25 anni senza Natalia Ginzburg, Premio Strega nel '63

Natalia Ginzburg al Premio Strega 1963 Natalia Ginzburg al Premio Strega 1963 foto Carlo Riccardi
Venticinque anni fa, il 7 ottobre 1991, moriva a Roma Natalia Ginzburg.

Nata a Palermo nel luglio 1916, Natalia Ginzburg (nata Levi) era figlia di Lidia Tanzi, milanese di religione cattolica, e di Giuseppe Levi, noto scienziato triestino di origine ebraica, professore universitario antifascista che verrà arrestato e processato (insieme ai tre fratelli di lei) con l'accusa di antifascismo.

Natalia Levi trascorre l'infanzia e la giovinezza a Torino, dove frequenta il ginnasio presso il Liceo “Vittorio Alfieri” e trova presto conforto nella scrittura.

Nel 1933, a diciassette anni, esordisce con I bambini, il suo primo racconto, pubblicato dalla rivista “Solaria”.

Nel ‘38 sposa Leone Ginzburg, con il cognome del quale, negli anni successivi, firmerà tutte le sue opere. Dalla loro unione nasceranno due figli (Carlo - 1939 -, che diventerà un noto storico e saggista, e Andrea - 1940) e una figlia (Alessandra). In quegli anni stringe solidi rapporti con i maggiori rappresentanti dell'antifascismo torinese e in particolare con gli intellettuali della casa editrice Einaudi (lo stesso Giulio Einaudi - figlio del futuro primo Presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi -, il filosofo Norberto Bobbio, ed altri), di cui Leone Ginzburg, professore universitario di Letteratura russa, era collaboratore dal ’33, anno di fondazione della casa editrice.

Nel ‘40 segue il marito a Pizzoli in Abruzzo, dove era stato inviato al confino per motivi politici e razziali, e dove rimarrà fino al ‘43.

Nel frattempo nel ’42, con lo pseudonimo di “Alessandra Tornimparte”, scrive e pubblica La strada che va in città, il suo primo romanzo, che verrà ristampato nel 1945, stavolta con il vero nome dell'autrice.

In seguito alla morte di Leone Ginzburg, torturato e ucciso dai tedeschi nel febbraio del ‘44 nel carcere romano di Regina Coeli, nell'ottobre dello stesso anno giunge a Roma e comincia a lavorare presso la sede romana della casa editrice Einaudi. Nell'autunno del ’45 si ritrasferisce a Torino, dove nel frattempo sono rientrati anche i suoi genitori, i due figli e la figlia, i quali, durante i mesi dell'occupazione tedesca, si erano rifugiati in Toscana.

Nel ‘47 pubblica È stato così, il suo secondo romanzo, che vince il premio letterario “Tempo”.

Nel ‘50 sposa l'anglista Gabriele Baldini, professore di Letteratura inglese e direttore dell'Istituto Italiano di Cultura a Londra. Per Natalia Ginzburg comincia un periodo molto ricco e la sua produzione letteraria si rivelerà orientata soprattutto sui temi della memoria e dell'indagine psicologica.

Nel ‘52 pubblica Tutti i nostri ieri.

Nel ‘57 scrive e pubblica Valentino, volume di racconti lunghi che vince il premio Viareggio, e il romanzo Sagittario.

Nel ‘61 scrive e pubblica  Le voci della sera (che andrà in cinquina al Premio Strega 1961, vinto da Raffaele La Capria con Ferito a morte) che, insieme al già citato La strada che va in città (il suo romanzo d’esordio), nel ‘64 verrà raccolto nel volume Cinque romanzi brevi.

Nel ‘62 esce la raccolta di saggi Le piccole virtù, e l’anno successivo Natalia Ginzburg vince il Premio Strega con il celebre Lessico famigliare, memoir che verrà accolto da un ottimo consenso sia di pubblico sia di critica.

