Un ricordo di Robert Mitchum, il gigante del noir

Robert Mitchum ne "Gli amici di Eddie Coyle" di Peter Yates Robert Mitchum ne "Gli amici di Eddie Coyle" di Peter Yates
Il grande attore americano, interprete di film quali "Anime ferite" e "Odio implacabile", entrambi diretti da Edward Dmytryk, “La morte corre sul fiume” di Charles Laughton, “Bandido” di Richard Fleisher, “Il promontorio della paura” di Jack Lee Thompson, “El Dorado” di Howard Hawks,   “Gli amici di Eddie Coyle” di Peter Yates, “Yakuka” di Sydney Pollack, “Marlowe, il poliziotto privato” di Dick Richards, e molti altri, il 6 agosto 2018 avrebbe compiuto centouno anni.

Nato a Bridgeport - nel Connecticut - nel 1917, orfano di padre da quando aveva due anni, Robert Mitchum fugge di casa una prima volta nel 1929 ed una seconda nel ’31, a quattordici anni, e sceglie come suo “luogo di residenza” più o meno l’intero territorio degli Stati Uniti.

Nel ’33 viene arrestato per vagabondaggio in Georgia e condannato a sei mesi di lavori forzati in una zona di foreste paludose (la stessa in cui, circa trent’anni dopo, verrà girato de Il promontorio della paura - 1962 - di Jack Lee Thompson, di cui sarà protagonista insieme a Gregory Peck). Evaso dopo un paio di settimane insieme ad altri, arriva in Texas e poi in California viaggiando da clandestino su treni merci ed in autostop, e nei successivi quattro anni, fa vari mestieri (il pugile, il minatore, il lavapiatti, il cameriere)

Nel ’37 entra al Long Beach Theater Guild, dove lavora soprattutto come coautore di testi e gags e come attrezzista.

Nel ’40 viene assunto al cinema come aiuto attrezzista per produzioni minori. L’anno successivo, proprio in una di tali produzioni, in modo del tutto casuale, arriva la grande occasione. In un B movie western della serie di Hopalong Cassidy, uno stuntman che interpretava il ruolo di un bandito muore colpito alla testa dagli zoccoli di un cavallo ed il regista, nella fretta di proseguire le riprese, decide di sostituirlo proprio con il ventiquattrenne Mitchum.

Nel biennio ’42/’43 apparirà (non accreditato) in una ventina di piccoli ruoli (comparsate in cui non ha neanche una battuta) in western minori.

Nel ’43 ottiene i suoi primi due ruoli secondari accreditati ne La commedia umana di Clarence Brown e nel bellico Gung Ho di Ray Enright.

L’anno successivo i suoi primi ruoli importanti: Notte d’angoscia (1944) di William Castle, Sette settimane di guai (1944) di Joe May e soprattutto Missione segreta (1944) di Mervyn Le Roy, che nota il suo talento e lo segnala ad altri registi e produttori. Nel ’44/’45 ha le sue prime parti da protagonista nei westen di serie B Nevada (1944) e La bella avventura (1945), entrambi diretti da Edward Killy.

Nel ’45 interpreta I forzati della gloria di William A. Wellman, con cui ottiene una Nomination all’Oscar come Miglior Attore Protagonista ed entra a far parte delle prime “Stars of Tomorrow”.

Promosso in “serie A”, fra la fine degli anni Quaranta e l’inizio dei Cinquanta, si afferma - insieme ai quasi coetanei Burt Lancaster (1913-1994), Stewart Granger (1913-1993), Richard Widmark (1914-2008), Sterling Hayden (1916-1986), Gregory Peck (1916-2003), Glenn Ford (1916-2006), Kirk Douglas (classe 1916) e William Holden (1918-1981) - come uno fra gli attori più dotati e promettenti della sua generazione, nonché come il più efficace volto noir dopo il grande Humphrey Bogart.

