Un ricordo di Blake Edwards nel centenario della sua nascita

una scena di "Victor Victoria" (1982) una scena di "Victor Victoria" (1982)
Cento anni fa nasceva il grande regista e sceneggiatore americano, noto per aver diretto film quali “Operazione sottoveste”, “Colazione da Tiffany”, “I giorni del vino e delle rose”, “La Pantera Rosa”, “La grande corsa”, “Hollywood Party”, “Uomini selvaggi”, “Il seme del tamarindo”, “S.O.B.”, “Victor Victoria”, “Micki & Maude”, “Così è la vita” e molti altri.

Nato a Tulsa - in Oklahoma - nel 1922 (è morto a Los Angeles nel dicembre 2010), esordisce come attore all’inizio degli anni Quaranta e, dopo alcuni ruoli secondari – I cavalieri azzurri (1942) di Henry Hathaway, Joe il pilota (1943) di Victor Fleming, The Eve of St. Mark (1944) di John M. Stahl, L’azione continua (1944) di Harold Schuster, La nave senza nome (1944) di H. Hathaway, Nel frattempo, cara, (1944) di Otto Preminger, Missione segreta (1944) di Mervyn LeRoy, I sacrificati (1945) di John Ford, Anime ferite (1946) di Edward Dmytryk, Lo strano amore di Martha Ivers (1946) di Lewis Milestone, I migliori anni della nostra vita (1946) di William Wyler, La morte è discesa a Hiroshima (1947) di Norman Taurog, Pian della morte (1948) di Lesley Selander, Leather Gloves (1948) di William Asher e Richard Quine - comincia a dedicarsi alla sceneggiatura lavorando ad alcuni film diretti da Richard Quine, fra cui Marinai a terra (1953), il notevole Il terrore corre sull’autostrada (1954), Mia sorella Evelina (1955) e L’affittacamere (1962).

Esordisce dietro alla macchina da prese dirigendo F. Lane in Quando una ragazza è bella (1955) e negli anni seguenti di dedica alla regia mettendo subito in luce un gusto molto pungente per la cosiddetta “situation comedy”, come avviene nel brillante Operazione sottoveste (1959, conosciuto anche con il titolo Una nave tutta rosa), con Cary Grant e Tony Curtis.

La sua passione per la commedia sofisticata si rivela ben più profonda di un’attitudine revivalistica a partire dal celeberrimo Colazione da Tiffany (1961), tratto dal libro omonimo di Truman Capote ed interpretato da Audrey Hepburn, George Peppard, Patricia Neal e Martin Balsam. Una parabola dell’opportunismo carrierista che si svolge in una New York dal doppio registro, che, dietro alla vernice elegante delle vetrine, nasconde sacche di desolazione.

Nei suoi film successivi viene fuori una vena parodistica e satirica che, sotto l’apparente leggerezza, cela un che si sottilmente aspro ed inquietante. Non a caso l’anno seguente dirige I giorni del vino e delle rose (1962), con Jack Lemmon e Lee Remick, una pellicola dalle venature altamente drammatiche in cui i protagonisti attraverso l’inferno dell’alcolismo fino all’abbrutimento totale.

Tuttavia, a risuonar nelle sue corse è soprattutto il cinema comico, attraverso gli echi del burlesque, della slapstick comedy e dello slowburn. Le sue commedie sono contraddistinte da comicità scoppiettante, con gags esplosive («Amo la satira e tutto ciò che è iconoclasta», affermerà lo stesso B. Edwards in un’intervista degli anni Settanta). Di satira e di bordate iconoclaste è sicuramente ricco il celebre La Pantera Rosa (1963), con Peter Sellers. Una fra le coppie comiche - B. Edwards regista e P. Sellers attore - più corrosive del cinema americano degli anni Sessanta e Settanta.