Negli anni Settanta, in narrativa, seguiranno i volumi Mai devi domandarmi (1970) e Vita immaginaria (1974). In quegli anni, insieme ad altri intellettuali di grandissimo rilievo (su tutti Pier Paolo Pasolini), è anche assidua collaboratrice de “Il Corriere della Sera”, che pubblica numerosi suoi elzeviri su argomenti di critica letteraria, arte, teatro e cinema. Fra questi, impossibile non ricordare la sua lettura critica - con uno sguardo al femminile - di Sussurri e grida (1973) di Ingmar Bergman, lettura che otterrà un forte riscontro nel panorama culturale nazionale, diventando un riferimento per la critica relativa al grande regista svedese.

Nella produzione di quegli anni (nonché in quella degli anni successivi)  la scrittrice, la quale nel frattempo lavora anche come traduttrice (La strada di Swann di Proust), ripropone in modo più approfondito i temi del microcosmo familiare con il romanzo Caro Michele (1973) il racconto Famiglia (1977), il volume La famiglia Manzoni (1983), visto in prospettiva saggistica, il romanzo epistolare La città e la casa (1984)

È inoltre autrice di alcune commedie fra cui ricordiamo Ti ho sposato per allegria (1965) e Paese di mare (1972).

Il ‘69 rappresenta un momento di svolta nella vita della scrittrice, all’epoca cinquantatreenne. Muore Gabriele Baldini e, mentre in Italia, con la strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969), comincia il famigerato periodo della cosiddetta “strategia della tensione”, la Natalia Ginzburg intensifica il suo impegno politico, dedicandosi sempre più attivamente alla vita politica e culturale del Paese, in sintonia con la maggior parte degli intellettuali italiani militanti, orientati su posizioni di sinistra.

Nel ‘71, insieme a numerosi intellettuali, scrittori, artisti e registi, sottoscrive la “lettera aperta a L'Espresso sul caso Pinelli” documento attraverso, al riguardo della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli (15 dicembre 1969) vengono denunciate le presunte responsabilità dei funzionari di polizia della questura di Milano. Nello stesso anno si unisce ai firmatari di un'autodenuncia di solidarietà nei confronti di alcuni giornalisti di Lotta Continua accusati di istigazione alla violenza.  

Nel ‘76 partecipa alla campagna innocentista in favore di Fabrizio Panzieri e Alvaro Lojacono, i due militanti di Potere Operaio che verranno poi condannati per i reati a loro imputati (fra cui l'omicidio dello studente nazionalista greco Mikis Mantakas).

Nell’83 viene eletta in Parlamento nelle liste del Partito Comunista.

Nell’88 scrive un articolo (apparso su l’”Unità” del 25 marzo di quell’anno e che diverrà famoso) dal titolo Non togliete quel crocifisso: è il segno del dolore umano, in cui, da laica e non credente, difende la presenza del simbolo religioso nelle scuole opponendosi alle contestazioni di quegli anni.

Alcune foto di Natalia Ginzburg sono ammirabili nella mostra Vita da Strega, curata dall’Archivio Fotografico Riccardi e formata da cinquanta scatti del grande fotografo Carlo Riccardi (1926) fra il 1957 ed il 1971, in quindici differenti edizioni del Premio Strega.

Vita da Strega è anche un libro, presentato in anteprima nel corso dell’inaugurazione della mostra e intitolato Gli anni d’oro del Premio Strega - Racconto fotografico di Carlo Riccardi (Edizioni Ponte Sisto, Roma 2016). Il volume, a cura di Maurizio Riccardi e Giovanni Currado, raccoglie una selezione di oltre novanta foto - una più ampia sintesi della raccolta presente all’interno dell’Archivio Riccardi - e si conclude con un commento di Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci.

Nel 2016, la grande scrittrice viene ricordata non solo in occasione dei venticinque anni dalla sua scomparsa, ma anche per il centenario della sua nascita.

 

Pubblicato in Editoria

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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