Come e perché nasce Open, il nuovo giornale online da un’idea di Enrico Mentana

Come e perché nasce Open, il nuovo giornale online da un’idea di Enrico Mentana
È stato presentato domenica 9 dicembre dalle ore 17.45, durante la giornata conclusiva della fiera romana della Piccola e Media Editoria “Più libri più liberi/2018” – tenutasi dal 5 al 9 dicembre alla Nuvola di Fuksas all’Eur – il quotidiano online Open, che diverrà realtà a partire dalle prime ore dell’alba del 18 dicembre.

A raccontarci Open, ospite della fiera nella Sala Nuvola, un Enrico Mentana non solo giornalista ma nelle esordienti vesti di editore: “Io ho avuto grande successo, fortuna, possibilità di accedere fin da subito a ruoli professionali gratificanti – spiega – mentre i giovani di oggi sono tenuti scientemente fuori dal circuito lavorativo”. È da questa premessa che nasce l’intenzione di fare un passo indietro e lasciar spazio ai giovani, ossia quello che in ambito anglosassone è chiamato give back: il direttore lo spiega così: “Hai avuto soldi, prestigio? Allora dai vita ad un fondo che restituisca agli altri una parte della stessa fortuna”.

Le questioni sono molteplici se cerchiamo di costellare la crisi dell’editoria in Italia: da una parte la casta delle grandi testate che, “ben corazzata”, ha contribuito a depauperare il giornalismo con la nascita di vari “spin-off” online – Mentana fa riferimento a Corriere.it; Repubblica.it – che illudono di fare la stessa informazione della testata cartacea e invece propongono solo l’essenziale; dall’altra l’industria che, soffrendo il minor numero di copie vendute, risente di licenziamenti e assunzioni per sopravvivere pagando la pubblicità.

Allora la riflessione di Mentana si sviluppa a partire da questi due grandi e concatenati problemi: “Come nel mercato dell’antiquariato o nelle Università, nel mondo del giornalismo le leve del comando hanno un’età media che va dai cinquanta ai settant’anni e che dunque non può che raggiungere solo lettori della stessa età”. È innegabile infatti che, per scelta di argomenti, temi e linguaggio, il giornalismo novecentesco non sia più in linea con il nuovo panorama sociale e culturale: il direttore del TG di La 7 non intende certo combattere il Novecento – e ci tiene a ribadirsi “fieramente novecentesco” – né dubita che i giovani possano commuoversi ascoltando le dure prese di posizione della senatrice Segre (ospite prima di lui nella stessa sala della Nuvola), ma comprende che le coordinate dello scorso secolo non siano più valide oggigiorno. La questione, del resto, non è complicata a comprendersi: chi pagherà più – se non gli affezionati – il giornale cartaceo che ci racconta le ventiquattro ore ormai trascorse se ogni giorno, a qualsiasi ora, il mondo digitale può raggiungerci e portarci tutto ciò di cui vogliamo conoscere?

Ecco perché l’idea di un giornale online che sia costruito e mantenuto da una nuova generazione di giornalisti per una nuova generazione di lettori. “Serve una nuova era del giornalismo, altrimenti i giovani non si riconosceranno mai in giornali che indagano notizie vecchie pure in maniera anacronistica”, afferma il maratoneta delle elezioni e ricorda che ci sono giovani “non ignoranti e interessati alle cose dell’Italia e che questi si rifanno a testate di ampio respiro come Internazionale”. Per questo grande obiettivo dunque, Mentana chiede una mano alla pubblicità e ai contributi delle fondazioni benefiche per creare un prodotto gratuito che tenterà di ripagarsi con le pubblicità. Il direttore – che per il giornale tuttavia non ricoprirà il ruolo di capo, in cui troveremo Massimo Corcione – si dilunga con soddisfazione sull’inizio del reclutamento dei redattori: “Questa è la prima volta che ne parlo in pubblico ma tutto si è svolto senza pubblicità solamente grazie a Facebook quando, con un post, il 7 luglio, ho comunicato le mie intenzioni e tutte le informazioni utili per contattarmi: ho ricevuto 15.000 curricula, ne ho selezionati 200 tra questi e poi assunti 20 praticanti coadiuvati da 3-4 esterni che costituiranno l’ossatura della redazione”.

All’ordine del giorno anche la scelta del nome: Open come l’apertura che si manterrà nei confronti dei nuovi fenomeni, Open nome anglosassone che non comporta differenze di pronuncia anche nella nostra lingua. Quella di cui Mentana è fondatore al 99% è un’associazione senza scopo di lucro che “funzionerà perché c’è voglia di qualcosa di nuovo, di diverso, che consenta il passaggio generazionale tramite una buona pratica”.

Disegnando infine un filo conduttore tra gli aedi omerici, i menestrelli e poi l’avvento della stampa con Gutenberg e i moderni mezzi di comunicazione, Open si propone come esempio di giornalismo professionale: un cantastorie, un mediatore di notizie che interessino la platea ampia di chi ha visto finora fare informazione per altri e si è disamorato. Rivolto a chi si informerà nel 2025, ai giovani e ai meno giovani, Mentana promette un giornale “libero, vivace, gratuito, aperto: un progetto su cui ho investito passione e soldi e da cui non otterrò altro che gratificazione: spero che diventi il vostro modo di informarvi”.

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