25 anni senza Paolo Volponi

Paolo Volponi con Pier Paolo Pasolini nel 1965 Paolo Volponi con Pier Paolo Pasolini nel 1965 foto Carlo Riccardi
Venticinque anni fa moriva ad Ancona Paolo Volponi, Premio Strega 1965 con “La macchina mondiale”.

Nato ad Urbino nel febbraio 1924 da madre proveniente da una famiglia di piccoli proprietari terrieri e padre proprietario di una piccola fornace per laterizi, frequenta il Liceo Classico “Raffaello” e nel ’43 si iscrive alla Facoltà di Legge nell’allora neonata Libera Università di Urbino, dove nel ’47 consegue la laurea.

Nel frattempo, nel ’44/’45, ha una breve esperienza da partigiano sugli Appennini.

Fondamentale per la sua carriera sarà l'incontro - avvenuto nel 1949 grazie al critico letterario Franco Fortini - con l'imprenditore Adriano Olivetti (1901-1960), il quale, con la sua “illuminata” visione sociale dello sviluppo industriale, lo convince a farsi assumere presso un ente di assistenza sociale, per il quale farà inchieste sull'evoluzione economica dell’Italia meridionale, lavorando a Roma a partire dal ’53.

Nel ‘56 entra alla Olivetti di Ivrea (la cittadina piemontese che nel giugno 2018 è stata dichiarata Patrimonio Mondiale Unesco in quanto «rappresenta un esempio distintivo della sperimentazione di idee sociali e architettoniche sui processi industriali, e un’esperienza innovativa di produzione industriale di livello mondiale che guarda in special modo al benessere delle comunità locali. Fondata nel 1908 da Camillo Olivetti, la città industriale di Ivrea è un progetto industriale e socio-culturale del XX secolo») dapprima come collaboratore e poi come direttore dei servizi sociali.

Dal ’67 al ’71 assumerà la direzione dell'intero settore delle relazioni aziendali.

In seguito si trasferisce a Torino, dove, a partire dal ’72/’73 avvia una consulenza con la Fiat per i rapporti fra fabbrica e città in un momento piuttosto difficile per la vita nella provincia torinese.

Nel ’75 diventa presidente della Fondazione Agnelli, ma presto verrà costretto a lasciare tale incarico per via della sua adesione - decisamente non gradita ai vertici Fiat - al Partito Comunista Italiano. Dopo esser stato assistente della società Finarte a Milano aderisce - da indipendente - al Partito Comunista, con cui diventerà senatore nell’83.

L’anno seguente diventa presidente della Cooperativa Soci de «l'Unità», promuovendo con tale giornale numerose iniziative, fra cui ricordiamo, nell’87 a Bologna, un importante convegno nazionale su Pier Paolo Pasolini. Da tale esperienza nascerà l'Associazione “Casa dei Pensieri”, che in seguito verrà diretta da Davide Ferrari.

Di fronte alla crisi della Sinistra degli anni Ottanta Volponi si oppone alla disgregazione del Partito Comunista e nel ’91, al momento della nascita del Partito Democratico della Sinistra, aderirà al nuovo gruppo di Rifondazione Comunista. Alle elezioni politiche del ’92 (due anni prima della sua scomparsa) viene eletto deputato nazionale (con circa quattromilacinquecento voti) nella regione Marche.

L'attività letteraria di Volponi comincia nel 1948, anno della pubblicazione de Il ramarro (Istituto d’Arte, Urbino), raccolta di poesie sospese fra tardo ermetismo e neorealismo. Le opere successive (L'antica moneta - Vallecchi, Firenze 1955 -, Le porte dell'Appennino - Feltrinelli, Milano 1960 -, con cui vince il Premio Viareggio per la poesia, e Foglia mortale - Bucciarelli, Ancona 1974 - stampata in edizione ridotta) rivelano un nuovo stile narrativo - paragonabile al poemetto - in cui Volponi cerca nel paesaggio campagnolo e contadino i segni del difficile rapporto fra l'io e la realtà. Fra le altre raccolte di poesie ricordiamo La nuova pesa (Il Saggiatore, Milano 1964), Le mura di Urbino (Istituto Statale d’Arte, Urbino 1973), La vita (La Pergola, Pesaro 1974), Poesie e poemetti (Einaudi, Torino 1986), Nel silenzio campale (Manni, Lecce 1990), È per un’imprudente vanteria, mozione dei poeti comunisti (Manni, Lecce 1991).

