42 anni senza Guido Piovene, Premio Strega nel '70

Guido Piovene nel 1970 Guido Piovene nel 1970 foto Carlo Riccardi
Quarantadue anni fa, nel novembre 1974, moriva a Londra Guido Piovene.

Nato a Vicenza nel 1907, appartenente alla famiglia nobile dei Piovene, consegue la laurea in Filosofia alla Statale di Milano, dove conosce fra gli altri il filosofo Eugenio Colorni.

Si avvia alla carriera giornalistica, cominciando la sua carriera da “Il Convegno” e “o”, ricoprendo il ruolo di inviato dalla Germania fin dalla sua prima assunzione per il quotidiano “L'Ambrosiano”,

In seguito passa al “Corriere della Sera”, per cui lavora da corrispondente estero a Londra e Parigi, curando anche, in numerose occasioni, la critica cinematografica del quotidiano, per cui partecipa come inviato alla Mostra del Cinema di Venezia.

Presso la testata lombarda conosce Dino Buzzati (futuro Premio Strega 1958 con Sessanta racconti), Orio Vergani e Indro Montanelli. All’epoca farà scalpore la recensione entusiastica che il giornalista, noto osservatore del mondo comunista, scrive per il libello antisemita “Contra judaeos” di Telesio Interlandi: questo fatto gli costerà l'amicizia di Eugenio Colorni. Rinfacciategli nel dopoguerra, Guido Piovene abiurerà le precedenti posizioni razziste nel suo mémoire romanzato La coda di paglia.

In seguito collabora con “Solaria”, “Pan”, “Il Tempo”, e “La Stampa”, con cui prosegue la sua attività di inviato dapprima negli Stati Uniti e poi a Mosca.

Nel ‘31 pubblica i suoi primi racconti ne La vedova allegra, pubblicati dai fratelli Buratti. Un decennio dopo dà alle stampe Lettere di una novizia, la sua seconda opera.

In un secondo momento, la sua produzione si soffermerà soprattutto sui reportage di viaggio: nel ’53 pubblica il De America, frutto di un viaggio di ben trentaduemila chilometri - alla guida di un’automobile Buick - attraverso trentotto Stati della Federazione.

Segue Viaggio in Italia (1957), la più nota guida letteraria del Bel Paese durante il boom economico, originata dalla trasmissione radiofonica RAI che tiene dal ‘53 al ‘56, percorrendo il territorio da Nord a Sud, e raccontando le “cose viste”. Guido Piovene si rende conto dei numerosi mutamenti in corso, dalla rapida industrializzazione alla tumultuosa e caotica crescita urbana.

Secondo Indro Montanelli, “il suo Viaggio in Italia dovrebbe essere testo d'obbligo nelle scuole italiane, tali sono la profondità e la nitidezza della sua sonda nelle pieghe e nelle piaghe del nostro Paese”.

Nel ’63 torna alla narrativa con Le furie, romanzo-saggio che rappresenta la cronaca di un ritorno a Vicenza e del confronto con i personaggi-fantasmi del proprio passato.

Nove anni dopo Viaggio in Italia pubblica anche Madame la France e La gente che perdé Gerusalemme.

Nel ‘68 torna alla Mostra del Cinema di Venezia come Presidente della Giuria. Il massimo conseguimento sotto il profilo dell’introspezione psicologica dei personaggi lo ottiene con il libro Le stelle fredde (1970) in cui una trama striminzita fa da sfondo ad un'abilissima analisi della morale, e con cui vincerà il Premio Strega. Nello stesso anno gli viene diagnosticata una terribile malattia: la sclerosi laterale amiotrofica, che lo porterà alla morte quattro anni dopo.

Abbandona “La Stampa” per fondare assieme a Indro Montanelli e altri “Il Giornale”, pubblicato a partire dal  giugno del ‘74 e di cui sarà il primo presidente della società editrice, pochi mesi prima della sua scomparsa.

Alcune foto di Guido Piovene sono ammirabili nella mostra Vita da Strega, curata dall’Archivio Fotografico Riccardi e formata da cinquanta scatti del grande fotografo Carlo Riccardi degli anni compresi fra il 1957 e il 1971, in quindici differenti edizioni del premio Strega.

Vita da Strega è anche un libro, dal titolo Gli anni d'oro del Premio Strega - Racconto fotografico di Carlo Riccardi (Edizioni Ponte Sisto, Roma 2016). Il volume a cura di Maurizio Riccardi e Giovanni Currado, raccoglie una selezione di oltre novanta foto, una più ampia sintesi della raccolta presente all'interno dell'Archivio Fotografico Riccardi, e si conclude con il commento di Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione “Maria e Goffredo Bellonci”.

 

Pubblicato in Editoria

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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