Un ricordo di Lee Marvin, interprete di "I professionisti", "Quella sporca dozzina" e "Gorky Park"

Lee Marvin con Claudia Cardinale ne "I professionisti" di Richard Brooks Lee Marvin con Claudia Cardinale ne "I professionisti" di Richard Brooks
Il grande attore americano, noto per film come “Il grande caldo” di Fritz Lang, “Il selvaggio” di Laszlo Benedek, “L’uomo che uccise Liberty Valance” di John Ford, “Contratto per uccidere” di Don Siegel, “Cat Ballou” di Elliot Silverstein, “I professionisti” di Richard Brooks, “Quella sporca dozzina” di Robert Aldrich, “Senza un attimo di tregua di John Boorman e molti altri, nel febbraio 2019 avrebbe compiuto novantacinque anni.

«Abbiamo lavorato insieme nel film di Richard Brooks I professionisti. Beveva. Beveva sempre e tantissimo [...]. Ma questo non toglieva nulla alla sua straordinaria capacità di attore. Ed alla sua gentilezza di persona» (Claudia Cardinale in Claudia Cardinale, Io, Claudia tu, Claudia, Frassinelli, Milano 1995)

«La sera lo lasciavo al bar e l’indomani lo trovavo esattamente nello stesso posto. Una vera forza della natura. Anche dopo le peggiori sbronze notturne, non ha mai mancato un giorno di riprese, e neppure una battuta. Faceva una doccia e ripartiva». (Claudia Cardinale in Claudia Cardinale, Le stelle della mia vita, Casale Monferrato - AL -, 2006)

Nato a New York nel 1924, durante la Seconda guerra mondiale combatte per tre anni e mezzo nel corpo dei marines, dove acquisisce una risolutezza di modi ed una grinta ferrea che rappresenteranno il suo “biglietto da visita” nel corso della sua intera carriera cinematografica.

Esordisce all’inizio degli anni Cinquanta in una piccola parte (in cui non viene neppure accreditato) ne Il comandante Johnny (1951) di Henry Hathaway, con Gary Cooper (nello stesso film esordisce anche un giovane Charles Buchinski, che qualche anno dopo sarebbe diventato noto come Charles Bronson).

Dopo altre piccole parti non accreditate (Teresa - 1951 - di Fred Zinnemann, Non cedo alla violenza - 1951 - di William Castle, Il talismano della Cina - 1952 - di Lewis R. Foster, Corriere diplomatico - 1952 - di Henry Hathaway, Matrimoni a sorpresa - 1952 - e Down Among the Sheltering Palms - 1953 -, entrambi diretti da Edmund Goulding ) ed altri ruoli secondari (Duello al Rio d’argento - 1952 - di Don Siegel, Il nido del carnefice - 1952 - di Roy Huggins, Seminole - 1953 - di Budd Boetticher, con Rock Hudson, Barbara Hale e Anthony Quinn, Brigata di fuoco - 1953 - di Robert D. Webb, Lo straniero ha sempre una pistola - 1953 - di Andre De Toth, con Randolph Scott e Ernest Borgnine, Il suo onore gridava vendetta - 1953, conosciuto anche con il titolo Duello all’ultimo sangue - di Raoul Walsh, con Rock Hudson ) si fa notare in Otto uomini di ferro (1952) di Edward Dmytryk e soprattutto per la bravura con cui interpreta il brutale e sadico gangster ne Il grande caldo (1953) di Fritz Lang, con Glenn Ford e Gloria Grahame.

La sua maschera con freddi occhi chiari a fessura e con un qualcosa di letale nell’espressione lo rendono perfetto per dar vita a tipiche “facce patibolari”, molto efficaci nel classico scontro fra il bene ed il male che tanto caro era al cinema hollywoodiano classico.

Ne Il selvaggio (1954) di Laszlo Benedek è il più irrequieto dei motociclisti/teppisti guidati da Marlon Brando.

Dopo altre performances molto incisive (L’ammutinamento del Caine - 1954 - di Edward Dmytryk, con Humphrey Bogart, Fred MacMurray e Van Johnson, Giorno maledetto - 1955 - di John Sturges, con Spencer Tracy e Robert Ryan, Prima linea - 1956 - di Robert Aldrich, con Jack Palance e Eddie Albert, I comanceros - 1961 - di Michael Curtiz, con John Wayne), all’inizio degli anni Sessanta diventa il “terrore del West” ne L’uomo che uccise Liberty Valance (1962) di John Ford, in cui lavora con John Wayne, James Stewart, Vera Miles e con un Lee Van Cleef pre Sergio Leone e Sergio Sollima, e veste i panni del killer in Contratto per uccidere (1964) di Don Siegel, tratto da un racconto di Ernest Hemingway (già portato al cinema nel 1946 con I gangsters di Robert Siodmak) ed  in cui recita con Angie Dickinson, John Cassavetes e Ronald Reagan (al suo ultimo film prima di diventare Governatore della California - dal ’67 al ’75 - e poi Presidente degli Stati Uniti - dall’81 all’89).

