Un ricordo di John Wayne nell’anniversario della sua scomparsa

John Wayne negli anni Sessanta John Wayne negli anni Sessanta foto Carlo Riccardi
Quarant’anni fa, nel giugno 1979 moriva a Los Angeles il grande attore americano, protagonista di film quali “Ombre rosse”, “Un uomo tranquillo”, “Sentieri selvaggi”, “Soldati a cavallo” e “L’uomo che uccise Liberty Valance” di John Ford, “Il fiume rosso”, “Un dollaro d’onore”, “Hatari!”, “El Dorado” e “Rio Lobo” di Howard Hawks, “Iwo Jima, deserto di fuoco” di Allan Dwan, “Hondo” di John Farrow, “I 4 figli di Katie Elder” e “Il Grinta” di Henry Hathaway, “Il pistolero” di Don Siegel e molti altri.

Nato a Winterset - nell’Iowa - nel maggio 1907, Marion Michael Morrison - meglio noto con il nome d’arte di John Wayne - soprannominato “Duke” (nome del cane da caccia che aveva da bambino), promessa sportiva (nel football americano) della University of Southern California, si mantiene facendo l’attrezzista alla Fox.

Fra il 1925 ed il 1930, fa molte brevi apparizioni (Lo studente - 1925 - di Jack Conway, Bardelys il magnifico - 1926 - di King Vidor, The Great K & A Trian Robbery - 1926 - di Lewis Seiler, Annie Laurie - 1927 - di John S. Robertson, The Drop Kick - 1927 - di Millard Webb,  Mother Machree - 1928 - di John Ford, L’ultima gioia - 1928 - di J. Ford, La casa del boia - 1928 - di J. Ford, L’arca di Noè - 1928 - di Michael Curtiz, Rivincita - 1929 - di Benjamin Stoloff, La guardia nera - 1929 - di J. Ford, Words and Music - 1929 - di James Tinling, Saluto militare - 1929 - di J. Ford e David Butler, The Forward Pass - 1929 - di Edward F. Cline, Il sottomarino - 1930 - di J. Ford, Temerario nato - 1930 - di J. Ford e Andrew Bennison, La traccia bianca - 1930 - di A. F. Erickson, Cheer Up and Smile - 1930 - di Sidney Lanfield ) ed ottiene il suo primo ruolo da protagonista in Il grande sentiero (1930) di Raoul Walsh.

Negli anni compresi fra il 1931 al 1939 è protagonista di oltre sessanta western di serie B per la Warner Bros, la Monogram, la Universal e, a partire dal ’35, la Republic (trentatré film dal 1935 al 1952). Una lunga gavetta e “palestra di western" (sei film nel 1931, sei nel '32, undici nel '33, sei nel '34, otto nel '35, nove nel '36, sei nel '37, sei nel '38, quattro nel '39).

Fra i titoli di questi anni ricordiamo Arizona (1931) di George B. Seitz, Three Girls Lost (1931) di Sidney Lanfield, Lady and Gent (1932) di Stephen Roberts, Uragano Express (1932) di J. P. McGowan e Armand Schaefer, Il cavaliere del destino (1933), La valle dell’oro (1934), Acciaio blu (1934), L’invincibile dello Utah (1934), La valle del terrore (1934), La traccia infernale (1934), I gangsters del Texas (1935), Cavaliere all’alba (1935), Verso il West! (1935) e L’oro di Picano Valley (1935), tutti diretto da Robert N. Bradbury, Il giustiziere del West (1933) di A. Schaefer, Un sentiero nel deserto (1935) di Lewis D. Collins, Uno sceriffo per Weather Spring (1935) di Carl Pierson, La banda dei razziatori (1936) e Il re dei Pecos (1936) e Il sentiero solitario (1936) di Joseph Kane, Una diligenza per l’Ovest (1936) di Mack V. Wright, Il sentiero della vendetta (1937) di Charles Barton, California Straight Ahead! (1937) di Arthur Lubin, Pals of the Saddle (1938), Red River Range (1938) e The Night Riders (1939) di George Sherman, Il primo ribelle (1939) di William A. Seiter.

Richiamato da John Ford per il ruolo di Ringo Kid nel celeberrimo Ombre rosse (1939), fa un primo “salto di qualità” verso lo stardom hollywoodiano, sia pur continuando ad interpretare numerosi western di serie B (Il generale Quantrill - 1940 - di Raoul Walsh, I cacciatori dell’oro - 1942 - di Ray Enright, Terra nera - 1943 - di Albert S. Rogell, Romanzo del West - 1944 - di Edwin L. Marin, Dakota - 1945 - di Joseph Kane, California Express - 1946 - di Mervyn LeRoy, L’ultima conquista - 1947 - di James Edward Grant ed altri).

