Un ricordo di Ugo Tognazzi nel centenario della sua nascita

Ugo Tognazzi sul set di "Liolà" di  Alessandro Blasetti nel 1963 Ugo Tognazzi sul set di "Liolà" di Alessandro Blasetti nel 1963 foto Carlo Riccardi
Cento anni fa nasceva il grande Ugo Tognazzi, interprete di film quali “Totò nella luna” di Steno, “Il federale” di Luciano Salce, “La marcia su Roma”, “I mostri” di Dino Risi, “La grande abbuffata” di Marco Ferreri, “Io la conoscevo bene” di Antonio Pietrangeli, “Porcile” di Pier Paolo Pasolini, “Il commissario Pepe” e “La terrazza” di Ettore Scola, “Venga a prendere il caffè… da noi” di Alberto Lattuada, “Amici miei” di Mario Monicelli, “La tragedia di un uomo ridicolo” di Bernardo Bertolucci, e molti altri.

Nato a Cremona nel marzo 1922, comincia a lavorare in fabbrica a quattordici anni e, quattro anni dopo, diplomatosi in Ragioneria, diventa impiegato. Nel frattempo recita in varie compagnie di filodrammatici.

Nel ’46 si trasferisce a Milano e si afferma come uno fra i protagonisti del teatro di rivista. Le sue grandi capacità mimiche, l’arte nel tirar fuori la battuta e nel raccontare una scenetta, e la singolare voce dalle tonalità stridule ne fanno uno fra i più apprezzati attori giovani di quel genere di spettacolo.

Dal ’55 al ’58 si dedica soprattutto al teatro di prosa.

Nel frattempo aveva cominciato a recitare anche al cinema: dopo l’esordio nel 1950 con I cadetti di Guascogna di Mario Mattoli continuerà ad essere diretto da registi - Roberto Bianchi Montero, Carlo Ludovico Bragaglia, Camillo Mastrocinque, Mario Mattoli, Giorgio Simonelli, Steno - che lasciavano molto spazio all’improvvisazione degli interpreti, per oltre un decennio recita in circa quaranta film di modesto budget anche se sovente molto fortunati al box office.  Lavora soprattutto con attrici ed attori – per citarne alcuni Lauretta Masiero, Dolores Palumbo, Tina Pica, Carlo Campanini, Walter Chiari, Mario Riva, Aroldo Tieri, nonché Raimondo Vianello, membro della compagnia dal ’51 e con il quale farà coppia fissa in oltre venticinque film nell’arco di un decennio, dal ’53 al ’63 - che, come lui, venivano dal teatro leggero.

Eccezion fatta per Che gioia vivere! (1961) di René Clement, in cui interpreta un anarchico nella Roma del 1921, si trattava di modesti “condensati” di scenette comiche. Tuttavia, gli assicurano una larga popolarità, che aumenta notevolmente quando, insieme a R. Vianello, condurrà la rivista televisiva Un, due, tre fra il ’54 ed il ’60.

All’inizio degli anni Sessanta viene rilanciato da Luciano Salce e dagli sceneggiatori Franco Castellano e Pipolo, che ritagliano per lui tre figure di borghesi tentati da imprese più grandi di loro: il graduato delle brigate nere a cui viene chiesto di catturare un antifascista e che vuole conquistare il bastone del comando (Il federale - 1961), l’uomo di mezz’età che si mette in competizione con i giovani e viene sconfitto (La voglia matta - 1962), ed il marito irrequieto ed insoddisfatto del suo rapporto matrimoniale (Le ore dell’amore - 1963).

Tuttavia, a tale rilancio contribuiscono in modo significativo anche Dino Risi con La marcia su Roma (1962) e Marco Ferreri con Una storia moderna: l’ape regina (1963), per il quale vince il Nastro d’Argento.

