“C’era una volta il cinema”. Sergio Leone si racconta a Noël Simsolo

“C’era una volta il cinema”. Sergio Leone si racconta a Noël Simsolo
In libreria da giovedì 22 novembre 2018 il libro di Sergio Leone a cura di Noël Simsolo “C’era una volta il cinema. I miei film, la mia vita” (il Saggiatore).

«Senza Sergio Leone non avrei mai potuto fare Arancia meccanica» (Stanley Kubrick)

«Senza Sergio Leone non avrei mai potuto fare Il mucchio selvaggio» (Sam Peckinpah)

«Alla base di questo libro di interviste con Sergio Leone ci sono quindici anni di amicizia. Quindici anni di dialogo continuo, tra Parigi, Cannes e Roma. Quindici anni di festival cinematografici in trattorie romane o in piccoli bistrot del Marais, in ristoranti d’alta cucina o in casa di amici. Quindici anni di passeggiate al mercato delle pulci di Montreuil, di animate discussioni e di folli risate nei palazzi di Parigi o della Costa Azzurra; quindici anni di conversazioni telefoniche per parlare di cinema o per fissare appuntamenti con potenziali finanziatori. Quindici anni di convivenza che sono sfociati in questo libro, come una sorta di matrimonio di convenienza. […] Due anni dopo la pubblicazione di questo libro-intervista, Sergio Leone è morto d’infarto a sessant’anni, subito dopo aver visto in televisione un film di Robert Wise (Non voglio morire - 1958 -, con Susan Hayward - ndr). A fine aprile 1999, si è celebrato il decimo anniversario della morte, e nel corso di questo decennio la sua fama cinematografica si è ulteriormente consolidata… Il pubblico popolare non l’ha dimenticato. La critica mondiale lo incensa in maniera pressoché unanime. I canali televisivi trasmettono con regolarità i suoi film e le vendite in formato video, vhs e dvd, continuano a crescere. È già quasi una leggenda» (Noël Simsolo, 1998)

Due occhi di ghiaccio, un poncho messicano, il mozzicone di cigarillo stretto nel ghigno da pistolero. Il cigarillo appartiene ad un uomo troppo svelto a sparare, un uomo senza nome la cui mira non conosce perdono. Ad annunciarlo, mentre si avvicina a cavallo al villaggio messicano di San Miguel, è un fischio malinconico che sembra provenire dalla gola del tempo, dai decenni sepolti nella polvere del West. Quell’uomo spietato è l’eroe di una nuova epica, fatta di sangue e di piombo, di cavalli e dinamite. Si tratta della cosiddetta “Trilogia del dollaro” (formata da Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto il cattivo, cui seguirà il capolavoro C’era una volta il West), canto per fucile e macchina da presa, odissea di cacciatori di taglie che ha riscritto il genere western con il linguaggio di Akira Kurosawa e Ferdinand Céline. Film costruiti con gesti ieratici, con tempi dilatati pronti a esplodere in parossismi di violenza, con sguardi interminabili, primi e primissimi piani, sparatorie improvvise, dialoghi scarnificati le cui battute si dischiudono in formidabili ed efficaci aforismi. Il regista si chiamava Sergio Leone.

C’era una volta il cinema, frutto di quindici anni di dialogo ininterrotto con Noël Simsolo fra Parigi, Cannes e Roma, è il testo cui Sergio Leone ha affidato il racconto della propria vita e di tutti i film che ha girato. I fotogrammi dei suoi ricordi portano impressi il cappello di Clint Eastwood, le barbe di Gian Maria Volonté ed Eli Wallach, i baffi di Lee Van Cleef, le musiche di Ennio Morricone, lo sguardo di Claudia Cardinale, il sorriso offuscato di Robert De Niro, gli incontri con Pier Paolo Pasolini, Klaus Kinski e Orson Welles.

Leggere tale memoir-intervista, finora inedito in Italia, è come ritrovare in una vecchia cassetta una voce che si credeva smarrita. Una voce acuta, divertita e ferocemente anticonvenzionale che, fra un aneddoto di vita sul set ed una riflessione sul cinema finisce con il rivelare i segreti di un regista che è stato in grado di trasformare gli anni del proibizionismo nel romanzo struggente delle amicizie tradite, delle vendette e degli amori perduti. E che, nell’oblio di una fumeria d’oppio come sulle carrozze di un treno a vapore , ha dipinto l’immagine del tempo mentre fugge via.

Sergio Leone (Roma, 3 gennaio 1929 - Roma, 30 aprile 1989) è stato un grande regista, sceneggiatore e produttore cinematografico. Dopo il suo esordio alla regia (Il colosso di Rodi - 1960) ha diretto film quali Per un pugno di dollari (1964), con Clint Eastwood e Gian Maria Volonté, Per qualche dollaro in più (1965), con Clint Eastwood, Lee Van Cleef e Gian Maria Volonté, Il buono, il brutto, il cattivo (1966), con Clint Eastwood, Eli Wallach e Lee Van Cleef, C’era una volta il West (1968), interpretato da Claudia Cardinale, Charles Bronson, Henry Fonda e Jason Robards e da molti considerato - insieme al successivo C’era una volta in America - il suo capolavoro, Giù la testa (1971), con Rod Steiger e James Coburn, ed il già citato C’era una volta in America (1984), con Robert De Niro, James Woods, Elizabeth McGovern e Joe Pesci.

