Dimmi dove vivi e ti dirò che commissario sei: toponomastica del giallo italiano

Dimmi dove vivi e ti dirò che commissario sei: toponomastica del giallo italiano
Sarà per quelle sue atmosfere intriganti, che ci tengono con il fiato sospeso fino all’ultima pagina; sarà per il finale rassicurante, dove il bene trionfa sempre, o per quella capacità innata di raccontare uno spaccato della realtà italiana. Sta di fatto che il giallo nostrano, nelle sue sfumature noir o poliziesche, continua a piacere. 

Piace ai lettori, che non si perdono un’indagine del proprio commissario preferito; e piace agli scrittori, che sempre più di frequente amano confrontarsi con il genere, immaginando nuove scene del crimine, nuovi colpi di scena e, ovviamente, nuovi lieto fine.

Ormai non c’è regione del Bel Paese che non abbia il suo investigatore letterario. La ricchezza del fenomeno, ci dice lo scrittore Angelo Marenzana, frequentatore di gialli di lungo corso, viene da lontano: “Agli inizi, il noir italiano seguiva una sorta di fil rouge geografico che univa il nord al sud, partendo con storie ambientate prevalentemente a Torino, Milano, Bologna, Roma, Napoli fino a una più generale Sicilia. Poi il virus letterario si è espanso grazie ai nuovi autori: la Genova di Bruno Morchio, il nord-est di Carlotto, Firenze di Marco Vichi e Bari di Gianrico Carofiglio. Nell’Italia dei Comuni anche la narrativa noir contemporanea accetta l’idea che la mappa criminale passi attraverso l’analisi sociale delle realtà territoriali”. 

Stradario alla mano, incontriamo luoghi ad altissima densità noir, siano essi centri o periferie. Con la differenza che, quando si passa dalla città alla provincia, lo stile vira quasi sempre su toni più ironici e le indagini si confondono con il pettegolezzo. È il caso del barista Massimo e dei vecchietti che investigano nei dintorni di Pineta, sulla costa toscana (dalla penna di Marco Malvaldi), o di un commissario che non ha certo bisogno di presentazioni, Salvo Montalbano. Le indagini del personaggio creato da Andrea Camilleri, dopo ventitré romanzi, un numero imprecisato di racconti e ben diciannove anni di programmazione tv, ancora fa stare sull’attenti centinaia di migliaia di lettori (e di spettatori). La sua città, Vigata, pur se non esiste sulle cartine geografiche, è talmente viva da avere sviluppato un turismo reale in un luogo fantastico. 

A ogni commissario, la sua ambientazione, dunque. Ma perché è così importante il luogo in cui costruire un giallo? Marenzana, che ha piazzato il suo commissario Augusto Maria Bendicò nella sua Alessandria, motiva così la sua scelta: “Quando dieci anni fa ho iniziato la stesura di Legami di morte (primo romanzo della trilogia con protagonista il commissario Augusto Maria Bendicò) ho pensato, per meglio dedicare la mia attenzione alla trama, di ambientare la storia ad Alessandria. Visto che è la mia città, mi sembrava che la famigliarità con il luogo mi aiutasse a creare il mondo e l’atmosfera in cui avvolgere la trama stessa. Nell’ultimo capitolo della trilogia, L’uomo dei temporali (Rizzoli, 2013), Alessandria è diventata essa stessa protagonista alla stregua del commissario. Perché? Perché ogni città porta in sé una ricca personalità fatta di architetture, pensieri dei cittadini, storia antica, soprannomi, abitudini, ecc. E un’ambientazione reale mette a proprio agio il lettore, anche se distante geograficamente”.

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Ultima modifica il Mercoledì, 06/06/2018

Pubblicato in Coffee time

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