Gli scrittori che non leggono: self-publisher alla ricerca del successo

Gli scrittori che non leggono: self-publisher alla ricerca del successo
Da alcuni anni siamo di fronte a una nuova piccola rivoluzione nell’ambito editoriale, quella della “letteratura dal basso”. 

Nonostante in Italia la percentuale dei lettori stia drasticamente scendendo, arrivando a toccare un misero 40,5%, il mercato che non sembra arrestarsi è quello delle autopubblicazioni (nel 2015 circa 13.000 titoli, oggi probabilmente più del doppio).

In Italia esistono meno di una decina di piattaforme, tra le più famose troviamo YouCanPrint, IlMioLibro.it, StreetLib, Frenico, Bebookness. All’estero, le più famose sono senz’altro Amazon e Lulù. In quasi tutti i casi, non è necessario acquistare dei servizi per distribuire il proprio volume. Basta caricare dei file (cover, interno in pdf e versione digitale), acquistare un ISBN (30-35 euro) e una copia di prova. Verosimilmente, un libro può essere messo sul mercato con meno di 50 euro.

Cos’è però che distingue un editore tradizionale da una piattaforma in self-publishing ed è vero che questo secondo strumento permette di incassare molti più ricavi o avere più lettori?

Un editore tradizionale non chiede contributi alla pubblicazione e si fa carico di una serie di costi. Dovrà distribuire l’opera e dovrà concedere il diritto d’autore. Per arrivare a pubblicazione, l’autore deve procedere a una dura selezione che può richiedere anche diversi mesi. Da quando si inizia a cercare un editore a quando l’opera arriva sugli scaffali della libreria può passare anche un anno. Per non parlare poi dei guadagni che arrivano dopo un anno e mezzo dalla pubblicazione. Dunque, facendo i conti: di un romanzo si comincia a vedere il guadagno dopo circa due anni e mezzo. L’editore tradizionale però investe sulla produzione di un oggetto “perfetto”. Professionisti lavorano sul contenuto insieme all’autore (editing), impaginano e creano un progetto, sviluppano il materiale promozionale per le librerie, gestiscono la rassegna stampa e gli eventi.

Nonostante la presenza di queste professionalità che lavorano con amore e passione, sono convinta che la rapidità o istantaneità siano il vero successo delle piattaforme di self-Publishing. Qualora volessimo, a pubblicare un romanzo e a distribuirlo negli store online impiegheremmo il tempo di una conversione del nostro file Word in Epub o PDF e di un semplice upload. Il tutto fattibile in una settimana (se siamo particolarmente frettolosi, anche in un paio di giorni).
I rendiconti delle vendite – facendo una media delle tempistiche proposte dalle diverse piattaforme – si aggirano tra i 15 e i 40 giorni. In circa un mese e mezzo, quindi, possiamo avere feedback effettivi sul nostro lavoro letterario. I pagamenti avvengono automaticamente una volta raggiunta una quota fissata dalla piattaforma.

Un altro fattore che rende il self-publishing una realtà appetibile – forse più del mercato tradizionale – è l’idea di proprietà. Se da una parte l’editoria tradizionale, attraverso la firma del contratto di pubblicazione, acquisisce alcuni diritti e ne diventa proprietaria in esclusiva per un periodo di tempo, nel self questo vincolo è molto più lento.
Il diritto di pubblicazione si trasforma in una sorta di diritto di distribuzione in esclusiva rescindibile in qualsiasi momento.

Le piattaforme italiane hanno impiegato del tempo a capire questa sottile differenza, fino a qualche anno fa YouCanPrint affiggeva il suo copyright su ogni prodotto autopubblicato. Le società americane invece sono di gran lunga più preparate in materia e non ci sono veri e propri contratti da firmare. Amazon è la piattaforma più fortunata del mondo che riesce a gestire un flusso ininterrotto di pubblicazioni (circa 5 milioni dal 2011) e a catapultarle in ogni parte del globo anche grazie a sistemi di promozione e di web marketing consistenti.

Ma se da una parte Amazon dà grandissime opportunità per chi vuole scalare le classifiche di mezzo mondo (alcuni effettivamente ci sono riusciti), dall’altra, la mancanza di un pannello intuitivo per un italiano rende la vita di uno scrittore piuttosto difficile. Per non parlare di un inesistente servizio clienti. Di gran lunga più conveniente servirsi di self-publishing italiani – come IlMioLibro.it – che permettono una semplicità di gestione grazie alla presenza di operatori in carne e ossa.

Per concludere il percorso, vorrei riflettere sulla domanda posta all’inizio. Nonostante le pubblicazioni in self-publishing continuino ad aumentare, è accertato dai dati AIE che l’acquisto di tali volumi è calato drasticamente. Di conseguenza, pubblicare un libro autonomamente e sperare di avere un numero più ampio di lettori (rispetto all’editoria tradizionale) è molto difficile. Bisogna tra l’altro essere dei bravi web marketer e investire denaro nel confezionamento e nella promozione del libro.

È certo che esiste una sola necessità che lega tutti i settori dell’editoria, che sia essa self o di stampo tradizionale: oltre che scritti, i libri andrebbero letti!

 
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Ultima modifica il Mercoledì, 28/03/2018

Pubblicato in Coffee time
Lidia Sirianni

Agente letterario per la Bennici & Sirianni. L'agenzia nasce a Roma con lo scopo di far emergere opere letterarie di qualità, offrire consulenze specializzate per autori già affermati, scoprire nuovi talenti. Rappresenta anche cataloghi di case editrici italiane all'estero e di case editrici straniere in Italia.

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