Fra i film da lui interpretati in quegli anni ricordiamo Anime ferite (1946) di Edward Dmytryk, in cui lavora con Dorothy McGuire e Guy Madison, Il segreto del medaglione (1946) di John Brahm, Tragico segreto (1946) di Vincente Minnelli, in cui recita con Katharine Hepburn e Robert Taylor, Out of the Past (1947, in Italia tradotto come Le catene della colpa e conosciuto anche con il titolo La banda degli implacabili) di Jacques Tourneur, in cui lavora con Jane Greer e Kirk Douglas, Notte senza fine (1947) di Raoul Walsh, eccellente esempio di noir in ambientazione western e in cui recita con Teresa Wright, Judith Anderson e Dean Jagger, Odio implacabile (1947) di Edward Dmytryk, in cui lavora con Robert Ryan e Robert Young, Il vagabondo della foresta (1948) di Norman Foster, con Loretta Young e William Holden, Sangue sulla luna (1949 conosciuto anche con il titolo Vento di terre selvagge) di Robert Wise, ottimo western arricchito da atmosfere noir ed in cui lavora con Barbara Bel Geddes, Robert Preston e Walter Brennan, Il tesoro di Vera Cruz (1949) di Don Siegel, con Jane Greer e William Bendix, Minuzzolo (1949) di Lewis Milestone, la commedia Tu partirai con me (1949) di Don Hartman, con una giovane Janet Leigh e Wendell Corey, Una rosa bianca per Giulia (1950) di John Farrow, La gang (1951) di John Cromwell, con Lizabeth Scott e Robert Ryan, Il suo tipo di donna (1951) di John Farrow, con Jane Russell, Vincent Price e Raymond Burr (il futuro avvocato Perry Mason e detective Ironside), Voglio essere tua (1951) di Robert Stevenson, con Ava Gardner e Melvyn Douglas, L’avventuriero di Macao (1952) di Josef von Sternberg, con Jane Russell, Brad Dexter, William Bendix e Gloria Grahame, Seduzione mortale (1952) di Otto Preminger, con Jean Simmons, Il temerario (1952) di Nicholas Ray, con Susan Hayward e Arthur Kennedy, Duello sulla Sierra Madre (1953) di Rudolph Maté, con Linda Darnell e Jack Palance, Tempeste sul Congo (1953) di Henry Hathaway, con Susan Hayward.

Negli anni Cinquanta mostra una straordinaria tempra d’interprete di primissima scelta ne La belva (1954) di William A. Wellman, in cui lavora nuovamente con Teresa Wright (sette anni dopo il già citato Notte senza fine), La magnifica preda (1954) di Otto Preminger, con Marilyn Monroe e Rory Calhoun, e soprattutto nell’inquietante La morte corre sul fiume (1955) di Charles Laughton (alla sua unica regia) in cui interpreta magistralmente (si tratta di una fra le migliori performance della sua intera carriera) il ruolo dell’allucinato pastore protestante maniaco ed assassino. Un qualcosa di straordinario e inaudito. Nel ruolo di una figura doppia e malsana (predicatore ed assassino, una di quelle prove in cui un attore fa il “salto di qualità” da ottimo attore a fuoriclasse), Robert Mitchum viene perfettamente assorbito nel personaggio, ambiguo e mefistofelico, nel creare una tensione ai limiti del sopportabile. L’intero film viene attraversato da un forte senso di angoscia, venato di atmosfere espressioniste accentuate da una minacciosa scenografia di gusto faustiano.

La sua cifra interpretativa non è inferiore in Sangue caldo (1955) di Richard Wilson, con Jan Sterling, Bandido (1956) di Richard Fleischer, con Ursula Thiess e Gilbert Roland,  Heaven Knows, Mr Allison (1957, in Italia tradotto come L’anima e la carne) di John Huston, con Deborah Kerr, Le colline dell’odio (1959) di Robert Aldrich, Il meraviglioso Paese (1959) di Robert Parrish, con Julie London, A casa dopo l’uragano (1960) di Vincente Minnelli, con Eleanor Parker, L’erba del vicino è sempre più verde (1960) di Stanley Donen, con Deborah Kerr, Cary Grant e Jean Simmons.

