Civita: L'intervento dei privati nella cultura

Il binomio Cultura e Fisco, pagina al momento inattuata e controversa nel quadro economico e sociale del nostro Paese, è il tema che Civita ha scelto di porre al centro del volume L’intervento dei privati nella cultura. 

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Il binomio Cultura e Fisco, pagina al momento inattuata e controversa nel quadro economico e sociale del nostro Paese, è il tema che Civita ha scelto di porre al centro del volume L’intervento dei privati nella cultura. Profili economici, fiscali e amministrativi presentato a Roma, presso la sala Gianfranco Imperatori dell’Associazione Civita, alla presenza di Gianni Letta, Presidente dell’Associazione Civita e di Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente della Fondazione Roma. Il  volume, edito da Giunti Editore, indaga lo stato dell’arte della fiscalità rapportata al mondo della tutela e della valorizzazione dei beni culturali, evidenziandone i punti di forza e le criticità, con l’obiettivo di avanzare proposte prioritarie di revisione dell’attuale sistema normativo. Il quadro istituzionale e normativo ricostruito dalla pubblicazione – curata da Antonio Di Majo, Fabio Marchetti e Pietro Antonio Valentino - evidenzia come nel corso degli anni il Legislatore non abbia disciplinato un sistema organico di incentivi fiscali, preferendo la strada delle “agevolazioni a pioggia”, spesso non coordinate tra loro. Tale approccio, ha dirottato le intenzioni dei donatori verso altri settori, quali l’assistenza sociale, la ricerca scientifica o lasanità. 

 Gli attuali “donatori” alla cultura, infatti, rappresentano solo lo 0,02% della quasi totalità dei contribuenti; sulla base dei dati ufficiali risultanti dalla legge di contabilità e finanza pubblica del 2009 si rileva, invece, che le deduzioni fiscali previste per le imprese non determinano significative perdite di gettito per l’amministrazione pubblica, mentre le detrazioni previste per le persone fisiche non raggiungono i 15 milioni. Significativi sono anche i dati sul “costo” delle detrazioni concesse alle persone fisiche: quelle per le erogazioni liberali a favore della cultura si sono attestate ad appena 1 milione e 140 mila euro, mentre quelle relative alle spese di manutenzione e restauro dei beni storici ed artistici a soli 7 milioni e 120 mila euro. 

 Dal volume si evince che, in materia di valorizzazione e tutela del bene culturale, la migliore politica fiscale da attuare vada orientata verso una rivisitazione delle forme di agevolazione (esenzione, deduzione e detrazione) già esistenti, attraverso una serie di modifiche atte a rendere immediati ed incisivi gli effetti d’imposta, con procedure più indirizzate verso chiari target di sostegno al settore culturale. Da potenziarsi, infine, anche i valori identitari connessi all’erogazione, nell’ambito di un rapporto stretto e diretto fra i luoghi della cultura e del territorio. L’indagine condotta evidenzia anche ulteriori limitazioni: per i privati, è emersa la pressoché totale mancanza di una qualunque politica di sensibilizzazione a favore del mecenatismo culturale in grado di mettere la cultura sullo stesso piano di altre scelte sociali che possono risultare più appaganti per il cittadino (erogazioni liberali a favore di Onlus, per la ricerca scientifica, ecc.); per le imprese, si nota la mancanza, sia della possibilità di un ritorno di immagine a favore dell’operatore economico che eroga i contributi sia del coinvolgimento dell’impresa nella scelta e nella gestione dell’iniziativa culturale cui essa intende contribuire. Il mecenatismo culturale appare ancora inteso come una forma di contribuzione a fondo perduto, effettuata per mero spirito di liberalità. 

 Ad oggi, il flusso di fondi dalle imprese alla cultura, per le ragioni evidenziate, è costituito pressoché esclusivamente dalla sponsorizzazione culturale, che consente sia la spendibilità dell’immagine dello sponsor sia quel necessario grado di flessibilità dell’intervento, essendo consentita all’operatore economico non solo la scelta dell’iniziativa da finanziare ma anche la sua partecipazione nella gestione dell’iniziativa stessa. Nel contempo, la sponsorizzazione, assicura la piena deducibilità fiscale delle risorse destinate, essendo fiscalmente equiparata ad una spesa di pubblicità. Anche tale modello, tuttavia, soffre, di alcuni svantaggi determinati, ad esempio, dal fatto che il contratto di sponsorizzazione culturale è gravato dall’IVA che risulta validamente utilizzabile solo per i “grandi eventi”, gli unici che possono assicurare allo sponsor quel significativo ritorno di immagine che può motivare la sua contribuzione. 

 In termini propositivi, si tratta, innanzitutto, di consolidare tale strumento, prevedendo una sua chiara regolamentazione in particolare sul fronte fiscale (essendo gli aspetti tecnico- amministrativi stati recentemente disciplinati dal MiBAC con D.M. del 19 dicembre 2012). Nel quadro del neo “municipalismo” o “localismo”, grande rilievo deve essere attribuito al sistema della fiscalità locale, i cui nuovi strumenti, introdotti a sistema, potrebbero generare preziose risorse aggiuntive per il settore. Fra questi l'imposta di soggiorno e l’imposta di scopo, oltre alle nuove imposte municipali proprie e secondarie (IMU principale e secondaria). Il nuovo “municipalismo” o “localismo”, come si intenda definire il fenomeno, individua la strada da percorrere: puntare sul valore dell’associazionismo culturale e porre attenzione, attraverso il recupero del mecenatismo culturale dei privati e delle imprese, non solo alle grandi realtà nazionali ma anche e soprattutto alle piccole comunità locali, non soltanto ai “grandi eventi”, ma anche ai “piccoli eventi”, a quelle iniziative culturali riguardanti beni, progetti, manifestazioni minori di per sé non in grado di assicurare un forte ritorno di immagine, ma che si contraddistinguono per un elevato grado di collegamento tra territorio e popolazione.

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