Un ricordo di Rossella Falk a 90 anni dalla sua nascita

Rossella Falk negli anni Sessanta Rossella Falk negli anni Sessanta foto Carlo Riccardi
Rossella Falk il 10 novembre 2016 avrebbe compiuto novant’anni.

Nata a Roma nel 1926, attrice prediletta da Federico Fellini e da Luchino Visconti, musa ispiratrice delle commedie di Giuseppe Patroni Griffi e di Diego Fabbri, compagna d'arte di Romolo Valli e Giorgio De Lullo, Rosellina Falzacappa - meglio nota con il nome d’arte Rossella Falk - fu stata definita “la Greta Garbo italiana”.

Figlia di un colonnello, si forma all'Accademia d'Arte Drammatica all’epoca  in cui quella scuola era piena di talenti: ricordiamo Tino Buazzelli, Giorgio De Lullo, Gabriele Ferzetti, Nino Manfredi, Giancarlo Sbragia. Dopo aver debuttato con il regista e grande maestro di recitazione Orazio Costa si afferma sotto l'ala autoritaria di Luchino Visconti, raggiungendo il suo posto nell'olimpo della scena insieme a Giorgio De Lullo e Romolo Valli e gli altri attori e attrici della Compagnia dei Giovani. Tuttavia,  oltre a tale formidabile percorso teatrale, nel corso della sua lunga carriera troviamo frequenti incursioni nel cinema, tutte di grande qualità, a cominciare dalla partecipazione a Otto e 1/2 (1963) di Federico Fellini.

Fra gli altri film ricordiamo Guarany (1949) di Riccardo Freda, Donne proibite (1953) di Giuseppe Amato, Vento del Sud (1959) di Enzo Provenzale, Made in Italy (1965) di Nanny Loy, Modesty Blaise, la bellissima che uccide (1966) di Joseph Losey, Quando muore una stella (1968) di Robert Aldrich, Alba pagana (1970) di Ugo Liberatore, La tarantola dal ventre nero (1971) di Paolo Cavara, Giornata nera per l’ariete (1971) di Luigi Bazzoni, Sette orchidee macchiate di rosso (1972) di Umberto Lenzi, L’assassino… è al telefono (1972) di Alberto De Martino, I giorni del commissario Ambrosio (1988) di Sergio Corbucci.

La sua ultima apparizione cinematografica è stata in Non ho sonno (2000) di Dario Argento, in cui lavora con il grande Max Von  Sydow.

Dall’81 al ‘97 Rossella Falk è direttore artistico del Teatro Eliseo di Roma insieme a Giuseppe Battista e Umberto Orsini.

Nel 2009, sul palcoscenico dell'Eliseo, è stata protagonista dello spettacolo Est Ovest, scritto e diretto da Cristina Comencini.

Alcune foto di Rossella Falk sono ammirabili nella mostra Vita da Strega, curata dall’Archivio Fotografico Riccardi e formata da cinquanta scatti del grande fotografo Carlo Riccardi degli anni compresi fra il ’57 ed il ’71, in quindici differenti edizioni del Premio Strega.

Nelle foto della mostra troviamo autori e autrici quali Elsa Morante (Premio Strega 1957 con L’isola di Arturo), Dino Buzzati (Premio Strega 1958 con Sessanta racconti) Giuseppe Tomasi di Lampedusa (Il Gattopardo - 1959 - da cui, quattro anni dopo, verrà tratto l’omonimo film di Luchino Visconti interpretato da Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Alain Delon, Paolo Stoppa, Serge Reggiani, Romolo Valli, Rina Morelli, Mario Girotti - non ancora Terence Hill - e Ottavia Piccolo), Carlo Cassola (La ragazza di Bube - 1960 - da cui, tre anni dopo, verrà tratto l’omonimo film di Luigi Comencini interpretato da Claudia Cardinale e George Chakiris), Raffaele La Capria (Premio Strega 1961 con Ferito a morte), Mario Tobino (Il clandestino - 1962), Natalia Ginzburg (Lessico famigliare - 1963), Giovanni Arpino (L’ombra delle colline - 1964) Paolo Volponi (Premio Strega 1965 con La macchina mondiale), Michele Prisco (Una spirale di nebbia - 1966), Anna Maria Ortese (Poveri e semplici - 1967), Alberto Bevilacqua (L’occhio del gatto - 1968), Lalla Romano (Le parole tra noi leggere - 1969), Guido Piovene (Premio Strega 1970 con Le stelle fredde), Raffaele Brignetti (Premio Strega 1971 con La spiaggia d’oro).

Vita da Strega è anche un libro, intitolato Gli anni d’oro del Premio Strega - Racconto fotografico di Carlo Riccardi (Edizioni Ponte Sisto, Roma 2016). Il volume, a cura di Maurizio Riccardi e Giovanni Currado, raccoglie una selezione di oltre novanta foto - una più ampia sintesi della raccolta presente all’interno dell’Archivio Riccardi - e si conclude con un commento di Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci.

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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