Nessuno come lui, eccezion fatta per Humphrey Bogart (al quale per molti aspetti somiglia, quantomeno nella scelta dei personaggi da interpretare), appare in grado  di portare sullo schermo con così tanta naturalezza lo stile di vita e le sue esperienze fatte. Il ghigno sadico e nello stesso tempo sardonico sul volto del balordo Max Cady de Il promontorio della paura (1962), altra performance da fuoriclasse, è sufficiente a sovrastare e ad oscurare la prova - sia pur notevole - di un attore del calibro di Gregory Peck (il quale, nello stesso anno, interpreta anche il ruolo dell’avvocato Atticus Finche nel bellissimo Il buio oltre la siepe - 1962 - di Robert Mulligan, tratto dall’omonimo libro di Harper Lee - Premio Pulitzer 1960).

Nel corso degli anni Sessanta la sua attività si fa leggermente più rada, anche se la sua presenza lascia il segno in film quali La ragazza del quartiere (1962) di Robert Wise, con Shirley MacLaine, e El Dorado (1967) di Howard Hawks, in cui lavora con John Wayne ecarica il suo personaggio di tonalità “autunnali”, rappresentazione del dileguarsi del cosiddetto “mito della frontiera”.

A poco meno di sessant’anni è inarrivabile in Yakuza (1975) di Sydney Pollack, lacerante noir che si svolge fra la mafia giapponese e che si trasforma in una riflessione sull’incontro fra differenti culture e visioni del mondo.

In Marlowe, il poliziotto privato (1975) di Dick Richards, con Charlotte Rampling, John Ireland e Jack O’ Halloran, e Marlowe indaga (1978) di Michael Winner, con Sarah Miles e James Stewart, altri due noir d’alto calibro, plasma magistralmente (ad ulteriore conferma e dimostrazione del fatto che, insieme a William Holden, è stato senz’altro l’attore della Hollywood classica che meglio si è adattato al nuovo cinema americano di fine anni Sessanta/inizio Settanta) la figura di un detective crepuscolare, sfiancato dal male di vivere e nello stesso tempo in grado di rivitalizzare il personaggio creato da Raymond Chandler e già portato al cinema circa trent'anni avanti da Humphrey Bogart (ne Il grande sonno - 1946 - di Howard Hawks).

Fra gli altri film ricordiamo Operazione “Z” (1952) di Tay Garnett, Bella, ma pericolosa (1954) di Lloyd Bacon, con Jean Simmons, Nessuno resta solo (1955) di Stanley Kramer, con Olivia de Havilland, Spionaggio internazionale (1956) di Sheldon Reynolds, con Geneviève Page e Ingrid Thulin (al suo primo film fuori dalla Svezia), Duello nell’Atlantico (1957) di Dick Powell, con Curd Jurgens, Fuoco nella stiva (1957) di Robert Parrish, Il contrabbandiere (1958) di Arthur Ripley, scritto e prodotto dallo stesso Mitchum, I cacciatori (1958) di Dick Powell, I cospiratori (1960) di Tay Garnett, con Anne Heywood, Daniel O’ Herlihy ed un giovane Richard Harris ad inizio carriera, I nomadi (1960) di Fred Zinnemann, con Deborah Kerr e Peter Ustinov, Faccia di bronzo (1961) di Jack Webb, il bellico Il giorno più lungo (1962) di Ken Annakin, Andrew Marton e Bernhard Wicki, I cinque volti dell’assassino (1963) di John Huston, Il grande safari (1963) di Phil Karlson e Henry Hathaway, con Elsa Martinelli e Jack Hawkins, La signora e i suoi mariti (1964) di Jack Lee Thompson, con Shirley MacLaine, Tra due fuochi (1964) di Guy Hamilton, l'avventuroso Il filibustiere della Costa d'oro (1964) di Ronald Neame, La via del West (1967) di Andrew V. McLagen, con Kirk Douglas e Richard Widmark, Lo sbarco di Anzio (1968) di Duilio Coletti e Edward Dmytryk, con Earl Holliman, Peter Falk ed Arthur Kennedy, Viva! Viva Villa! (1968) di Buzz Kulik, Poker di sangue (1968) di Henry Hathaway,  Appuntamento per una vendetta (1969) e Il grande giorno di Jim Flagg (1969), entrambi diretti da Burt Kennedy, La figlia di Ryan (1970) di David Lean, Allucinante notte per un delitto (1971) di Herbert B. Leonard, La collera di Dio (1972) di Ralph Nelson, con Rita Hayworth (al suo ultimo film), l'ottimo Gli amici di Eddie Coyle (1973) di Peter Yates, il bellico La battaglia di Midway (1977) di Jack Smight, con Charlton Heston, Henry Fonda, Glenn Ford e Toshiro Mifune, Gli ultimi fuochi (1977) di Elia Kazan, Poliziotto privato: un mestiere difficile (1977) di Robert Clouse, Uppercut (1978) di Daniel Mann, Specchio per le allodole (1979) di Andrew V. McLagen.

