Carlo Verdone regala al pubblico “la carezza della memoria”

Carlo Verdone regala al pubblico “la carezza della memoria” foto Francesco Toiati
Lo scorso mercoledì 4 agosto Carlo Verdone ha incontrato il pubblico del CineVillage Parco Talenti per la rassegna “Cineasti di parole”, in programma all'interno della manifestazione organizzata da Agis e Anec Lazio.

Alla presenza di una arena che ha registrato, come era prevedibile, sold-out già dai giorni precedenti, il regista, rispondendo alle domande del giornalista Franco Montini, ha presentato il suo ultimo romanzo autobiografico: La carezza della memoria, edito da Bompiani.

Verdone aveva già lavorato sulla memoria ne La casa sopra i portici, edito da Bompiani nel 2012, ritornando nelle stanze della casa di famiglia e ascoltando le vicende evocate da quel luogo. Questo ultimo lavoro, come lui stesso ha dichiarato, «è un ringraziamento e un atto di riconoscenza verso persone e luoghi che mi hanno regalato stupore, dando a me una carezza nell’anima».

Nel libro ognuno dei sedici capitoli si apre con una foto in bianco e nero. La prima ci mostra una graziosa bambina dal sorriso dolce e dagli occhi lucenti: la figlia Giulia. E poi una foto di Verdone con Massimo Troisi e Francesco Nuti. Ancora il portone di una bisca dei flipper in Piazza della Trinità dei Pellegrini a Roma, una foto sul ponte a Praga nel 1973, con Paolo Poli davanti al Teatro Alberico nel 1977, la foto di un quadro regalatogli dall’amico Guglielmo, una foto con dedica di Pete Townshend, Mario Verdone con i nipotini, il litorale laziale tra Sabaudia e il Monte Circeo, la mitica 1100 Fiat del papà, un tramonto dalla casa in Sabina, un ritratto scolorito di nonno Oreste. Un piccolo album con immagini un po’ sbiadite che si collegano a storie che divertono e commuovono. Ovunque, sempre, il gusto per l’osservazione della commedia umana, l’attenzione agli altri – come sono, come parlano, come si muovono – che nutre la creazione dei personaggi cinematografici, e uno sguardo acuto, partecipe, a tratti impietoso a tratti melanconico su Roma, sulla sua gente, sul mondo.

Verdone si lascia andare ai ricordi e con grande generosità racconta, iniziando a descrivere l’atmosfera creativa e vitale della sua città, Roma, negli anni della giovinezza, con dettagli ricchi di nostalgia legati ad episodi dolcissimi della sua memoria. «Era una Roma diversa, dove la delinquenza non era terribile come oggi. La notizia eclatante era un furto in banca, mentre oggi è tutto più pericoloso. La gente poi è distratta, dal cellulare, dal computer, dai social, e quindi si dà meno agli altri e si è più soli».

Nel corso della serata il regista regala al pubblico una altalena di risate e di riflessioni. «Questa autobiografia» - spiega - «è stata scritta durante la pandemia, nel primo lockdown, e nasce dalla scoperta di uno scatolone, sigillato dal 2013 e lasciato intatto dal mio assistente purtroppo scomparso, da cui sono fuoriuscite foto in bianco e nero, polaroid di altri tempi, biglietti, montature di occhiali, chiavi, orecchini, appunti di vecchi sketch, ricordi. Ogni oggetto rimandava a una storia dimenticata che meritava di essere ricordata e fissata nella scrittura, quindi nella memoria».

Una lunga descrizione viene dedicata forse alla storia più bella, quella di Maria F., nome di fantasia, come lo stesso Verdone spiega. «Conobbi Maria F. da ragazzo. Ricordo il suo viso da ragazza normale, pieno di poesia. Eppure Maria F.  faceva quel mestiere, mai lo avrei immaginato. Lei in casa aveva una situazione molto difficile. Quando il mio amico, che mi portò in quell'appartamento di via Panisperna per “andare” con una inquilina più appariscente e matura, io rimasi a parlare con la ragazza, che mi offrì un caffè. Fui colpito dalla sua riservatezza e intelligenza». Nacque una splendida amicizia. Racconta che era felice dello stupore che vedeva nei suoi occhi quando la portava in lambretta a farle conoscere Roma. Una città che lei non conosceva perché per lei Roma era un appartamento chiuso e il breve tragitto dalla Stazione Termini a via Panisperna. La foto di Verdone sul balcone la scattò lei. «Avrei potuto pubblicare anche una sua foto ma ho deciso di non farlo, per rispetto. Mi chiedevo come poteva una ragazza così bella fare quel mestiere. Poi non ci siamo più rivisti. E ne ho sofferto».

La bellezza del suo lavoro di regista, racconta Verdone, nasce dall’osservazione della gente, dei suoi vizi e delle sue ossessioni. Per questo tra le storie immagazzinate non si può non ricordare quelle dello sbruffone di rione, di quelli che frequentavano i bar e che gareggiavano con i punteggi dei flipper. «Nelle bische popolari c’erano tipi dediti al riciclaggio, alla pianificazione dei furtarelli, al gioco d’azzardo. Il flipper e il biliardo, però, portavano anche personaggi più innocui, che io ne ho preso e ho raccontato nei miei film».

Denso di affetto e di irresistibile humour il ricordo di suo padre Mario, alla guida della nuova Fiat 1100 e toccante il racconto dell’incontro con una fan, la signora Stella, malata terminale eppure così desiderosa di conoscerlo e di ringraziarlo per i sorrisi e i momenti di serenità che con i suoi film era riuscito a regalarle, anche durante la malattia. E poi ancora il racconto dell’incontro con Alberto Sordi durante una cena a casa del cognato Christian De Sica e della dedica su una foto in bianco e nero: «A Carlo con tutto il mio paterno affetto. Alberto». «Paterno lo sottolineò», ha confessato emozionato. Per lungo tempo si è chiesto cosa avesse voluto dire Sordi usando quell'aggettivo, prima di ricevere grande attenzione e generosità dal regista che lo scelse per interpretare uno dei suoi film più belli: In viaggio con papà. Da questo ricordo parte la descrizione esilarante del contratto firmato su un tovagliolo di carta in un ristorante di Piazza Navona a Sergio Leone.

Prima di lasciare l’arena il regista ha salutato il pubblico che lo ha applaudito lungamente. Ha firmato le copie del suo libro e ha promesso che tornerà al cinema con un nuovo lavoro. «La sala mi manca», ha concluso.

Al termine della serata abbiamo davvero avuto tutti la sensazione di aver ricevuto una carezza.

 

Pubblicato in Editoria

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