La rottura del sodalizio con R. Vianello segna per Tognazzi l’abbandono delle produzioni minori ed il passaggio definitivo alla commedia di costume, di cui diventa uno fra i maggiori interpreti, sovente recitando insieme ad altri “mattatori” quali Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Alberto Sordi.

In Il federale aveva disegnato il prototipo di un italiano fino ad allora poco raccontato al cinema: il gerarca di bassa lega, fanatico, furbo quel tanto che basta per sfuggire alle cose peggiori, ma non a sufficienza per imporre i suoi piani. È il primo di una folta schiera di personaggi che, sotto un’apparente simpatia, nascondono molta ipocrisia. Più grottesco - e ai limiti dello homour nero - il suo ruolo in I mostri (1963) di Dino Risi.

Un posto a sé, nella sua filmografia, meritano poi alcuni film diretti da Marco Ferreri e scritti dallo spagnolo Rafael Azcona Fernandez: La donna scimmia (1964), Marcia nuziale (1966), La grande abbuffata (1973) e Non toccare la donna bianca (1974) che sono aspre parodie del mondo contemporaneo e vengono purtroppo fermate dalla commissione censura, denunciate alla magistratura e massacrate dai produttori.

Sia pur colorando con notevole versatilità tipi insoliti del cinema italiano (Splendori e miserie di Madame Royale - 1970 - di Vittorio Caprioli), a volte spinge verso zone “pericolose” il suo personaggio di antipatico borghese, in genere un professionista che improvvisamente si rende conto del fatto di non riuscire a primeggiare in un mondo che lui credeva costruito a sua immagine e che invece lo lascia indietro ed in cui le sue compagne sono molto più pronte di lui nell’adattarsi ai veloci cambiamenti dei tempi.

In commedie di gusto amaro (Io la conoscevo bene - 1965 - di Antonio Pietrangeli, L’immorale - 1967 - di Pietro Germi, La bambolona - 1968 - di Franco Giraldi, tratto dal libro omonimo di Alba de Céspedes, La Califfa - 1970 - di Alberto Bevilacqua, Venga a prendere il caffè da noi - 1970 - di Alberto Lattuada, tratto dal libro La spartizione di Piero Chiara, (autore anche di La stanza del vescovo, romanzo dal quale verrà tratto il film omonimo di Dino Risi, che U. Tognazzi interpreta nel 1977) , Amici miei - 1975 - di Mario Monicelli, L’anatra all’arancia - 1975 - di Luciano Salce, tutti i film con cui vince dei Nastri d’Argento o dei David di Donatello), passando dai sottotoni alle note stridule, è abilissimo e sottile nell’individuare un’ambiguità del tutto “moderna” nella natura dei sui personaggi. L’ipocrisia, quasi involontaria nel già citato La donna scimmia, in seguito diventa funzionale. Prima ancora che un dato caratteriale, un segno dei tempi.

Non ne sono esenti neppure i pochi ruoli positivi che gli vengono affidati (il poliziotto di Il commissario Pepe - 1969 - di Ettore Scola, il magistrato di In nome del popolo italiano - 1971 - di Dino Risi).

Il disgusto ed il ribrezzo che riversa sul mediocre conformista appaiono evidenti in Il professore (1964) di Marco Ferreri, episodio di ControsessoPorcile (1969) di Pier Paolo Pasolini, L’udienza (1972) di Marco Ferreri, Telefoni bianchi (1976) di Dino Risi, Casotto (1977) di Sergio Citti e La tragedia di un uomo ridicolo (1981) di Bernardo Bertolucci. Un che di “asservito” contraddistingue anche l’inqualificabile comportamento dello scalcinato conte Mascetti, il promotore degli scherzi feroci del gruppo del già citato Amici miei (in cui recita con Adolfo Celi, Duilio Del Prete, Gastone Moschin, Renzo Montagnani, Philippe Noiret), personaggio ancor più grigio nei due sequels (Amici miei - Atto II - 1982 - di Mario Monicelli e Amici miei - Atto III - 1985 - di Nanni Loy). Le imprese del conte, sia pur scanzonate, sono dettate da un’allegria da “naufrago”, minata dall’insoddisfazione cronica e dal “male di vivere”.

