Auguri a Giovanni Arpino: avrebbe 90 anni

Giovanni Arpino negli anni Sessanta Giovanni Arpino negli anni Sessanta foto Carlo Riccardi
Giovanni Arpino, Premio Strega 1964 con “L’ombra  delle colline”, il 27 gennaio 2017 avrebbe compiuto novant’anni.

Nato nel 1927 a Pola (all’epoca ancora in territorio italiano) dove il padre, ufficiale di carriera, era di guarnigione, Giovanni Arpino si trasferisce prima a Bra (CN), città d'origine di sua madre, e poi a Torino, dove rimarrà per il resto della sua vita. 

Dopo la laurea in Lettere presso l'Università degli Studi di Torino, conseguita nel ‘51 con una tesi su Sergej Aleksandrovič Esenin, l’anno successivo esordisce nella letteratura con il romanzo Sei stato felice, Giovanni (Einaudi, Torino 1952).

Farà conoscere in Italia lo scrittore Osvaldo Soriano, e, dopo esser già arrivato il finale nel ’61 con Delitto d’onore, vincerà il Premio Strega nel ‘64 con L'ombra delle colline (Mondadori, Milano)  il Premio Moretti d'Oro nel ‘69 con Il buio e il miele, il Premio Campiello nel ‘72 con Randagio è l'eroe e il Super Campiello nell’80 con Il fratello italiano.

I suoi romanzi sono contraddistinti da uno stile asciutto e ironico.

Scrive anche drammi, racconti, epigrammi e novelle per l'infanzia.

Nell’82 vince il Premio Cento per Il contadino Genè.

Grande appassionato di calcio, nel ‘77 pubblica il romanzo Azzurro tenebra. L’anno successivo segue i Mondiali in Argentina per il quotidiano torinese “La Stampa”.

Nell’80 comincia una collaborazione con “il Giornale” scrivendo di cronaca, costume e cultura. In quegli anni stabilisce un ottimo rapporto di amicizia con Indro Montanelli, al quale, alla fine degli anni Ottanta presenterà un giovane giornalista torinese destinato ad una grande carriera: Marco Travaglio.

Giovanni Arpino ha scritto sedici romanzi (ricordiamo anche Gli anni del giudizio - 1958 -, La suora giovane - 1959 -, Una nuvola d’ira - 1962 -, Un’anima persa - 1966 -, Correva l’anno felice - 1974 -, Domingo il favoloso - 1975 -, Il primo quarto di luna - 1977 -, Un gran mare di gente - 1981 -, Bocce ferme - 1982 -, La sposa segreta - 1983 -, Passo d’addio - 1986 -, La trappola amorosa, pubblicato postumo nel 1988) circa duecento racconti (La babbuina e altre storie -1967 -, I ventisette racconti - 1968 -, La pietra, il ragazzo, il vento - 1972 -, contenuto in Racconti dello SportRacconti di vent’anni - 1974)  raccolte di poesie (Dov’è la luce? - 1946 -, Barbaresco - 1954 -, Il prezzo dell’oro - 1954 -, Fuorigioco - 1970), testi per il teatro (L’uomo del bluff - 1967), una biografia (Vita tempeste, sciagure di Salgari: il padre degli eroi - 1982 -, scritta insieme a Roberto Antonetto), e libri per ragazzi (Rafè e micropiede - 1959 -, Le mille e una Italia - 1960 -, L’assalto al treno ed altre storie - 1966).

Inoltre, impossibile non ricordare la sua attività per il cinema. Da Delitto d’onore è liberamente tratto il celebre Divorzio all’italiana (1961) di Pietro Germi, interpretato da Marcello Mastroianni e Stefania Sandrelli.

In Renzo e Luciana, episodio di Boccaccio '70  (1962) di Mario Monicelli tratto da L'avventura di due sposi di Italo Calvino, è sceneggiatore insieme allo stesso Italo Calvino, Suso Cecchi D'Amico e Mario Monicelli.

Dal suo racconto Il buio e il miele è tratto il film Profumo di donna (1974) di Dino Risi, interpretato da con Vittorio Gassman e Agostina Belli in Sara. Il film vincerà il David di Donatello per la Miglior Regia ed il Miglior Attore Protagonista, otterrà una Nomination all’Oscar come Miglior Film Straniero, e vincerà il premio al Miglior Attore Protagonista al Festival di Cannes e il Premio Cesar come Miglior Film Straniero. Lo stesso soggetto verrà ripreso circa vent’anni dopo (nel ‘92) nell’americano Scent of a Woman di Martin Brest, interpretato da Al Pacino (il quale vincerà l’Oscar come Miglior Attore Protagonista).