Protagonista di avventure marinaresche dall’ambientazione cupa (Viaggio senza fine - 1940 - di John Ford) e dal ritmo avvincente (La strega rossa - 1948 - di Edward Ludwig), è più volte in film bellici sul fronte del Pacifico, fra crude esperienze biografiche (I sacrificati - 1945 - di John Ford) e superlativa ricostruzione classica (Iwo Jima, deserto di fuoco - 1949 - di Allan Dwan, con cui ottiene una Nomination all’Oscar come Miglior Attore Protagonista).

L’attitudine a personaggi severi, con una recitazione asciutta ed istintiva, torna nel western nell’atmosfera epica attraversata da un teso rapporto edipico (Il fiume rosso - 1948 - di Howard Hawks, con Montgomery Clift, Joanne Dru, Walter Brennan e John Ireland) e nelle accentuazioni simboliche (In nome di Dio - 1948 - di John Ford, conosciuto anche con il titolo Il texano).

Diretto da J. Ford, percorre gli accenti “eroici” e celebrativi del genere nella cosiddetta “trilogia della cavalleria” (formata da Il massacro di Fort Apache - 1948 -, con Henry Fonda, I cavalieri del Nord Ovest - 1949 - e Rio Bravo - 1950 -, con Maureen O’ Hara) e nel lirismo epico di Soldati a cavallo (1959), con William Holden; dà vita ad una complessa e tormentata psicologia della frontiera dominata da istinti cupi e violenti (Sentieri selvaggi - 1956 -, con Jeffrey Hunter, Nathalie Wood, Vera Miles e Ward Bond, da molti considerata, insieme al già citato Il fiume rosso, come una fra le sue migliori performances), per poi diventare una figura nostalgica di un West al tramonto (L’uomo che uccise Liberty Valance - 1962 -, con James Stewart, Vera Miles e Lee Marvin).

Diretto da Howard Hawks, la sua solidità si arricchisce di numerosi risvolti ironici (Un dollaro d’onore - 1959 - con Dean Martin, Angie Dickinson, Walter Brennan, Ricky Nelson e John Russell) per brillanti variazioni sul medesimo canovaccio (El Dorado - 1967 -, con Robert Mitchum, James Caan, Arthur Hunnicutt, Michele Carey, Charlene Holt, Edward Asner e Christopher George, e Rio Lobo - 1970 -, con Jorge Rivero, Jennifer O’ Neal, Christopher Mitchum e Victor French).

“Leggendario” e monumentale in Il Grinta (1969) di Henry Hathaway, con cui vince l’Oscar come Miglior Attore Protagonista, si congeda dal suo pubblico con un misurato ruolo da western crepuscolare (il bellissimo Il pistolero - 1977 - di Don Siegel, con Lauren Bacall, Ron Howard, James Stewart, Hugh O’ Brian, Richard Boone, Bill McKinney, Harry Morgan e John Carradine).

Fondata - alla fine degli anni Quaranta - una sua compagnia di produzione (la Batjac), da regista e produttore si rivela enfatico e ridondante nell’epopea del West (La battaglia di Alamo - 1960), sfacciatamente reazionario e militarista nella tragedia della guerra del Vietnam (il mediocre e indifendibile Berretti verdi - 1968).

 

Fra gli altri film ricordiamo La taverna dei sette peccati (1940) di Tay Garnett, con Marlene Dietrich, Il grande tormento (1941) di Henry Hathaway, Vento selvaggio (1942) di Cecil B. DeMille, con Ray Milland, Paulette Goddard, Raymond Massey e Robert Preston, I falchi di Rangoon (1942) di David Miller, La grande fiamma (1942) di Jules Dassin, I conquistatori dei sette mari (1944) di Edward Ludwig, Fiamme a San Francisco (1944) di Joseph Kane, Gli eroi del Pacifico (1945) di Edward Dmytryk, La grande conquista (1947) di Richard Wallace, Dopo Waterloo - Il ritorno del kentuckiano (1949) di George Wagner, Lo squalo tonante (1951) di G. Wagner, I diavoli alati (1951) di Nicholas Ray, Un uomo tranquillo (1952) di John Ford, con Maureen O’ Hara, Marijuana (1952) di E. Ludwig, Hondo (1953) di John Farrow, con Geraldine Page, Ward Bond e James Arness, e considerata la sua miglior performance in un western non diretto da J Ford o da H. Hawks, L’irresistibile Mr. John (1953) di Michael Curtiz, L’isola nel cielo (1953) e Prigionieri del cielo (1954) di William A. Wellman, Gli amanti dei 5 mari (1955) di J. Farrow, Oceano rosso (1955) di W. A. Wellman, con Lauren Bacall, Il conquistatore (1955) di Dick Powell, Le ali delle aquile (1957) di J. Ford, con Maureen O’ Hara, Il pilota razzo e la bella siberiana di Josef von Sternberg (girato nel 1950 ma distribuito solo sette anni dopo) Timbuctù (1957) di H. Hathaway, Il barbaro e la geisha (1958) di John Huston, Pugni, pupe e pepite (1960) di H. Hathaway, con Stewart Granger, I comancheros (1961) di M. Curtiz, con Lee Marvin,  Hatari! (1962) di Howard Hawks, con Elsa Martinelli, Hardy Kruger, Red Buttons e Gerard Blain,  Il giorno più lungo (1962) di Ken Annakin e Andrew Marton, La conquista del West (1962) di H. Hathaway, J. Ford e George Marshall, I tre della croce del Sud (1963) di J. Ford, McLintock! (1963) di Andrew V. McLagen, con Maureen O’ Hara e Stephanie Powers, Il circo e la sua grande avventura di H. Hathaway, con Rita Hayworth e Claudia Cardinale, Prima vittoria (1965) di Otto Preminger, con Kirk Douglas, I quattro figli di Katie Elder (1965) di H. Hathaway, con Dean Martin, Earl Holliman e George Kennedy, Combattenti della notte (1966) di Melville Shavelson, con Kirk Douglas, Carovana di fuoco (1967) di Burt Kennedy, con Kirk Douglas, Uomini d’amianto contro l’inferno (1968) di A. V. McLagen, I due invincibili (1969) di A. V. McLagen, con Rock Hudson.

