Un ricordo di Paul Newman, interprete di “Detective’s Story”, “Diritto di cronaca” e “Il verdetto”

Paul Newman ne"Il verdetto" d Sidney Lumet Paul Newman ne"Il verdetto" d Sidney Lumet
Un decennio fa, nel settembre 2008, moriva a Westport - nel Connecticut - il grande attore americano, noto per film quali “Lassù qualcuno mi ama” di Robert Wise,  “Lo spaccone” di Robert Rossen, “Detective’s story” di Arthur Penn , “Butch Cassidy” e “La stangata”, entrambi diretti da George Roy Hill, “Diritto di cronaca” di Sydney Pollack, “Il verdetto” di Sidney Lumet, “Il colore dei soldi” di Martin Scorsese, e molti altri.

«Sono stato un cattivo pugile, un deludente giocatore di football americano, di tennis, di badminton, un pessimo sciatore. Non ho mai avuto il dono della grazia nello sport. Poi un giorno mi son detto: “Sta’ a vedere che invece sono un decente pilota”» (Paul Newman in Mario Donnini, Le Mans: 24 ore di corsa, 90 anni di storia, Giorgio Nada Editore, 2013)

Nato a Shaker Heights - in Ohio - nel gennaio 1925, dopo alcune esperienze teatrali universitarie ed un period di studi all’Actor’s Studio di New York, debutta a Broadway all’inizio degli anni Cinquanta ed esordisce al cinema nel 1954 (con il modesto Il calice d’argento di Victor Saville), affermandosi due anni dopo con l’intenso Lassù qualcuno mi ama (1956) di Robert Wise.

In televisione si fa notare in The Left-Handed Gun (1957) di Arthur Penn, che l’anno dopo verrà portato al cinema con Furia selvaggia (1958), anch’esso diretto da Arthur Penn ed interpretato da Newman, e in una versione musicale de La piccola città (1957).

Nel ’58 sposa l’attrice Joanne Woodward (classe 1930), conosciuta sul set de La lunga estate calda di Martin Ritt insieme alla quale reciterà a teatro in Baby Want a Kiss (1965) ed al cinema in vari film, fra cui Missili in giardino (1959) di Leo McCarey, Dalla terrazza (1960) di Mark Robson, Indianapolis pista infernale (1969) di James Goldstone, Un uomo, oggi (1970) e Detective Harper: acqua alla gola (1977), entrambi diretti da Stuart Rosenberg.

Fra gli altri film ricordiamo Quattro donne aspettano (1957) di Robert Wise, La gatta sul tetto che scotta (1958) di Richard Brooks, con Elizabeth Taylor e Burl Ives, I segreti di Philadelphia (1959) di Vincent Sherman, Exodus (1960) di Otto Preminger, con Eva Marie Saint e Lee J. Cobb, il celebre Lo spaccone (1961) di Robert Rossen, con Jackie Gleason e George C. Scott, Paris Blues (1961) di Martin Ritt, La dolce ala della giovinezza (1962) di Richard Brooks, con Geraldine Page e Shirley Knight, Le avventure di un giovane (1962) e Hud il selvaggio (1963), entrambi diretti da Martin Ritt, Intrigo a Stoccolma (1963) di Mark Robson, con Elke Sommer e Diane Baker, La signora e i suoi mariti (1964) di Jack Lee Thompson, con Shirley MacLaine e Robert Mitchum, L’oltraggio (1964) di Martin Ritt, Lady L (1965) di Peter Ustinov, Detective’s Story (1966) di Jack Smight, con Lauren Bacall, Shelley Winters, Julie Harris e Robert Webber, Il sipario strappato (1966) di Alfrred Hitchcock, con Julie Andrews, Nick mano fredda (1967) di Stuart Rosenberg, con George Kennedy, Hombre (1967) di Martin Ritt, tratto dal racconto omonimo di Elmore Leonard ed interpretato anche da con Diane Cilento, Richard Boone, Barbara Bach e Friedrich March, Butch Cassidy (1969) di George Roy Hill, con Robert Redford e Katharine Ross, considerato (insieme a Ucciderò Willy Kid di Abraham Polonksy, Un uomo chiamato cavallo di Elliott Silverstein, Piccolo grande uomo di Arthur Penn, Soldato blu di Ralph Nelson, Uomo bianco… va col tuo Dio! Di Richard C. Sarafian e Corvo rosso… non avrai il mio scalpo! di Sydney Pollack) come uno fra i migliori western della cosiddetta New Hollywood, L’uomo dai sette capestri (1972) di John Huston, con Jacqueline Bisset, Per una manciata di soldi (1972) di Stuart Rosenberg, con Lee Marvin, La stangata (1973) di George Roy Rill, con Robert Redford e Robert Shaw, L’agente speciale MacIntosh (1973) di John Huston, il catastrofico L’inferno di cristallo (1974) di John Guillermin e Irvin Allen, con Steve McQueen, Faye Dunaway e William Holden, Buffalo Bill e gli indiani (1977) di Robert Altman, con Burt Lancaster e Will Sampson, Colpo secco (1977) di Stuart Rosenberg, Quintet (1979) di Robert Altman, con Vittorio Gassman, Bibi Andersonn e Fernando Rey, il modesto Ormai non c’è più scampo (1980) di James Goldston, con Jacqueline Bisset e William Holden.

