Le edicole stanno sparendo. La crisi inascoltata della filiera dei quotidiani (PARTE PRIMA)

E Dico La - Via San Giorgio Morgeto (3,97 km) 00173 Roma E Dico La - Via San Giorgio Morgeto (3,97 km) 00173 Roma Mariangela De Masi
La crisi dell’editoria è ormai un dato di fatto dei nostri tempi e del nostro Paese; sebbene la crisi libraria sia quella che noi dell’agenzia letteraria mastichiamo ogni giorno e di cui ci occupiamo da anni, vorremmo dare il giusto risalto anche a una crisi parallela, e forse ancor più grave, quella del “sistema edicole”.

Lunedì 5 novembre su RAI3, la trasmissione #Report grazie al servizio intitolato “Edicole SOS” ha portato sotto l’occhio del telespettatore un disagio di dimensioni enormi. Le edicole stanno scomparendo e il fenomeno è materialmente palpabile perché, intorno a noi, nelle nostre città, paesi e quartieri, quasi ogni giorno si nota una saracinesca abbassata con un cartello “vendesi” in bella mostra.

La questione però non è nuova agli attori della filiera, già tra il 2014 e il 2015 il dato di crisi era palese, tanto che diverse testate web (basta fare una semplice ricerca su Google) ci raccontavano della chiusura di circa 13 mila edicole in 13 anni, mentre il reportage condotto da Bernardo Iovene su Rai3 (con i dati aggiornati al 2018) ci informa oggi di circa 26 mila edicole rimaste contro le 40 mila degli scorsi anni. 

Per non parlare poi dei guadagni ben al di sotto della media: si stima un aggio che si attesta a meno del 20% (ciò significa che un edicolante guadagna meno di 20 centesimi ogni quotidiano da un euro venduto).

Va da sé che per estrapolare uno stipendio pieno – togliendo costi e spese –  bisogna inventarsi qualcosa di diverso, come ad esempio fornire servizi e prodotti collaterali a quelli classici da edicola (ricariche di cellulari, fotocopie, ricezione pacchi, servizio di pagamento multe, etc).

 

Ma da dove viene questa crisi? Ci sono soluzioni? Si tratta di una crisi generalizzata del mercato della carta stampata a causa dell’allontanamento alla cultura da parte dei giovani? Oppure ci sono delle ragioni che, se analizzate, potrebbero risolvere almeno i problemi più superficiali?

 

Partiamo dall’evidenza: tutta la crisi editoriale è accomunata dal calo dell’interesse verso la lettura d’approfondimento. Si nota soprattutto nei dati dell’editoria libraria dove il 60% della popolazione non ha letto nemmeno un libro negli ultimi 365 giorni. Si nota allo stesso tempo nelle edicole dove i quotidiani (che spesso vengono tenuti in vita da sovvenzioni pubbliche e pagati tramite la vendita di spazi pubblicitari, in calo però del 27%) sono acquistati ormai solo da “lettori vecchi stampo” (per lo più over 50) riducendo la tiratura o addirittura chiudendo battente. 

Se riprendiamo alcuni dati dei Rapporti 2016 e 2017 sull’industria dei quotidiani in Italia della Federazione italiana Editori Giornali (http://www.fieg.it/upload/studi_allegati/Rapporto_2017_sulla_industria%20_dei%20_quotidiani_in%20Italia.pdf e http://www.fieg.it/upload/studi_allegati/Rapporto_2016_web.pdf) scopriamo che la contrazione del mercato è di livello elevato. Nel 2007 il fatturato di settore contava più di 41 miliardi di euro mentre a circa 8 anni di distanza si è registrato un calo del 26%, con un fatturato annuo di 30 miliardi. Nell’ambito esclusivo dei quotidiani, il fatturato si è praticamente dimezzato arrivando da 4 miliardi a 2 scarsi. La diffusione dei giornali quotidiani nel 2007 era di 5,4 milioni di copie (+4 milioni di copie di quotidiani gratuiti). Nel 2015 la diffusione dei quotidiani è scesa a 2,9 milioni di copie con i giornali gratuiti praticamente in fallimento. Sfortunatamente (diversamente dalla credenza popolare) la crescita delle copie digitali non è aumentata abbastanza per arginare il calo delle vendite del cartaceo (il rapporto è 1 copia digitale in più, 10 copie cartacee in meno).

La tendenza per il 2018 è quella della decrescita costante, considerando anche lo sviluppo di realtà come Google e Facebook che con i loro sistemi di news vanno a impoverire ancora di più il fatturato dei tradizionali gruppi editoriali. 

 

Esistono però tante concause a questo fallimento, e tutti gli attanti della filiera dovrebbero fare il classico mea culpa , basti pensare all’abbassamento dei prezzi dei singoli giornali e riviste (che porta gli editori a sgretolare il mercato senza riflettere sulle conseguenze alla base della filiera), allo scarso controllo del materiale distribuito (il distributore non riesce a indirizzare un singolo prodotto a una singola edicola), allo svecchiamento del sistema di gestione degli edicolanti (che spesso vanno ancora avanti con penna, etichette e calamaio)…

 

Ma la questione non è certo risolvibile in poche righe di articolo, ce ne rendiamo conto. Per questo, l’argomento verrà approfondito nelle prossime settimane con interventi, interviste e indagini sul futuro del mondo delle edicole.

Crediamo infatti che il miglior modo per avvicinare i lettori all’approfondimento sia creare spazi di dibattito, in cui scambiare idee, speranze e finalmente immaginare soluzioni concrete.

 
 
 
 
 
 
 
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Ultima modifica il Mercoledì, 07/11/2018

Pubblicato in Coffee time
Lidia Sirianni

Agente letterario per la Bennici & Sirianni. L'agenzia nasce a Roma con lo scopo di far emergere opere letterarie di qualità, offrire consulenze specializzate per autori già affermati, scoprire nuovi talenti. Rappresenta anche cataloghi di case editrici italiane all'estero e di case editrici straniere in Italia.

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