All'inizio del 1989 fonda la casa di produzione Leone Film Group. Quando muore - alla fine di aprile dello stesso anno c ausa di un attacco di cuore -  il regista era al lavoro su un progetto sull’Assedio di Leningrado durante la Seconda guerra mondiale. In un ideale messaggio di pace fra gli Stati Uniti e la Russia, il film avrebbe dovuto raccontare, oltre che le pagine più drammatiche della guerra in Russia, una storia d'amore fra un giornalista americano ed una ragazza russa. L’unione Sovietica di Gorbačëv, in piena perestrojka, aveva già concesso alla casa di produzione di Leone un'autorizzazione di massima per le riprese in territorio sovietico, ma la morte del regista fa sfumare il tutto. Oltre un decennio dopo, il regista francese Jean-Jacques Annaud si ispirerà a tale soggetto per Il nemico alle porte (2001)), trasferendo l'azione nell'Assedio di Stalingrado.

Nel 2004 è stato reso pubblico un lungo trattamento inedito - quasi una pre-sceneggiatura- di una cinquantina di pagine, intitolato Un posto che solo Mary conosce. Quest'ultimo progetto, scritto insieme a Luca Morsella (suo aiuto-regista in C'era una volta in America) ed al documentarista Fabio Toncelli, è l'unico di cui rimanga una stesura completa ed esaustiva della trama e dei personaggi. Si trattava di un progetto di un nuovo film western pensato per due grandi attori statunitensi. Le vicende dei protagonisti si svolgevano sullo sfondo di un grande affresco storico (la Guerra di secessione americana), secondo le linee e le tematiche del cinema leoniano.

Fra i suoi film da produttore ricordiamo i western Il mio nome è nessuno (1973) di Tonino Valerii con Terence Hill e Henry Fonda, e Un genio, due compari e un pollo (1975) di Damiano Damiani, con Terence Hill e Patrick McGoohan, Il gatto (1977) di Luigi Comencini, con Ugo Tognazzi e Mariangela Melato, Il giocattolo (1979) di Giuliano Montaldo, con Nino Manfredi e Marlène Jobert, e Troppo forte (1986) di Carlo Verdone, che qualche anno avanti aveva già seguito da vicino nella realizzazione di Un sacco bello (1980) e Bianco, rosso e Verdone (1981), di cui aveva acquistato i diritti.

Meno noti fra i non “addetti i lavori” i suoi film da assistente alla regia (Il trovatore - 1949 -, La forza del destino - 1949 -, Taxi di notte - 1950 -, tutti e tre diretti da Carmine Gallone, Il voto - 1950 -, Frine, cortigiana d’Oriente - 1953 -, Tradita - 1954 -, La ladra - 1955 -, Mi permette, babbo! - 1956 -, Afrodite, dea dell’amore - 1958 -, tutti diretti da Mario Bonnard, - Il brigante Musolino - 1950 - di Mario Camerini, I tre corsari - 1952 - e Jolanda, la figlia del corsaro nero - 1952 -, entrambi diretti da Mario Soldati, Il folle di Marechiaro - 1952 - diretto da suo padre Roberto Roberti, La tratta delle bianche - 1952 - di Luigi Comencini, L’uomo, la bestia e la virtù - 1953 - di Steno, Questa è la vita - 1954 - di Aldo Fabrizi, Giorgio Pastina, Mario Soldati e Luigi Zampa, Il maestro - 1957 -, La legge mi incolpa - 1959 -, Il figlio del corsaro rosso - 1959 - di Primo Zeglio, Sodoma e Gomorra - 1962 - di Robert Aldrich), da direttore della seconda unità (Quo vadis? - 1951 - di Mervyn leRoy, Elena di Troia - 1954 - di Robert Wise, Ben-Hur - 1959 - di William Wyler ed il già citato Sodoma e Gomorra), da coregista (Gli ultimi giorni di Pompei - 1959 -, diretto insieme a Mario Bonnard), da sceneggiatore (il già citato Afrodite, dea dell’amore, Nel segno di Roma - 1959 - di Guido Brignone, Le sette sfide - 1961 - di Primo Zeglio, Romolo e Remo - 1961 - di Sergio Corbucci, Le verdi bandiere di Allah -1963 - di Giacomo Gentilomo e Guido Zurli) e le sue rare apparizioni da attore (La bocca sulla strada - 1941 - e Il già citato Il folle di Marechiaro, entrambi diretti da Roberto Roberti, Ladri di biciclette - 1948 - di Vittorio De Sica, Milano miliardaria - 1951 - di Marcello Marchesi e Vittorio Metz, Hanno rubato un tram – 1954 - di Aldo Fabrizi).           

C’era una volta il cinema. I miei film, la mia vita di Sergio Leone, a cura di Noël Simsolo, traduzione di Massimiliano Matteri (titolo originale: Conversation avec Sergio Leone, Cahiers du Cinéma, 1999) e pubblicato da il Saggiatore (Milano) nella collana La Cultura, è disponibile in libreria e online da novembre 2018.

 

 

Pubblicato in Editoria

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.


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