Attore completo, magnetico e molto versatile, con il carisma da divo e la misura da professionista, in età più matura interpreta personaggi ancor più “rifiniti”, come il poliziotto di Bronx, 41 distretto di polizia (1981) di Daniel Petrie, il malinconico figlio di un gangster vittima dello “sciacallaggio” della stampa in Diritto di cronaca (1981) di Sydney Pollack, interpretato anche da Sally Field, Bob Balaban e Melinda Dillon e considerato (insieme a Quarto potere di Orson Welles, L’asso nella manica di Billy Wilder, L’ultima minaccia di Richard Brooks, Un volto nella folla di Elia Kazan, Prima pagina di Billy Wilder, Quinto potere di Sidney Lumet, Tutti gli uomini del Presidente di Alan J. Pakula e Sotto tiro di Roger Spottiswood) come uno fra i migliori film americani sul giornalismo mai realizzati, o l’avvocato alcolizzato de Il verdetto (1982) di Sidney Lumet, tratto dal libro omonimo di Barry Reed, interpretato anche da Charlotte Rampling, James Mason e Jack Warden e considerato (insieme al superlativo La parola ai giurati, diretto dallo stesso S. Lumet venticinque anni avanti, Testimone d’accusa di Billy Wilder, Anatomia di un omicidio di Otto Preminger, Vincitori e vinti di Stanley Kramer ed al bellissimo Il buio oltre la siepe di Robert Mulligan) come uno fra i grandi courtrom drama americani.

Nell’86 vince un meritato Oscar come Miglior Attore Protagonista per Il colore dei soldi di Martin Scorsese, in cui fa rivivere, venticinque anni dopo il già citato Lo spaccone, il campione di biliardo Eddie Felson, qui invecchiato ma sempre caparbio e duro da battere.

Dopo L’ombra di mille soli (1989) di Roland Joffé e Scandalo Blaze (1989) di Ron Shelton, lavora nuovamente con Joanne Woodward e tratteggia una coppia di coniugi dell’America del tempo che fu in Mr & Mrs Bridge (1990) di James Ivory.

A partire dagli anni Novanta dirada notevolmente le sue apparizioni (Mister Hula Hoop - 1994 - di Joel e Ethan Coen, La vita a modo mio - 1994 - e Twilight - 1998 -, entrambi diretti da Robert Benton, Le parole che non ti ho detto - 1998 - di Luis Mandoki, Per amore dei soldi - 2000 - di Marek Kanievska) e nel 2003 ottiene una Nomination all’Oscar come Miglior Attore Non Protagonista per la sua superlativa performance del vecchio gangster “padre professionale” di Tom Hanks in Era mio padre (2002) di Sam Mendes, suo ultimo film.

Da regista dirige La prima volta di Jennifer (1968), Sfida senza paura (1971) e Gli effetti dei raggi gamma sui fiori di Matilda (1972), rivelando in tutti e tre acuta sensibilità e spirito di osservazione. Meno riusciti saranno invece i successivi Harry & Son (1984) e Lo zoo di vetro (1987), tratto dall’opera teatrale omonima di Tennessee Williams.

Nel 2006, due anni prima della sua scomparsa, annuncia ufficialmente la sua decisione di abbandonare il cinema e si ritira a vita privata.

    

 

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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