L'opera narrativa comincia invece nel '62 con Memoriale (Garzanti, Milano) incentrato sulla contrapposizione fra operai ed imprenditori negli anni Sessanta. Dopo il tentativo - poi abbandonato dallo stesso autore - di realizzare un “romanzo di formazione” - che si sarebbe dovuto intitolare Repubblica borghese -, scrive il romanzo La macchina mondiale (Garzanti, Milano 1964) - con cui vincerà il Premio Strega nel 1965 -, incentrato sulla storia di un proprietario terriero costretto a comparire in tribunale perché accusato di violenza domestica dalla moglie. Con quest’opera l’autore si pone degli interrogativi che da sempre tormentano l'uomo e li svolge cercando delle risposte che non siano sempre le stesse, e soprattutto che siano prive esse stesse dal generare ulteriori dubbi.

Dopo Corporale (Einaudi, Torino 1974), romanzo in cui il protagonista, dopo brutte esperienze in fabbrica ed in città, parte alla conquista della realtà, tenta varie strade letterarie, frutto di sperimentazioni nella maggior parte dei casi realmente davvero vissute. Ricordiamo Il sipario ducale (Garzanti, Milano 1975), Il pianeta irritabile (Einaudi, Torino 1978), Il lanciatore di giavellotto (Einaudi, Torino 1982).

Con Le mosche del capitale (1989), narra la vita di un manager democratico ed aperto, la cui genialità viene schiacciata in azienda dalle cieche logiche di potere e di guadagno. Il titolo di quest'opera si riferisce ai dirigenti industriali di alto livello i quali, a suo avviso, usando apparente leggerezza ma in realtà con profonda volgarità ed opportunismo, rifiutano i sentimenti e la democrazia in nome del “Dio denaro”.

Parzialmente autobiografico è invece il romanzo con cui Paolo Volponi vincerà per la seconda volta il Premio Strega. Si tratta de La strada per Roma (1991), rifacimento aggiornato del romanzo di formazione Repubblica borghese, e che narra la vicenda di un giovane uomo il quale, stanco della routine di Urbino, si trasferisce a Roma, dove vive le speranze e le illusioni della grande città.

Alcune foto di Paolo Volponi si possono ammirare nella mostra fotografica Vita da Strega, curata dall’Archivio Riccardi e formata da scatti del grande fotografo Carlo Riccardi (classe 1926) degli anni compresi fra il 1957 e il 1971 (in quindici differenti edizioni del Premio Strega), nonché nella mostra fotografica I tanti Pasolini, anch’essa curata dall’Archivio Riccardi e formata da ventisei scatti di Carlo Riccardi degli anni fra il 1960 e il 1969.

Nelle foto di Vita da Strega troviamo autrici ed autori quali Elsa Morante (Premio Strega 1957 con L’isola di Arturo), Dino Buzzati (Sessanta racconti - 1958), Giuseppe Tomasi di Lampedusa (Premio Strega 1959 con Il Gattopardo, da cui, quattro anni dopo, verrà tratto l’omonimo film di Luchino Visconti interpretato da Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Alain Delon e Paolo Stoppa), Carlo Cassola (Premio Strega 1960 con La ragazza di Bube, da cui, tre anni dopo, verrà tratto l’omonimo film di Luigi Comencini con Claudia Cardinale e George Chakiris), Raffaele La Capria (Premio Strega 1961 con Ferito a morte), Mario Tobino (Il clandestino - 1962), Natalia Ginzburg (Lessico famigliare - 1963), Giovanni Arpino (L’ombra delle colline - 1964), Michele Prisco (Una spirale di nebbia - 1966), Anna Maria Ortese (Poveri e semplici - 1967), Alberto Bevilacqua (L’occhio del gatto - 1968), Lalla Romano (Le parole tra noi leggere - 1969), Guido Piovene (Le stelle fredde - 1970), Raffaele Brignetti (La spiaggia d’oro - 1971).

Vita da Strega è anche un libro, dal titolo Gli anni d’oro del Premio Strega - Racconto fotografico di Carlo Riccardi (AGR, Roma 2016). Il volume, a cura di Maurizio Riccardi e Giovanni Currado, raccoglie una selezione di oltre novanta foto, una più vasta sintesi della raccolta presente all’interno dell’Archivio Riccardi.

 

Pubblicato in Editoria

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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