Un ricordo di Burt Lancaster, il trapezista che divenne Gattopardo

Burt Lancaster con Claudia Cardinale alla prima di "Il Gattopardo" Burt Lancaster con Claudia Cardinale alla prima di "Il Gattopardo" foto Carlo Riccardi
Ventisette anni fa moriva il grande attore americano, interprete di film quali “I gangsters” di Robert Siodmak”, “Forza bruta” di Jules Dassin, “Da qui all’eternità” di Fred Zinnemann,“Vera Cruz” di Robert Aldrich, “La rosa tatuata” di Daniel Mann, “Il mago della pioggia” di Joseph Anthony, “Il figlio di Giuda” e “I professionisti” di Richard Brooks”, “Vincitori e vinti” di Stanley Kramer,  “L’uomo di Alcatraz” e “Il treno” di John Frankenheimer, “Il Gattopardo” di Luchino Visconti, “Atlantic City U.S A.” di Louis Malle e molti altri.

Nato a New York il 2 novembre 1913, trapezista in vari circhi dal’ 29 al ’41, viene costretto ad interrompere la carriera a causa di una brutta frattura ad un braccio. Dopo vari lavori saltuari, nel ’43, durante la Seconda guerra mondiale, si arruola nei marines e, nei due anni successivi, combatte in Africa settentrionale e sbarca in Italia insieme agli altri militari alleati.

Dopo qualche esperienza teatrale, esordisce al cinema in I gangsters (1946) di Robert Siodmak, tratto da uno fra i Quarantanove racconti di Ernest Hemingway ed in cui recita con Ava Gardner. L’ anno seguente giganteggia da protagonista in Forza bruta (1947) di Jules Dassin, capolavoro carcerario degli anni Quaranta.

I film successivi son quasi tutti dei classici, in cui Lancaster padroneggia sempre meglio il suo stile di recitazione ed arricchisce sempre più i suoi personaggi con dettagli, sfumature, sottigliezze ed introspezione psicologica. In Il terrore corre sul filo (1948) di Anatole Litvak, è il marito assassino che in circa un’ora e mezza di suspense ininterrotta rappresenta un serio pericolo per la moglie (interpretata da Barbara Stanwyck), mentre in La leggenda dell’arciere di fuoco (1950) di Jacques Tourneur e  Il corsaro dell’isola verde (1952) di Robert Siodmak, utilizza abbondantemente il suo atletismo e le sue doti acrobatiche, che poi tempererà e drammatizzerà in grandi western come Vera Cruz (1954) di Robert Aldrich, in cui è antagonista di Gary Cooper, L’ultimo Apache (1954), anch’esso diretto da R. Aldrich, e Sfida all’OK Corrall (1957) di John Sturges, in cui recita con Kirk Douglas (con il quale aveva già lavorato nove anni avanti nel noir Le vie della città - 1948 - di Byron Haskin e con cui stabilirà un ottimo rapporto di amicizia ed una collaborazione artistica che, nei circa trent’anni successivi, li vedrà insieme in altri sei film).

Nel frattempo, l’esperienza arricchisce la sua maschera di malinconie e mezzi toni con cui affronta personaggi più ambigui e sofferti, fra cui il giornalista di Piombo rovente (1957) di Alexander MacKendrick, il giudice tedesco che viene processato a Norimberga in Vincitori e vinti (1961) di Stanley Kramer e l’ergastolano che diventa uno fra i massimi esperti al mondo in ornitologia di L’uomo di Alcatraz (1962) di John Frankenheimer, con cui vince la Coppa Volpi a Venezia (due anni avanti aveva vinto l’Oscar come Miglior Attore protagonista con il ruolo predicatore esaltato di Il figlio di Giuda - 1960 - di Richard Brooks) ed ottiene una Nomination all’Oscar come Miglior Attore Protagonista (Oscar che verrà vinto da Gregory Peck per il bellissimo Il buio oltre la siepe di Robert Mulligan, tratto dal libro omonimo - Premio Pulitzer 1960 - di Harper Lee).

Nel ’63 Luchino Visconti gli imprime i tratti asciutti e dolenti del principe di Salina nel celebre Il Gattopardo, versione cinematografica del libro omonimo (Premio Strega 1959) di Giuseppe Tomasi di Lampedusa interpretata anche da Claudia Cardinale, Alain Delon, Paolo Stoppa, Serge Reggiani, Romolo Valli, Rina Morelli, Lucilla Morlacchi, Mario Girotti - non ancora Terence Hill -, Giuliano Gemma ed una giovanissima Ottavia Piccolo. Nel film Lancaster, elegante più che mai negli impeccabili vestiti dell’aristocratico borbonico che si trova costretto a confrontarsi con il nuovo vento garibaldino, riesce a dominare la scena senza manierismi e senza farsi sopraffare dalla sfarzosità delle scenografie, degli arredamenti e dei costumi, fondendo, da vero precursore (qualche anno prima dell’affermazione di attori come Robert Redford, Jack Nicholson, Dustin Hoffman, Al Pacino, Robert De Niro), la professionalità ed il carisma hollywoodiano con la sensibilità europea, con uno stile fino ad allora sconosciuto fra attori americani.

In età più matura, per dar spessore ai suoi personaggi gli basterà sempre meno. Rende crepuscolare l’antieroe western (Io sono la legge - 1971 - di Michael Winner, con Robert Ryan e Lee J. Cobb, Io sono Valdez - 1971 - di Edwin Sherin, Nessuna pietà per Ulzana - 1972 - di Robert Aldrich) e gangster (Atlantic City U.S.A. - 1980 - di Louis Malle, con Susan Sarandon).