La trama de La novizia, interpretato da Gloria Guida, si rifà liberamente a quella de La suora giovane.

Nel ‘77,  Dino Risi, tre anni dopo Profumo di donna, porta al cinema (con Vittorio Gassman e Catherine Deneuve) il romanzo Anima persa rifacendosi al soggetto.

Giovanni Arpino muore nel dicembre 1987 circa un mese prima di compiere sessantuno anni. Pertanto, nel 2017, il grande scrittore viene ricordato non solo in occasione del novantesimo anniversario della sua nascita, ma anche per trentennale della sua morte.

Nel 2005 la Mondadori gli ha dedicato un Meridiano con una selezione di “Opere scelte” a cura di Rolando Damiani.

Nel 2007 la Graphot - Spoon River ha ripubblicato Azzurro tenebra a cura del giornalista Massimo Novelli.

Nel 2011 la torinese Lindau,  in occasione nelle celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, ha ripubblicato Le mille e una Italia e, l’anno successivo, anche Racconti di vent'anni, che include La babbuina e altre storie, I ventisette racconti, ed altre venticinque opere brevi.

Il grande scrittore istriano (piemontese d’adozione) era particolarmente affezionato a Bra, la cittadina in cui ha vissuto la sua giovinezza e che gli ha intitolato un Centro culturale polifunzionale e un Premio di letteratura per ragazzi.

La città di Torino gli ha intitolato una via nel nuovo quartiere ricavato nell'area ex-Venchi Unica, non lontano da Piazza Massaua.

Alcune foto di Giovanni Arpino sono ammirabili nella mostra Vita da Strega, curata dall’Archivio Fotografico Riccardi e formata da cinquanta scatti del grande fotografo Carlo Riccardi degli anni compresi fra il ’57 ed il ’71, in quindici differenti edizioni del Premio Strega.

Nella mostra, troviamo autori e autrici quali Elsa Morante (Premio Strega 1957 con L’isola di Arturo), Dino Buzzati (Premio Strega 1958 con Sessanta racconti, Giuseppe Tomasi di Lampedusa (Il Gattopardo - 1959 - da cui, quattro anni dopo, verrà tratto l’omonimo film di Luchino Visconti interpretato da Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Alain Delon, Paolo Stoppa, Serge Reggiani, Romolo Valli, Rina Morelli, Mario Girotti - non ancora Terence Hill - e Ottavia Piccolo), Carlo Cassola (La ragazza di Bube - 1960 - da cui, tre anni dopo, verrà tratto l’omonimo film di Luigi Comencini interpretato da Claudia Cardinale e George Chakiris), Raffaele La Capria (Premio Strega 1961 con Ferito a morte, che batté per un solo punto Le voci della sera di Natalia Ginzburg, Ballata levantina di Fausta Cialente, e Delitto d’onore dello stesso Giovanni Arpino) Mario Tobino (Il clandestino - 1962), i già citati Natalia Ginzburg (Premio Strega 1963 con Lessico famigliare), Paolo Volponi (Premio Strega 1965 con La macchina mondiale), Michele Prisco (Una spirale di nebbia - 1966), Anna Maria Ortese (Poveri e semplici - 1967), Alberto Bevilacqua (L’occhio del gatto - 1968), Lalla Romano (Le parole tra noi leggere - 1969), Guido Piovene (Premio Strega 1970 con Le stelle fredde), Raffaele Brignetti (Premio Strega 1971 con La spiaggia d’oro).

Vita da Strega è anche un libro, presentato in anteprima nel corso dell’inaugurazione della mostra e intitolato Gli anni d’oro del Premio Strega - Racconto fotografico di Carlo Riccardi (Archivio Riccardi/Istituto Quinta Dimensione, Roma 2016). Il volume, a cura di Maurizio Riccardi e Giovanni Currado, raccoglie una selezione di oltre novanta foto - una più ampia sintesi della raccolta presente all’interno dell’Archivio Riccardi - e si conclude con un commento di Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione “Maria e Goffredo Bellonci”.

Pubblicato in Editoria

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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