All’inizio degli anni Settanta torna a recitare anche in televisione (dove dirige ed interpreta i sei episodi della miniserie FBI - Francesco Bertolazzi investigatore - 1970) e, negli anni successivi, anche a teatro, dove si dedica ad opere di prosa, ottenendo un ottimo successo sia di pubblico sia di critica  

Fra i tanti film ricordiamo  Guardatele ma non toccatele (1959), Non perdiamo la testa (1959), (1961) di Mario Mattoli, La paura fa 90 (1951), La moglie è uguale per tutti (1955), Marinai, donne e guai (1958), Noi siamo due evasi (1959), Un dollaro di fifa (1960 - parodia del celebre western Un dollaro d’onore, diretto da Howard Hawks -, e I magnifici tre (1961 - parodia del western I magnifici sette, diretto da John Sturges, - entrambi usciti l’anno avanti, di Giorgio Simonelli, Una bruna indiavolata (1951), Le cameriere (1959) di Carlo Ludovico Bragaglia,  Siamo tutti milanesi (1953) di Mario Landi, Se vincessi cento milioni (1953) di Carlo Campogalliani e Carlo Moscovini, Café Chantant (1953) - primo film in cui recita con Raimondo Vianello - , Domenica è sempre domenica (1958), Genitori in blue-jeans (1960) e I motorizzati (1962) di Camillo Mastrocinque, Totò nella luna (1958), Mia nonna poliziotto (1958), A noi piace freddo! (1960 - parodia della celebre commedia A qualcuno piace caldo, diretta da Billy Wilder, interpretata da Jack Lemmon, Tony Curtis, Marilyn Monroe -, Psycosissimo (1962) - parodia di Psyco di Alfred Hitchcock -, di Steno,  La sceriffa (1959) e La Pica sul Pacifico (1959) di Roberto Bianchi Montero, Policarpo, ufficiale di scrittura (1959) di Mario Soldati,  Il principe fusto (1960) di Maurizio Arena, Il mio amico Jekyll (1960) di Marino Girolami, Le olimpiadi dei mariti (1960) di Giorgio Bianchi,  Pugni, pupe e marinai (1961 - parodia del western Pugni, pupe e pepite, diretto da Henry Hathaway-, di Daniele D’Anza, Una domenica d’estate (1962) di Giulio Petroni, La cuccagna (1962) di Luciano Salce, Il giorno più corto (1963 - parodia del celebre Il giorno più lungo di Ken Annakin e Andrew Marton) di Sergio Corbucci, Il pollo ruspante (1963) di Ugo Gregoretti, episodio di RoGoPaG (gli altri tre episodi sono diretti rispettivamente da Roberto Rossellini - Ro -, Lean-Luc Godard - Go - e Pier Paolo Pasolini - Pa),  Gente moderna (1964) di Mario Monicelli, episodio di Alta infedeltàLiolà (1964) di Alessandro Blasetti, La vita agra (1964) di Carlo Lizzani, Il magnifico cornuto (1964) di Antonio Pietrangeli, Il complesso della schiava nubiana (1965) di Franco Rossi, episodio di I complessi Satyricon (1969) di Gian Luigi Polidoro, Ménage all’italiana (1965) di Franco Indovina, Una questione d’onore (1966) di Luigi Zampa,  Il padre di famiglia (1967) di Nanni Loy, Barbarella (1968) di Roger Vadim, Nell’anno del Signore (1969) di Luigi Magni, Cuori solitari (1969), La supertestimone (1971) di Franco Giraldi,  Questa specie d’amore (1972) di Alberto Bevilacqua, Il maestro e Margherita (1972) di Aleksandar Petrovic, tratto dal libro omonimo di Michail Bulgakov, Il generale dorme in piedi (1972) di Francesco Massaro, Vogliamo i colonnelli (1973) e Romanzo popolare (1973) di Mario Monicelli, La proprietà non è più un furto (1973) di Elio Petri, La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone (1974) di Pupi Avati, La smagliatura (1975) di Peter Fleischman, Al piacere di rivederla (1976) di Marco Leto, Signore e signori, buonanotte (1976) di Luigi Comencini, N. Loy, L. Magni, M. Monicelli e E. Scola, I nuovi mostri (1977) di M. Monicelli, D. Risi e E. Scola, Il gatto (1977) e L’ingorgo (1979) di L. Comencini, Nené (1978) di Salvatore Samperi, La mazzetta (1978) di S. Corbucci, La terrazza (1980) di E. Scola,  Scusa se è poco (1982) di Marco Vicario, Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada (1983) di Lina Wertmüller, Dagobert (1984) di D. Risi, Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno (1984) di M. Monicelli, Fatto su misura (1985) di Francesco Laudadio, Yiddish Connection (1986) di Paul Boujenah, Ultimo minuto (1987) di P. Avati, Arrivederci e grazie (1988) di Giorgio Capitani, I giorni del commissario Ambrosio (1988) di S. Corbucci, la sua ultima grande interpretazione, Tolérance (1989) di Pierre-Henri Salfati, La battaglia dei tre tamburi di fuoco (1990) di Souheil Ben-Barka e Uchkun Nazarov.

