo biscazziere/pistolero Morgan nel western Ultima notte a Warlock (1959) di Edward Dmytryk, in cui lavora con Henry Fonda e Richard Widmark, il prepotente allevatore nel western Il giorno della vendetta (1959) di John Sturges (il quale l’anno successivo dirigerà il celebre I magnifici sette), in cui lavora per la terza volta con Kirk Douglas, Ombre bianche (1959) di Nicholas Ray, l'ex-colonnello e combattente greco Andrea Stavrou nel celebre I cannoni di Navarone (1961) di Jack Lee Thompson, in cui lavora con Gregory Peck, David Niven, Irene Papas, David Niven, e con un giovane Richard Harris ad inizio carriera, l’ex pugile Louis “Mountain” Rivera in Una faccia pena di pugni (1962) di Ralph Nelson, il beduino Awda Abū Tayy in Lawrence d'Arabia (1962) di David Lean, in cui lavora con Peter O’ Toole e Omar Sharif,  Zorba il greco (1964) di Michael Cacoyannis, con cui ottiene un’altra Nomination all’Oscar come Miglior Attore Protagonista.

Alla fine degli anni Sessanta e poi nei Settanta i successi cominciano a diminuire e diminuisce le sue interpretazioni (ricordiamo La 25esima ora - 1967 - di Henry Verneuil, L’avventuriero - 1967 - di Terence Young, I cannoni di San Sebastian - 1968 - di Henry Verneuil, L’uomo venuto dal Cremlino - 1968 - di Michael Anderson, Il segreto di Santa Vittoria - 1969 - di Stanley Kramer, girato nei pressi di Roviano - fra Roma ed il confine con l’Abruzzo -, Contratto marsigliese - 1974 - di Robert Parrish, Bluff - Storia di truffe e di imbroglioni - 1976 - di Sergio Corbucci, in cui lavora con Adriano Celentano, L’eredità Ferramonti - 1976 - di Mauro Bolognini, Caravans - 1978 - di James Fargo, I figli di Sanchez - 1979 - di Hall Bartlett - il regista de Il gabbiano Jonathan Livingston, 1974, tratto dall’omonimo libro di Richard Bach, pubblicato nel ’70 -, Casablanca Passage - 1979 - di Jack Lee Thompson), apparendo anche in alcune serie televisive.           

Nel ’78 interpreta il ruolo del potente armatore greco Aristotele Onassis ne Il magnate greco di Jack Lee Thompson. Quello di Anthony Quinn che interpreta Onassis è il classico caso in cui la somiglianza fra attore e personaggio interpretato è tale da lasciar di sasso lo spettatore (discorso analogo è valido anche per Kirk Douglas che ventidue anni avanti aveva interpretato Vincent Van Gogh nel già citato Brama di vivere e, oltre trent’anni dopo, per Morgan Freeman che interpreta Nelson Mandela in Invictus - 2009 - di Clint Eastwood).

Nell’81 partecipa a Il leone del deserto di Moustafa Akkad, in cui lavora con Irene Papas, John Gielgud, Oliver Reed, Rod Steiger, film incentrato sulla figura del capo beduino Omar al Mukhtar che combatté le truppe di Mussolini nel deserto della Libia.

Nell’83 riaffronta uno fra i suoi personaggi più noti recitando in una versione musical di Zorba, che rimarrà in cartellone a Broadway per oltre trecentosessanta repliche.

Negli anni Novanta, nonostante l’età avanzata, continua a lavorare in film come Jungle Fever (1991) di Spike Lee, Last Action Hero (1993) di John McTiernan, e nel drammatico Il profumo del mosto selvatico (1995) di Alfonso Arau, in cui lavora con Giancarlo Giannini e con un giovane  Keanu Reeves pre-Matrix.

Ex allievo ed amico del celebre architetto Frank Lloyd Wright - autore de La casa sulla cascata e del Guggenheim Museum di New York -, Anthony Quinn dipingeva e scolpiva, fino a diventare un artista abbastanza apprezzato.

Nel ’72 e nel ’97 scrive due libri di memorie: Il peccato originale (1972) e One Man Tango (1997).

Anthony Quinn muore all’età di ottantasei anni a Bristol - nel Rhode Island - poco dopo la fine delle riprese di Avenging Angelo (uscito postumo nel 2002) di Martin Burke. Nel corso della sua lunga carriera, durata circa sessantacinque anni, ha lavorato in oltre duecento film.

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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