Negli anni Ottanta e Novanta appare in una dozzina di film e lavora anche in televisione. Ricordiamo  Nightkill (1980) di Ted Post, Gli altri giorni del Condor (1981) di George Kaczender, Correre per vincere (1982) di Jason Miller, Delitto al casinò (1982) di William Hale, la miniserie tv Venti di guerra (1982-83), Un assassino in famiglia (1983), di Richard T. Heffron, I guerrieri del vento (1984) di Jack Lee Thompson, Maria’s Lovers (1984) di Andrej Koncalovskij, Il caso Hearts & Davies (1985) di David Lowell Rich, Ritorno alla base (1985), di Herbert Wise, in cui torna a lavorare con Deborah Kerr molti anni dopo i già citati L’anima e la carne, I nomadi e L’erba del vicino è sempre più verde, la miniserie tv Nord e Sud (1985-86), L’ultima corsa (1986) di Jerrold Freedman, Mr North (1988) di Danny Huston, S. O. S. Fantasmi (1988) di Richard Donner, la miniserie tv Ricordi di guerra (1988-89), Senza possibilità di fuga (1990) di Bob Bralver, Cape Fear - Il promontorio della paura (1991) di Martin Scorsese, remake dell’omonimo film di Jack Lee Thompson del 1962 di cui era protagonista, ed interpretato da Nick Nolte, Robert de Niro, Jessica Lange  e Juliette Lewis, Seduzione mortale (1994) di Robert Ginty.

Nel ’93 presta la sua voce off per il western Tombstone di George Pan Cosmatos.

Due anni dopo la sua ultima apparizione cinematografica in Dead Man (1995) di Jim Jarmusch.

Nel ’96, dopo un’apparizione nel film tv James Dean: Race with Destiny, l’aggravarsi delle sue condizioni di salute - scompensi cardiaci e difficoltà respiratorie - lo costringe a ritirarsi a vita privata, circa un anno prima della sua morte avvenuta nel luglio 1997, circa un mese prima del suo ottantesimo compleanno.

Nei suoi personaggi (spesso ambigui e con un passato oscuro) si riflette non poco del suo carattere aspro, della sua indole, delle esperienze di vita accumulate nei suoi anni di gioventù. Una gioventù piuttosto “sbandata” fatta di sbornie, di risse, di fughe da clandestino su treni merci e di numerose “avventure”. Nel mondo della Hollywood inarrestabile “fabbrica di miti e di sogni”, che creava personaggi piuttosto stereotipati e fondati sulla convenzione, Robert Mitchum ha rappresentato un qualcosa di inedito e dirompente per l’epoca, un qualcosa che ha messo in discussione ogni regola codificata. 

Misteriosamente/scandalosamente, nonostante la lunghezza e la ricchezza (oltre cento film) della sua carriera cinematografica, Robert Mitchum è stato ripetutamente ignorato ai premi Oscar. Nel corso di circa cinquant’anni, solo una Nomination come Miglior Attore Protagonista (nel lontano 1946 per il già citato I forzati della gloria) e, in età avanzata (all’inizio degli anni Novanta), un Golden Globe alla Carriera.

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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