Fa anche alcune esperienze dietro alla macchina da presa, dirigendo Il mantenuto (1961), Il fischio al naso (1967), tratto dal racconto omonimo di Dino Buzzati, Sissignore (1969), Cattivi pensieri (1976) e I viaggiatori della sera (1979).

Attivo anche in televisione, indimenticabile il già citato sodalizio con Raimondo Vianello (1922-2010) in Uno, due, tre (1954-59), fortunato programma che raccoglie scenette e parodie incentrate sulla coppia di comici - perfetti nello scambio di battute e complementari nei tipi - purtroppo destinato a concludersi anzitempo a causa di uno sketch, considerato irriverente, sull’allora Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.

Interpreta inoltre la già citata miniserie FBI - Francesco Bertolazzi investigatore (1970), Cuore nero (1985) di Sergio Citti, episodio della miniserie Sogni e bisogniQui c’est ce garçon? (1987) di Nadine Trintignant, miniserie di sei episodi, ed il film tv Una famiglia in giallo (1991) di Luciano Odorisio, uscito dopo la sua scomparsa.

In radio ricordiamo Colpo di vento, “baraonda musicale” (1956) di Italo Terzoli, regia di Adolfo Perani; L’imperfetto (1956) di Giulio Scarnicci e Renzo Tarabusi; Vado e torno paisà. Le occasioni dell’umorismo (1958) di Gianni Bellavisata, regia di Nino Meloni; Il dissipatore (1958) di Ferdinand Raimund, regia di Sandro Bolchi, Gran Varietà (1966-72).

A teatro recita in Spettacolissimo (1944), Si chiude (quasi) all’alba (1944), Vive le donne! (1945), Polvere negli occhi (1945), Polvere di Broadway (1945), Cento di queste donne (1946), Cavalcata di donne (1946), Febbre azzurra (1948), Paradiso per tutti (1948), Castellinaria (1949), Quel treno che si chiama desiderio (1950), Dove vai se il cavallo non ce l’hai (1951), Ciao fantasma (1952), Barbanera, bel tempo si spera (1953), Passo doppio (1954), Campione sena volere (1955), Il medico delle donne (1955), Il fidanzato di tutte (1956), Uno scandalo per Lilli (1957), Papà mio marito (1957), L’uomo della grondaia (1957), Gog e Magog (1960), Il tartufo (1975), Sei personaggi in cerca d’autore (1986) di Luigi Pirandello, L’avaro (1988) di Molière, M. Butterfly (1989).

Pubblicato in Cinema

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