Il successo internazionale del film viene replicato l’anno seguente dal sequel Uno sparo nel buio (1964). La serie verrà poi ripresa, oltre un decennio dopo, con altri cinque film - La Pantera Rosa colpisce ancora (1975), La Pantera Rosa sfida l’ispettore Clouseau (1976), La vendetta della Pantera Rosa (1978), Sulle orme della Pantera Rosa (1982), La Pantera Rosa - Il mistero Clouseau (1983).

Nel frattempo la cifra comica-caustica di B. Edwards si era esaltata con La grande corsa (1965), con Jack Lemmon, Tony Curtis, Natalie Wood e Peter Falk (il futuro Tenente Colombo), e trova uno fra i suoi vertici in Hollywood Party (1968), con Peter Sellers, un film perfettamente calibrato , dal ritmo scandito, con un’esilarante fuoco di fila di gags scoppiettanti, in cui P. Sellers si supera nel ruolo di una comparsa di origine indiana che distrugge a colpi di gaffe un sontuoso party in una villa hollywoodiana.

Tuttavia, non manca di affrontare anche altri generi, come in Uomini selvaggi (1971), con William Holden e Ryan O’ Neal, western intenso e crepuscolare, e Il seme del tamarindo (1974), con Julie Andrews e Omar Sharif, struggente storia d’amore fra una donna britannica ed un funzionario sovietico ingiustamente sottovalutata (sia dal pubblico sia dalla critica).

Tornato alla commedia, dopo i raffinati 10 (1979) e S.O.B. (1981), con J. Andrews e William Holden (al suo ultimo film), realizza un’altra fra le sue opere più note, ovverosia Victor Victoria (1982), con J. Andrews, James Garner e Robert Preston.

Nei dieci/dodici anni seguenti realizza soprattutto commedie in grado di scavare con tocco esilarante e leggero nella complessità dei rapporti interpersonali – soprattutto in quelli fra uomo e donna – e costellate di folgoranti momenti comici. Ricordiamo I miei problemi con le donne (1983), Micki & Maude (1984), Così è la vita (1986), con J. Andrews e Jack Lemmon, Appuntamento al buio (1987), Skin Deep (1989), Il figlio della Pantera Rosa (1993), con Roberto Benigni nei panni del figlio dell’ispettore Clouseau.

Fra gli altri film da lui diretti ricordiamo Colui che rise per ultimo (1956), Le avventure di Mister Cory (1958), La tentazione del signor Smith (1958), In licenza a Parigi (1958), In due è un’altra cosa (1960), Operazione terrore (1962), con Glenn Ford, Papà, ma che cosa hai fatto in guerra? (1966), Peter Gunn: 24 ore per l’assassino (1967), Operazione Crepes Suzette (1970), Il caso Carey (1972), Un bel pasticcio! (1986), Intrigo a Hollywood (1988), Nei panni di una bionda (1991).

A causa di alcune difficoltà di salute, alla fine degli anni Novanta B. Edwards si ritira a vita privata dedicandosi alla scultura, una passione che coltiverà fino alla fine, con numerose mostre al suo attivo. L’ultima si svolgerà nel giugno 2010, circa sei mesi prima della sua scomparsa, alla Leslie Sacks Fine Art Gallery ed i proventi verranno devoluti in beneficenza alla Operation USA’s Haitian Quake Relief Fund.

Personaggio “scomodo” per Hollywood fin dall’inizio della sua carriera, è stato varie volte citato in tribunale dalle case di produzione, inimicandosi l’establishment che, come conseguenza diretta, non gli prestò mai molta attenzione.

Nel 2004 l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences lo premia con un Oscar alla carriera. Nell’accettarlo, l’ottantaduenne B. Edwards lancia un’ultima beffarda provocazione ringraziando anche i suoi avversari ed inscena uno stunt slapstick degno di uno fra i suoi film comici, con tanto di sedia a rotelle - con lui sopra - che va a sfasciarsi contro un muro, se non altro per rompere con il protocollo ufficiale e mostrare irriverenza verso la formalità della serata.

Nel settembre 2010 la stessa Academy gli dedica una serata speciale, intitolata An Evening with Blake Edwards, nel corso della quale viene proiettato il suo S.O.B.

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.