Un ricordo di Gene Tierney nel centenario della sua nascita

Gene Tierney con Don Ameche in "Il cielo può attendere" di Ernst Lubitsch Gene Tierney con Don Ameche in "Il cielo può attendere" di Ernst Lubitsch
Cento anni fa nasceva la grande attrice americana, interprete di film quali “Il vendicatore di Jess il bandito” di Fritz Lang, “I misteri di Shangai” di Josef von Sternberg, “Il cielo può attendere” di Ernst Lubitsch, “Vertigine”, “Il segreto di una donna” e “Sui marciapiedi” di Otto Preminger, “Femmina folle” di John M. Stahl, “Il filo del rasoio” di Edmund Goulding, “Il fantasma e la signora Muir” di Joseph L. Mankiewicz e molti altri.

Nata a New York nel 1920 (muore a Houston - in Texas - nel novembre 1991), Gene Eliza Tierney - meglio nota come Gene Tierney -, bellezza corvina e misteriosa, esordisce al cinema in Il vendicatore di Jess il bandito (1940) di Fritz Lang, con Henry Fonda, sequel del celebre Jess il bandito (1939) di Henry King.

Già attrice protagonista (Inferno nel deserto - 1941 - di Henry Hathaway), brilla in I misteri di Shangai (1941) di Josef von Sternberg, e recita con leggerezza e fascino fra la commedia “faustiana” (Il cielo può attendere - 1943 - di Ernst Lubisch, con Don Ameche) e fantastica (Il fantasma e la signora Muir - 1947 - di Joseph L. Mankiewicz, con Rex Harrison).

La sua consacrazione con l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista per Laura (19449 di Otto Preminger), la performance “patologica” di Femmina folle (1945) di John M. Stahl e quella di Il filo del rasoio (1946) di Edmund Goulding, tratto dal libro omonimo di William Somerset Maugham ed interpretato anche da Tyrone Power e Anne Baxter (Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista) trovano seguito con Il segreto di una donna (1949) e Sui marciapiedi (1950), entrambi diretti da O. Preminger.

Fra gli altri film ricordiamo La baia di Hudson (1941) di Irving Pichel, La via del tabacco (1941) di John Ford, La ribelle del Sud (1941) di Irving Cummings, Il figlio della furia (1942) di John Cromwell, Ragazze che sognano (1942) di Rouben Mamoulian, Sparvieri di fuoco (1942) e Il sipario di ferro (1948) di William A. Wellman, Ragazza cinese (1942) di Henry Hathaway, Una campana per Adamo (1945) di Henry King, Il castello di Dragonwyck (1946) di Joseph L. Mankiewicz, Quel meraviglioso desiderio (1948) di Robert B. Sinclair, I trafficanti della notte (1950) di Jules Dassin, con Richard Widmark, Figlio di ignoti (1951) di William Keighley, La madre dello sposo (1951) di Mitchell Leisen, On the Riviera (1951) di Walter Lang, Il segreto del lago (1951) di Michael Gordon, con Glenn Ford, Il grande gaucho (1952) di Jacques Tourneur, Gli avventurieri di Plymouth (1952) di Clarence Brown, Arrivò l’alba (1953) di Delmer Daves, con Clark Gable, La voce della calunnia (1953) di Anthony Pelissier, Sinuhe l’egiziano (1954) di Michael Curtiz, L’amante sconosciuto (1954) di Nunnally Johnson, La mano sinistra di Dio (1955) di Edward Dmytryk, con Humphrey Bogart (al suo penultimo film).

A partire dalla fine degli anni Cinquanta la sua carriera si avvia rapidamente verso il declino e, dopo poche apparizioni televisive ed alcuni film all’inizio del decennio successivo (Tempesta su Washington - 1962 - di Otto Preminger, con Henry Fonda, La porta dei sogni - 1963 - di George Roy Hill, Mentre Adamo dorme - 1964 - di Jean Negulesco), termina del tutto. 

 

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.


 


 

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