Carlos Ruiz Zafòn e il teorema dei cuori infranti

Carlos Ruiz Zafòn Carlos Ruiz Zafòn
“Sai qual è il bello dei cuori infranti? Che possono rompersi veramente una volta sola. Tutto il resto sono graffi.”

Così, nel libro Il gioco dell’angelo, Carlos Ruiz Zafòn descriveva il consumarsi di una vicenda antica e sempre nuova, quello della sofferenza amorosa. In questo caso, le parole dello scrittore sembrano voler indicare un fine preciso, una sorte ineluttabile destinata a condizionare l’umano sentire: il cuore, una volta rotto, non può più ricomporsi. Ed è proprio in virtù della rottura, della caduta, dello scontro, è proprio attraverso la sofferenza lancinanti delle crepe che si apre, improvvisamente, uno spiraglio per chi è immerso nel dolore: l’impatto è stato definitivo. Tutti gli altri eventi che, nel corso della vita, torneranno a tormentare quel cuore, non avranno più la forza di fargli realmente del male, saranno come delle pallide ombre, dei ricordi di ciò che è stato quel primo, unico urto, tanto imprevisto quanto fatale.

Carlos Ruiz Zafòn è stato uno scrittore conosciuto e amato in tutto il mondo, ed oggi, nel giorno della sua morte, a questo stesso mondo, manca un pezzo.

Nato nel 1964 a Barcellona, aveva esordito come sceneggiatore, guadagnandosi poi l’attenzione del grande pubblico grazie alla pubblicazione di una serie di libri per bambini e ragazzi, tra cui l’opera Il principe della nebbia.

La sua volontà di scrivere libri destinati ad un pubblico molto giovane era dettata dal suo trascorso come insegnante d’asilo, esperienza che lo aveva portato a sviluppare una profonda capacità di entrare in empatia con i più piccoli, riuscendo, di volta in volta, ad entrare nel loro mondo criptico e luminoso, nonché pieno di misteri.

È nel 2001, però, che avviene il suo trionfale ingresso nel mondo della narrativa per adulti; L’ombra del vento, romanzo che ha saputo scalare rapidamente i vertici delle classifiche letterarie europee, conta infatti otto milioni di copie vendute nel mondo, grazie alla sua storia coinvolgente e ad uno stile che cattura il lettore, trascinandolo in un groviglio narrativo denso e ammaliatore.

Da lì in poi, Zafòn non ha mai smesso di scrivere, anno dopo anno, regalando al mondo nuovi libri, nuove storie, nuovi personaggi.

La scrittura come forma di osservazione della realtà, come chiave di lettura del mondo, della vita e delle pieghe strane ed insolite che a volte essa può assumere, nel corso del tempo. Scrittura come vocazione, come destino, come demone ispiratore.

I cuori, dunque, non si riparano, soprattutto oggi: è così che ci si sente quando uno scrittore di questa portata lascia la vita, il mondo, le cose così come le conosciamo, o forse come sistematicamente ci illudiamo di conoscerle. È così che ci si sente: col cuore spezzato.

Vi sarà probabilmente nota l’antica arte giapponese del kintsugi: essa è una pratica che consiste nell’utilizzare oro o argento liquido per saldare fra loro oggetti, come vasi o scodelle, che sono andati in pezzi dopo un urto particolarmente violento. Come quasi tutte le grandi tradizioni, la sua nascita è stata casuale, imprevista: i risultati, però, erano talmente meravigliosi, che molte famiglie, in Giappone, presero a rompere appositamente i propri vasi e il proprio pentolame, con l’unico scopo di vederlo riparato, e quindi di molto impreziosito, con dell’oro.

Forse, dunque, anche i nostri cuori infranti possono essere riparati: la  memoria e il ricordo eterno di un grande autore immortale saranno certamente più efficaci di qualsiasi tipo di oro o argento.

E su questo – ne sono certa – Carlos Ruiz Zafòn sarebbe stato più che d’accordo.

Pubblicato in Editoria

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