Un ricordo di Michèle Morgan nel centenario della sua nascita

Michèle Morgan in "Il porto delle nebbie" di Marcel Carné Michèle Morgan in "Il porto delle nebbie" di Marcel Carné
Cento anni fa nasceva la grande attrice francese, interprete di film quali “Il porto delle nebbie” e “Alba tragica” di Marcel Carné.

Nata a Neully-sur-Seine il 29 febbraio 1920 (muore a Meudon nel dicembre del 2016) Simone Roussel - meglio nota con il nome d’arte Michèle Morgan -, dopo brevi studi di recitazione esordisce al cinema a soli sedici anni in un ruolo secondario in Otto cani in cerca di padrona (1936) di Yvan Noé.

Dopo altre parti minori (Viva la gloria - 1936 - di Robert Siodmak, Una ragazza intraprendente - 1936 - di Rene Guissart, Raggio di sole - 1936 - di Léonide Moguy, Mes tantes et moi - 1937 - e Gigolette - 1937 - di Y. Noé) viene scoperta da Marc Allégret, prima ne Il caso del giurato Morestan (1937) e poi in Delirio (1938), in cui l’impegnativo ruolo della giovane Françoise, la spregiudicata ed appassionata studentessa che fa perder la testa al protagonista (interpretato da Charles Boyer).

Il personaggio successivo entra nella storia del cinema francese: quello di Nelly, la ragazza senza futuro de Il porto delle nebbie (1938) di Marcel Carné, la bionda dagli occhi verdi che, basco di traverso ed impermeabile senza colore, guarda verso l’orizzonte del mare mentre la sirena della nave che porta via Jean Gabin fischia lontana.

Il successo del film (nonché del successivo Alba tragica - 1939 -, anch’esso diretto da M. Carné ed in cui lavora nuovamente con J. Gabin), la porta, negli anni successivi, alla reiterazione di personaggi sofferenti (come quello della ragazza cieca di Sinfonia pastorale (1946) di Jean Delannoy), che “tirano il freno a mano” alla sua evoluzione artistica e non le permettono di misurarsi con le più determinate “eroine” del cinema del secondo dopoguerra.

Negli anni Cinquanta e Sessanta recita ancora in qualche film (Le grandi manovre - 1956 - di René Clair, Landru - 1963 - di Claude Chabrol) e, a partire dal decennio successivo, dirada notevolmente le sue apparizioni.

Fra gli altri film ricordiamo L’isola dei coralli (1939) di Maurice Gleize, Senza domani (1939) di Albert Valentin, La legge del Nord (1939) di Jacques Feyder, Melodie celesti (1940) di Georges Lacombe, Tempesta (1940) e Maternità proibita (1952) di Jean Grémillon, L’ora del destino (1942) di Robert Stevenson, Untel père et fils (1943) di Julien Duvivier, Incontro all’alba (1943) di Edwin L. Marin, Il denaro non è tutto (1943) di Tim Whelan, Il giuramento dei forzati (1944) di Michael Curtiz, Incatenata (1946) di Arthur Ripley, Idolo infranto (1948) di Carol Reed, Con gli occhi del ricordo (1948), L’ora della verità (1952) e Domanda di grazia (1954), Maria Antonietta regina di Francia (1956) di Jean Delannoy, Fabiola (1949) di Alessandro Blasetti, Maria Chapdelaine (1950) di Marc Allégret, L’amante di una notte (1950) di René Clement, Anime incatenate (1951) di Jean-Paul Le Chanois, La superbia (1952) e Margherita della notte (1955) di Claude Autant-Lara, episodio de I sette peccati capitali, Gli orgogliosi (1953) e Oasi (1955) di Yves Allégret, Destini di donne (1954) di Christian-Jaque e J. Delannoy, Napoleone Bonaparte (1955) di Sacha Guitry, Grandi manovre (1955) di René Clair, I clandestini della frontiera (1957) di Jeffrey Hayden, Delitto sulla Costa Azzurra (1957) di Denys de La Patellière, Lo specchio a due facce (1958) di André Cayatte, Maxime (1958) e I leoni scatenati (1961) di Henri Verneuil, Racconti d’estate (1958) di Gianni Franciolini, Perché sei arrivato così tardi? (1959) di Henri Decoin, Vacanze d’inverno (1959) di Camillo Mastrocinque, Grand Hotel (1959) di Gottfried Reinhardt, Les scélérats (1960) e Les yeux cernés (1964) di Robert Hossein, S.O.S. operazione Fortunat (1960) di Alex Joffé, Il pozzo delle tre verità (1961) e La finestra della morte di François Villiers, Poker con il diavolo (1962) di Philippe Agostini, Il delitto non paga (1962) di Gérard Oury, Il fornaretto di Venezia (1963) di Duccio Tessari, Méfiez-vous, mesdames! (1963) di André Hunebelle, Le pas perdu (1964) di Jacques Robin, Dis-moi qui tuer (1965) di Etienne Perier, Né onore né gloria (1966) di Mark Robson, Benjiamin ou les mèmoires d’un puceau (1968) di Michel Deville, Il gatto, il topo, la paura e l’amore (1975) e Agenzia matrimoniale A (1978) di Claude Lelouch.

Dopo Un uomo una donna, oggi (1986) di C. Lelouch, con Anouk Aimée e Jean-Louis Trintignant, e Stanno tutti bene (1990) di Giuseppe Tornatore, con Marcello Mastroianni, si ritira a vita privata, venticinque anni prima della sua scomparsa.    

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.


 


 

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