Una scelta che ha fatto la storia. "The Danish Girl" convince a metà

foto di scena foto di scena the danish girl il film.it
Messa in scena una storia d’amore ma anche un dramma umano, ispirato dalle vite degli artisti Lili Elbe e sua moglie Garda Wegenar, nella borghesia danese dei primi del Novecento. 

Siamo a Copenaghen attorno agli anni ’20. I due artisti Lili (Eddie Redmayne) e Gerda (Alicia Vikander) sono una coppia di pittori: paesaggista lui,  autrice di ritratti lei. Amanti, gioiosi e giocherelloni tra di loro, il loro rapporto nasconde però qualche incrinatura, soprattutto da quando non riescono a concepire un figlio.
Quando la moglie chiede a Lili di posare vestito da donna, ecco che un abisso e una ferita lentamente si aprono e divorano l’animo dell’uomo, diventando da lì a qualche anno la prima transessuale al mondo, o meglio la prima persona che volontariamente si pose a castrazione chimica, una scelta ardua e dolorosa che purtroppo finirà con esiti tragici.
“The Danish Girl” già era un progetto che circolava ad Hollywood da parecchio tempo: il romanzo omonimo di David Ebeshoof è uscito nel 2000 e negli ultimi 8 anni sono stati tre i diversi registi protagonisti legati al progetto: prima Tomas Alfredson, poi Lasse Hallström, e infine la scelta è ricaduta su Tom Hooper, già autore de “Il Discorso del Re” e “i Miserabili”, per dirigere il film. Hooper costruisce una grande storia in costume, con al centro i due giovani protagonisti, sicuramente la cosa migliore del film. Sullo schermo l’alchimia e l’intesa funzionano all’ennesima potenza. Sul fronte maschile c’è Eddie Redmayne, che qui gioca bene le sue carte da trasformista, proprio subito dopo la vittoria all’oscar per il giovane Stephen Hawking. Il suo sguardo di Lili è il manifesto ufficiale del film, e questa sarà sicuramente un’altra prova da tenere conto nella sua (fino ad adesso) sfolgorante carriera.
A vincere l’Academy per questo film invece ci ha pensato la sua comprimaria, la bella svedese Alicia Vikander che nel 2016 si è guadagnata il premio come miglior attrice non protagonista (anche se sarebbe stato più giusto nominarla per la categoria principale): la sua è una prova che abbraccia uno spettro d’emozioni “ad armonica”, a volte sorridente e solare quanto , altre volte intensa e concentrata. Uno spettro di emozioni sicuramente da tenere nota. Il problema è che oltre le belle prove d’attore dei due protagonisti, di “The danish Girl” ne resta ben poco. Un film pulito e impeccabile nella confezione che però fatica a scaldare il cuore. Un film biografico con una storia d’amore computa e ordinata nella sua veste formale, quanto invece scontata e prevedibile in quella narrativa. Un successo a metà per un film sicuramente coraggioso.


Pubblicato in Cinema
Giacomo Visco Comandini

Laureato alla Sapienza, dal 2008 è uno dei redattori di Enel.tv, la televisione aziendale di Enel. Appassionato di cinema, ha collaborato per la rivista Filmaker’s MagazineIl Riformista e la Repubblica

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