Eco e Narciso in terapia di coppia

Eco e Narciso in terapia di coppia
Si è svolto venerdì 8 febbraio 2019 a partire dalle ore 20.45, presso il punto Einaudi di via Labicana 114 – che ha accolto una vastissima affluenza di pubblico – , l’incontro “Eco e Narciso, le figure della dipendenza amorosa”, organizzato dal Centro studi di Psicologia e Letteratura fondato da Aldo Carotenuto e relazionato dallo psicologo e psicoterapeuta Massimo Borgioni.

Quello che avviene tra una personalità Eco e una personalità Narciso è un incontro amoroso complicato: immagini speculari, facce della stessa medaglia, opposti ma con aspetti in comune non trascurabili. Condividendo entrambe la disavventura di una passione impossibile e smodata cui non riescono a sottrarsi, esse dimostrano un legame d’amore e dipendenza. Questo legame malsano tra amore e dipendenza, evidenzia Borgioni, trattiene i due partner in un circuito chiuso che li condanna ad una solitudine senza rimedio. Se una certa forma di “dipendenza” nei confronti delle attenzioni del partner e della sua presenza è considerabile come naturale, piacevole e appagante, quando invece si tratta di una dipendenza patologica che – come quella da una sostanza oppiacea, per capirsi (del resto Borgioni ha esperienza nel Servizio per le Tossicodipendenze di Civitavecchia presso la ASL Roma 4) – si connette all’amore, ne nasce una “miscela esplosiva”: si diventa dipendenti da un sentimento, sentimento che genera una reazione affettiva o la possibilità di sentirsi in un certo modo (desiderati, amati, pensati…) cui non è facile rinunciare. Come nel mito, l’amore alimenta la dipendenza e la dipendenza alimenta l’amore, rendendo un’esperienza creativa e luminosa il suo esatto opposto, ossia distruttiva e mortifera e mettendo bene in luce gli aspetti poco strutturati di queste due personalità dipendenti.

Lo psicologo sceglie la tradizione ovidiana del mito di Eco e Narciso per fare le sue considerazioni da affiancare alla pratica clinica. Un paziente che soffre di dipendenza affettiva somiglia da vicino ad Eco: è una personalità fragile che sopravvive con attitudine parassitaria appoggiandosi all’altro. Se il suo partner è vicino, allora è motivata e viva, ma non appena si troverà sola, sarà colta da anedonia e depressione. Come il corpo della ninfa, il corpo del dipendente affettivo metaforicamente si prosciuga, si vaporizza, e a rimanere è una voce disincarnata, una personalità incapace di fare un racconto di sé e che, in sostanza, non sa chi è veramente. Narciso, dal canto suo, è quel paziente che invece allontana e si protegge costantemente per mantenere un’autonomia: egli opta per il congelamento che mantiene integri. Si tratta di quelle persone che sembrano non invecchiare mai, ma il tempo passa ovviamente anche per loro, solo che questo processo avviene sotto la superficie, come ben rappresentato nel Dorian Grey di Wilde. Anche per il narcisista c’è sofferenza: se non si scopre, è perché terrorizzato dal vissuto dell’umiliazione e della vergogna ed è proprio per questo che è ha messo a punto alla perfezione l’abilità di costruire un’immagine di sé altisonante (in uno stato di coscienza alterato, l’illusione può essere reale: il narcisista è narcotizzato dalla propria immagine). Essa tuttavia può crollare in occasione di un fallimento, provocando la sofferenza di una grande sensazione di vuoto.

La ricezione del pubblico di fronte a queste due attitudini tende  a vittimizzare un’Eco e a criminalizzare un Narciso: Borgioni tiene particolarmente ad illustrare la condizione particolarmente critica del narcisista, evidenziando anche per lui il ruolo di vittima. Se un dipendente affettivo quando crolla soffre provando nostalgia per un amore che ha riconosciuto di poter sentire, un narcisista invece si dispera perché, nel suo vuoto, non riesce ad afferrare il suo vero sé, poiché esso è stato in tempi antichi ridicolizzato e umiliato, in parole semplici, non riconosciuto (perché piangeva, perché chiedeva, perché si sporcava…). Se la differenza che contraddistingue Eco e Narciso sta nel modo, errato per entrambi, di gestire i propri talenti – per Eco un continuo sperperare, per Narciso l’eccessivo accumulare, senza restituire – molte di più sono le affinità tra i due. Entrambi hanno infatti un’opinione esperienziale di sé negativa, e questo li fa tendere all’eccesso, all’irraggiungibile, dimensione che li confina in uno spazio senza-tempo in cui attendono perennemente la loro redenzione…senza successo. Se le due personalità si attraggono, chiarisce lo psicologo, è proprio in virtù di queste numerose e profonde affinità che si riconoscono a livello inconscio.

Un narcisista vede in una personalità dipendente tutta la passione a cui non riesce ad abbandonarsi e che agogna, mentre il dipendente vede in un narcisista proprio quell’autonomia che gli servirebbe e che lo affascina. Si deve considerare che se il narcisista dipende dalle lusinghe di chi gli è intorno – come Narciso di fronte allo specchio d’acqua – anche un dipendente affettivo ha bisogno che l’altro gli rimandi la sua stessa voce, per poterla e potersi ascoltare e quindi riconoscere: vorrà un partner da trasformare e che sia uguale a sé in tutto e per tutto: in questo senso, come il narcisista è abitato da un dipendente affettivo, è vero anche il contrario, ed è proprio questo a fare sì che quest’incontro non risulti appagante, infine, per nessuno dei due.

 

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