Un ricordo di John Cassavetes nell’anniversario della sua nascita

John Cassavetes in "Concerto con delitto" John Cassavetes in "Concerto con delitto"
Il grande attore e regista americano, noto per aver diretto film quali “Ombre”, “Blues di mezzanotte”, “Gli esclusi” “Volti”, “Mariti”, “Minnie e Moskowitz”, “Una moglie”, “La sera della prima”, “Assassinio di un allibratore cinese”, “Gloria - Una notte d’estate” e “Il grande imbroglio” avrebbe novant’anni.

Nato a New York nel 1929 (muore a Los Angeles nel febbraio 1989 a soli cinquantanove anni - ergo nel 2019 viene ricordato non solo per il novantesimo anniversario della sua nascita, ma anche per il trentennale della sua scomparsa), dopo alcune performances da attore (La quattordicesima ora - 1951 - di Henry Hathaway, Taxi - 1953 - di Gregory Ratoff, Notte di terrore - 1955 - di Andrew L. Stone, Delitto nella strada - 1956 - di Don Siegel, con James Whitmore, Nel fango della periferia - 1957 - di Martin Ritt, con Sidney Poitier e Jack Warden, Intrigo all’Avana - 1957 - di Laszlo Benedek, con un bravissimo Raymond Burr pre Perry Mason, Sabbie roventi - 1958 - di Pat Jackson, il western Lo sperone insanguinato - 1958 - di Robert Parrish, con Robert Taylor e Julie London, The Webster Boy - 1961 - di Don Chaffey), esordisce alla regia con Ombre (1961), storia di una famiglia di colore (due fratelli ed una sorella) che prova invano ad integrarsi nella società dei bianchi. J. Cassavetes non firma il manifesto del New American Cinema - gruppo soprattutto newyorkese che propugna un cinema anticonformista e dirompente sia sotto il profilo dello stile sia sotto quello dei contenuti -, ma, di fatto, Ombre, girato in 16mm, diventerà un film di riferimento per l’intera area dell’avanguardia. Svincolato dai codici e dagli stereotipi, molto audace nello stile di ripresa - in diretta e senza alcuna costruzione scenica - indica materialmente la possibilità di un cinema sottratto alle leggi del business e diventa così una sorta di “manifesto del cinema indipendente”.

Dopo le regie di Blues di mezzanotte (1962) e Gli esclusi (1963), con Burt Lancaster, ottiene notevole successo per le sue ottime prove attoriali in Contratto per uccidere (1964) di Don Siegel, interpretato da Lee Marvin e Angie Dickinson e remake del noir I gangsters (1946) di Robert Siodmak (tratto da un racconto di Ernest Hemingway), Quella sporca dozzina (1967) di Robert Aldrich, in cui lavora con Lee Marvin, Charles Bronson, Jim Brown, Donald Sutherland, Clint Walker, Telly Savalas, Richard Jackel, Ernest Borgnine, Robert Webber, Robert Ryan e George Kennedy e Rosemary’s Baby (1968) di Roman Polanski, con Mia Farrow e Ruth Gordon.

Nel’68 dirige Volti, “autopsia” di una crisi matrimoniale e, due anni dopo, la sconsolata storia di amicizia virile Mariti (1970).

Mentre continua a recitare - in film suoi e non - affina il suo linguaggio registico grazie anche alla continua collaborazione con la bravissima Gena Rowlands (sua moglie nella vita reale) e con altri amici attori (fra i quali il grande Peter Falk, che negli anni Settanta stava girando i quarantacinque episodi delle sette stagioni de Il Tenente Colombo). Minnie e Moskowitz (1971), Una moglie (1974) e La sera della prima (1978) sono intensi drammi psicologici in cui la macchina da presa segue a distanza molto ravvicinata le complesse relazioni umane, sovente affidandosi a lunghi monologhi degli attori.

Con Assassinio di un allibratore cinese (1976) e Gloria - Una notte d’estate (1980) sembra cambiare registro, affidandosi ad una personale rilettura del noir e del cinema d’azione.

Il suo ultimi due film, Love Streams - Scia d’amore e Il grande imbroglio (1985) sono il suo corrosivo addio al cinema, pochi anni prima della sua scomparsa.

Fra gli altri film da lui interpretati ricordiamo Facce senza Dio (1966) di Daniel Haller, Gli intoccabili (1969) di Giuliano Montaldo, Se è martedì deve essere il Belgio (1969) di Mel Stuart, Quella sporca ultima notte (1975) di Steve Carver, Panico nello stadio (1976) di Larry Pearce, il drammatico Mickey e Nicky (1976) di Elaine May, in cui duetta con Peter Falk, Gli eroi (1977) di Jeremy Kagan, Fury (1978) di Brian De Palma, Obiettivo Brass (1978) di John Hough, Di chi è la mia vita? (1981) di John Badham, Incubus - Il potere del male (1982) di John Hough, La tempesta (1982) di Paul Mazursky, Marvin & Tige (1982) di Eric Weston,  

In televisione, alla fine degli anni Cinquanta è protagonista della serie poliziesca Johnny Staccato (1959-60), soppressa dopo soli ventotto episodi.

All’inizio degli anni Settanta viene “ospitato” dal suo amico Peter Falk ed interpreta il ruolo del direttore d’orchestra protagonista di Concerto con delitto (1972), episodio della seconda stagione de Il Tenente Colombo (1971-78).

Figura molto schiva e riservata, John Cassavetes, che si autodefinì come «il peggior regista del mondo», è stato invece uno fra i pionieri del cinema indipendente ed ha realizzato alcuni fra i più emozionanti e sofferti film americani del secondo Novecento.

 

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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