In Italia, viene diretto nuovamente da L. Visconti in Gruppo di famiglia in un interno (1974), con Claudia Cardinale e, negli anni successivi, appare in Novecento (1976) di Bernardo Bertolucci, nel film tv Mosè (1977) di Gianfranco De Bosio, in La pelle (1981) di Liliana Cavani, tratto dal libro omonimo di Curzio Malaparte ed in cui recita per la quarta ed ultima volta con Claudia Cardinale, nelle miniserie tv Marco Polo (1982) di Giuliano Montaldo e Verdi (1983) di Renato Castellani, in  Il giorno prima (1987) di Giuliano Montaldo, nella miniserie I promessi sposi (1989) di Salvatore Nocita e nel film tv Il viaggio del terrore: la vera storia dell’Achille Lauro (1990) di Alberto Negrin.

Fra gli altri film ricordiamo Furia nel deserto (1947) di Lewis Allen, Erano tutti miei figli (1948) di Irving Reis, Per te ho ucciso (1948) di Norman Foster, il già citato Le vie della città, Doppio gioco (1949) di Robert Siodmak, La corda di sabbia (1949) di William Dieterle, L’imprendibile signor 880 (1950) di Edmund Goulding, La valle della vendetta (1951) di Richard Thorpe, Torna, piccola Sheba (1952) di Delbert Mann, Da qui all’eternità (1953) di Fred Zinnemann, con Deborah Kerr, Montgomery Clift, Frank Sinatra (Oscar come Miglior Attore Non Protagonista) e Ernest Borgnine, Il trono nero (1954) di Byron Askin, La rosa tatuata (1955) di Daniel Mann, con Anna Magnani (Oscar come Miglior Attrice Protagonista - primissima attrice italiana a vincere un Oscar in un film americano), Il mago della pioggia (1956) di Joseph Anthony, con Katharine Hepburn, Mare caldo (1958) di Robert Wise, con Clark Gable, Tavole separate (1958) di Delbert Mann, con Rita Hayworth e David Niven, Il discepolo del diavolo (1959) di Guy Hamilton, con Kirk Douglas, Gli inesorabili (1960) di John Huston, con Audrey Hepburn e Audie Murphy, Il giardino della violenza (1961), Il treno (1964) e Sette giorni a maggio (1964) di John Frankenheimer, Gli esclusi (1963) di John Cassavetes, I professionisti (1966) di Richard Brooks, con Claudia Cardinale, Lee Marvin, Robert Ryan, Woody Stroode, Jack Palance e Ralph Bellamy, Joe Bass l’implacabile (1968) e  Ardenne 44 un inferno (1969) di Sydney Pollack, Airport (1970) di George Seaton, Scorpio (1973) di Michael Winner, con Alain Delon, Buffalo Bill e gli indiani (1976) di Robert Altman, con Paul Newman, Cassandra Crossing (1976) di George Pan Cosmatos, con Richard Harris e Sophia Loren, L’isola del dottor Moreau (1977) di Don Taylor,  Zulu Dawn (1979) di Douglas Hickox con Peter O’ Toole, Branco selvaggio (1980) di Lamont Johnson, Osterman Weekend (1983) di Sam Peckinpah (alla sua ultima regia), tratto dal libro omonimo di Robert Ludlum ed interpretato anche da Rutger Hauer e Meg Foster, Local Hero (1983) di Bill Forsyth,  Il sogno della città fantasma (1985) di Alan Sharp, l’amaro Due tipi incorreggibili (1986) di Jeff Kanew, settimo ed ultimo film in cui recita con l’amico Kirk Douglas,  La bottega dell’orefice (1988) di Michael Anderson, tratto dal dramma omonimo di Andrzej Jawien [Karol Józef Wojtyla], il film tv  Il fantasma dell’opera (1989) di Tony Richardson, tratto dal romanzo omonimo di Gaston Leroux, L’uomo dei sogni (1989) di Phil Alden Robinson, con Kevin Costner, Amy Madigan e James Earl Jones.

Fa anche due esperienze dietro alla macchina da presa, dirigendo (e interpretando) il western Il kentuckiano (1955) - conosciuto anche con il titolo Il vagabondo delle frontiere -, con Dianne Foster e Walter Matthau (al suo esordio cinematografico), e L’uomo di mezzanotte (1974), con Susan Clark.     

Nel novembre 1990, circa due settimane dopo la fine delle riprese del film tv Separate but Equal di George Stevens jr. (che andrà in onda nel maggio 1991), con Sidney Poitier viene colpito da un ictus ischemico che comprometterà fortemente le sue capacità motorie e metterà fine alla sua carriera d’attore quattro anni prima della sua scomparsa. Già nel decennio precedenti aveva avuto alcuni infarti ed altre difficoltà di salute.

Burt Lancaster, insieme ai quasi coetanei Robert Taylor (1911-1969), Stewart Granger (1913-1993), Alan Ladd (1913-1964), Richard Widmark (1914-2008), Sterling Hayden (1916-1986), Gregory Peck (1916-2003), Glenn Ford (1916-2006), Kirk Douglas (1916-2020), Robert Mitchum (1917-1997) e William Holden (1918-1981), è stato uno fra i “grandi” della Hollywood classica e non solo. Una lunga e ricca carriera (circa cento film) cominciata con ruoli d’azione e noir e passata attraverso il western, il gangster-movie, alcuni fra i più celebri drammi di scuola statunitense fino alla profondità degli autori europei (su tutti Luchino Visconti e Louis Malle).

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.


 


 

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