MIFF 2009 - Milano International Film Festival: i cortometraggi

l Miff, Milan International Film Festival, è la rassegna di cinema indipendente - il Sundance italiano - con un cartellone di lungometraggi e cortometraggi provenienti da tutto il mondo. Partito con la 9° edizione l’11 di Maggio, con una rosa di cortometraggi proiettati nelle sale del Cinema Arcobaleno Film Center di Viale Tunisia, si concluderà stasera 19 maggio. Una celebrazione del cinema indie, che da quest’anno si è vestita con un nuovo format: MIFF Awards, una mostra cinematografica con i criteri a candidatura degli Academy Awards, cioè niente premiazione al termine del festival, ma annuncio dei vincitori prima, il 12 Maggio.Sicuramente ciò che accomuna i corti proiettati è un mix di creatività inaspettata, fresca e veloce, passione e sperimentazione.

Miff, Milan International Film Festival, è la rassegna di cinema indipendente - il Sundance italiano - con un cartellone di lungometraggi e cortometraggi provenienti da tutto il mondo.
Partito con la 9° edizione l’11 di Maggio, con una rosa di cortometraggi proiettati nelle sale del Cinema Arcobaleno Film Center di Viale Tunisia, si concluderà stasera 19 maggio.
Una celebrazione del cinema indie, che da quest’anno si è vestita con un nuovo format: MIFF Awards, una mostra cinematografica con i criteri a candidatura degli Academy Awards, cioè niente premiazione al termine del festival, ma annuncio dei vincitori prima, il 12 Maggio.
Sicuramente ciò che accomuna i corti proiettati è un mix di creatività inaspettata, fresca e veloce, passione e sperimentazione.

Tra i corti spiccano per vivacità e bellezza:
A DAY’S WORK
Regia: Rajeev Dassaniadayswork.jpg
Un film-tesi incentrato su come un semplice malinteso si possa trasformare in una violenta contesa, tra rabbia, paura e disperazione, in una trappola di barriere linguistiche invalicabili. Verità agghiaccianti legate alla fatalità degli eventi. Fili di alta tensione che gettano uno sguardo pulito sull’oggi in cui spesso viene ostentata una cosiddetta comunicazione che fluttua su profonde voragini.

ANIMATED AMERICAN
Regia: James Baker, Joe Haidar
Un coniglio “cartone animato” disoccupato mostrerà ad un dirigente amante del digitale le cose attraverso gli occhi di un “Americano Animato”. Tra fantasia e realtà. Tra Nichetti e Rogwer Rabbitt. Una commedia colorata si staglia sullo sfondo con cinismo disincantato.

BOUTONNIERE
Regia: Coley Sohn
Una teenager come tante altre e una madre troppo ingombrante possono essere una combinazione di fuoco. Anzi rosso fuoco come il rossetto con il quale la ragazza esasperata si boutonniere.jpgimpiastriccia il volto. Curiosità: la regista ha comprato la casa Boutonniere per girare il film e l’ha rivenduta per finanziare il progetto.

CIAO TESORO
Regia: Amedeo Procopio
Un guizzo geniale, contemporaneo e multiforme. Una proposta diabolicamente indecente, dai toni deliziosi e mai volgari dà il via ad una storia di un sarcasmo serpeggiante. Il regista ha raccontato che lo spunto del corto è nato in Spagna osservando due ragazze ad un tavolino di un bar. La sceneggiatura costruita su di un incastro di flascback si adatta a pennello al personaggio protagonista,perfettamente nella parte.

EN COMPAGNIE DE LA POUSSIERE
Regia: Jacques Molitor Francois e Michel
Due amici. Un amore incompreso e ancora acerbo. Una donna di troppo si insinua tra sguardi delicati e gesti appena accennati ed una gelosia omicida brucia tutto.

SIX AND A HALF
Regia: Ana Lily Amirpour
Una moderna parabola sulla natura brutale e capricciosa dei bambini. Il destino di una rana legato a un doloroso incidente in nome di un candore inquietante.

VIKO
Regia: Larysa Kondracki
Ambientato nell’Ex Yugoslavia del 1997 è questo il film più crudo della rassegna. viko.jpgDrammaticamente realista, mostra un mondo in cui è facile entrare quanto rimanerne intrappolati. La regista, canadese, ha trascorso un periodo in Europa dell’Est per documentarsi sulla diffusione del traffico sessuale e da ciò nascerà il suo primo film, giù acquistato dalla HBO Films.

WELGUNZER
Regia: Bradford Schmidt Welgünzêr
Tratto da un racconto di Brandon Thompson, è una commedia dark, che indaga sulla possibilità o meno di un uomo di cambiare col tempo. Tra Ritorno al Futuro ed una malefica Macchina del Tempo il tema del tempo si presenta in modo tragicamente surreale.

Filone comune di questi corti è il dramma, in sfumature diverse. La volontà di far emergere un disagio, che spesso si traduce in una comunicazione assente e fittizia. C’è sempre un fattore scatenante forte che rende memorabile un’ evento per il protagonista, esso sia un taglietto, un tradimento o un omicidio.
Una fotografia intensa, con pochi frames, cattura squarci di mondi lontani, racchiusi in un ampio ventaglio di generi, dal drammatico al comico toccando il grottesco che affonda nella melanconia.

L’inaspettato fuori programma:
sedersi vicino a Martin Landau, premio Oscar, sentirsi osservati da occhi curiosi e non calcolarne il nesso. Lui, imbiancato e statuario, con il suo accento da tappeto rosso passerella, tra una bionda svettante ed un ragazzino vestito da paggetto bianco. Se questo non è cinema…

 

da www.nokoss.net

 

Pubblicato in Concorsi

Fotonews

ANA presenta I musei di Roma

Noi e i nostri fornitori archiviamo informazioni quali cookie su un dispositivo (e/o vi accediamo) e trattiamo i dati personali, quali gli identificativi unici e informazioni generali inviate da un dispositivo, per personalizzare gli annunci e i contenuti, misurare le prestazioni di annunci e contenuti, ricavare informazioni sul pubblico e anche per sviluppare e migliorare i prodotti. Accettando o continuando a navigare su questo sito con la tua autorizzazione noi e i nostri fornitori possiamo utilizzare tali dati. MAGGIORI INFORMAZIONI