Anche se, paradossalmente, l’Oscar come Miglior Attore Non Protagonista, arriva per il suo doppio ruolo (di ubriacone e di assassino) in Cat Ballou (1965) di Elliot Silverstein, uno fra i rari western americani dichiaratamente comici e parodistici ed in cui lavora con una giovane Jane Fonda, Hollywood ha in serbo per lui altri celeberrimi “duri”: il maggiore Reisman, che guida la disperata missione di guerra in Quella sporca dozzina (1967) di Robert Aldrich, in cui lavora con Charles Bronson, John Cassavetes, Jim Brown, Donald Sutherland, Clint Walker, Telly Savalas,  Richard Jaeckel, Ernest Borgnine, Robert Webber, Robert Ryan e George Kennedy, o il marine naufrago alle prese con un nemico giapponese (interpretato da Toshiro Mifune) in Duello nel Pacifico (1968) di John Boorman, il quale, l’anno avanti, lo aveva già diretto nell’ottimo Senza un attimo di tregua (1967), con Angie  Dickinson, Keenan Wynn e Carroll O’ Connor.

Con il trascorrer degli anni, a volte la sua rudezza si volge anche a fin di bene. In Arma da taglio (1972) di Michael Ritchie, in cui lavora con Gene Hackman e Sissi Spacek (al suo primo film), salva due orfanelle in pericolo; ne Il grande uno rosso (1980) di Samuel Fuller è un eroico sergente che combatte nella Seconda guerra mondiale.

Nel suo ultimo film, il modesto Delta Force (1986) di Menahem Golan, in cui lavora con Chuck Norris chiudendo la sua più che trentennale carriera, è un comandante delle teste di cuoio americane.

Fra gli altri film ricordiamo Gorilla in fuga (1954) di Harmon Jones, La spia dei ribelli (1954) di Hugo Fregonese, Sabato tragico (1955) di Richard Fleischer, Nessuno resta solo (1955) di Stanley Kramer, con Robert Mitchum e Olivia de Havilland, A Life in the Balance (1955) di Harry Horner e Rafael Portillo, Tempo di furore (1955) di Jack Webb, Tutto finì alle sei (1955) di Stuart Heisler, remake di Una pallottola per Roy di Raoul Walsh ed interpretato da Jack Palance e Shelley Winters, La spiaggia delle conchiglie (1955) di Edward Dein, I sette assassini (1956) di Budd Boetticher, con Randolph Scott, I pilastri del cielo (1956) di George Marshall, Supplizio (1956) di Arnold Laven, L’albero della vita (1957) di Edward Dmytryk, con Montgomery Clift, Elizabeth Taylor e Eva Marie Saint, The Missouri Traveler (1958) di Jerry Hopper, Anime sporche (1962) di Edward Dmytryk, I tre della croce del Sud (1963) di John Ford, con John Wayne, La nave dei folli (1965) di Stanley Kramer, con Vivien Leigh (al suo ultimo film), l’ottimo western I professionisti (1966) di Richard Brooks, in cui lavora con Claudia Cardinale, Burt Lancaster, Robert Ryan, Woody Stroode, Jack Palance e Ralph Bellamy, Il sergente Ryker (1968) di Buzz Kulik, La ballata della città senza nome (1969) di Joshua Logan, in cui, insieme a Clint Eastwood, si esibisce anche in una performance canora, Monty Walsh un uomo duro a morire (1970) di William A. Fraker, Per una manciata di soldi (1972) di Stuart Rosenberg, L’imperatore del Nord (1973) di Robert Aldrich, con Ernest Borgnine e Keith Carradine, The Iceman Cometh (1973) di John Frankenheimer, La banda di Harry Spikes (1974) di Richard Fleisher, L’uomo del clan (1974) di Terence Young, Ci rivedremo all’inferno (1977) di Peter R. Hunt, Il grande scout (1977) di Don Taylor, Avalanche Express (1979) di Mark Robson, con Robert Shaw (al suo ultimo film), Caccia selvaggia (1980) di Peter Hunt, con Charles Bronson e Angie Dickinson, Gorky Park (1983) di Michael Apted, sua ultima grande performance, e il francese Canicule (1984) di Yves Boisset.         

Attivo anche in televisione, alla fine degli anni Cinquanta è protagonista del telefilm Il Tenente Ballinger (circa centoventi episodi da mezz’ora l’uno realizzati dal 1957 al 1960), in cui interpreta magistralmente il detective e tenente Frank Ballinger, membro della “M Squad”, un’unità speciale della polizia di Chicago che assiste altre unità nel combattere il crimine organizzato, la corruzione e gli omicidi in tutta la città. Negli anni successivi appare in alcuni episodi di telefilm come Carovane verso il West, Ai confini della realtà, Bonanza, Il virginiano, e nei film tv Quel dannato pugno di uomini - 1965 - i Samuel Fuller e Charles S. Dubin, con Charles Bronson e Lee J. Cobb, e Quella sporca dozzina II - 1985 - di Andrew V. McLagen, modesto sequel del celebre e già citato film di Robert Aldrich del 1967.

Nonostante sia stato protagonista di molti film di stampo conservatore, Lee Marvin (morto nell’agosto 1987 a causa di un infarto), noto per la sua professionalità sul set e per la sua cortesia e disponibilità nella vita privata, si dichiarava sostenitore del Partito Democratico e si oppose fermamente al segregazionismo razziale ed alla guerra in Vietnam.

 

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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