Dopo l’Oscar per il già citato Il Grinta di H. Hathaway e prima del suo ultimo film (Il pistolero di D. Siegel), è protagonista di alcuni western medi costruiti più o meno su misura per lui, il “roccioso eroe” invecchiato che appartiene ad un’epoca ormai scomparsa (anche il western hollywoodiano, fra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, sta ormai andando in tutt’altra direzione, con film come Butch Cassidy di George Roy Hill, Ucciderò Willy Kid di Abraham Polonsky, Il mucchio selvaggio di Sam Peckinpah, Un uomo chiamato cavallo di Elliott Silverstein, Piccolo grande uomo di Arthur Penn, Soldato blu di Ralph Nelson, Uomo bianco… va col tuo Dio! di Richard C. Sarafian, Corvo Rosso… non avrai il mio scalpo! di Sydney Pollack, Pat Garret & Billy the Kid di S. Peckinpah ed attori più giovani quali Paul Newman, Robert Redford, Richard Harris, Dustin Hoffman, Peter Strauss, Richard Harris): Chisum (1970) di A. V. McLagen, Il grande Jake (1971) di George Sherman, con Maureen O’ Hara, Quel maledetto colpo al Rio Grande Express (1973) di B. Kennedy, La stella di latta (1973) di A. V. McLagen, Torna El Grinta (1975) di Stuart Millar, con Katharine Hepburn, sequel de Il Grinta.

A queste pellicole si aggiungono due polizieschi: È una sporca faccenda, tenente Parker! (1973) di John Sturges e Ispettore Brannigan, la morte segue la tua ombra (1975) di Douglas Hickox, che seguono la strada inaugurata da Clint Eastwood all'inizio degli anni Settanta con Ispettore Callaghan - Il caso Scorpio è tuo (1971) di Don Siegel (strada poi proseguita con i successivi Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan di Ted Post,Cielo di piombo ispettore Callaghan di James Fargo, Coraggio, fatti ammazzare! di C. Eastwood e Scommessa con la morte di Buddy Van Ebsen) 

 

Figura a dir poco controversa (di quelle su cui a volte gli storici del cinema ed i critici cinematografici preferiscono non scrivere neppure una riga, anche solo per non esser costretti ad affrontare l’argomento), per chi non ha mai separato la sua bravura di attore dalle sue idee politiche, è stato a lungo sottovalutato o sopravvalutato. Forse un errore in entrambi i casi. Forse oggi, a molti anni di distanza dalla sua morte, è possibile valutarlo in modo obiettivo (almeno per quanto riguarda la sua carriera). Un ottimo attore, forse senza la versatilità di alcuni suoi celebri quasi coetanei (Clark Gable, Gary Cooper, Henry Fonda, Ray Milland,  James Stewart) e di altri un po' più giovani di lui (Robert Taylor, Stewart Granger, Alan Ladd, Burt Lancaster, Richard Widmark, Sterling Hayden, Gregory Peck, Glenn Ford, Kirk Douglas, Robert Mitchum, William Holden), ma neppure rigido e monocorde come alcuni hanno scritto. Anche se ha recitato quasi esclusivamente in film western o di guerra, i suoi personaggi non sono affatto tutti uguali e, nelle decine di suoi film, ha utilizzato differenti registri recitativi (drammatico, malinconico, ironico, scanzonato) con grande abilità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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