“Fiore d’ombra” di Hilde Nobile presentato a Spazio5

Hilde Nobile (al centro) con Maria Cristina Passanante e Francesca Procopio Hilde Nobile (al centro) con Maria Cristina Passanante e Francesca Procopio
È stato presentato giovedì 4 aprile 2019 a Spazio5 - via Crescenzio 99/d, a pochi metri da piazza del Risorgimento - a Roma il libro di Hilde Nobile “Fiore d’ombra” (Libra 2.0). Con l’autrice sono intervenute - dialogando con lei ed intervistandola - la psicologa giuridica e forense Maria Cristina Passanante e la giornalista e scrittrice Francesca Procopio.

«Al pianterreno di Via Alessandro Serpieri angolo Viale Bruno Buozzi, da dove uscirò solo per convolare a giuste, come si suole o si soleva dire, nozze, ci arriviamo nel giugno del ’55. Visione da fantascienza a ritroso. Ma io sono lì, in quella realtà. …proprio qui, a Roma, ai Parioli, a poche centinaia di metri dal liceo Goffredo Mameli, a pochi minuti da Viale dei Parioli. Davvero la vita, per raggiungere il suo perfetto equilibrio, fa strane combinazioni di persone e di eventi impensabili da noi; con sottilissimi fili tesse tre che solo a lavoro avanzato, e neppure sempre, ci appaiono» (Hilde Nobile, Fiore d’ombra, Libra 2.0, Roma 2018)

«Mi affaccio dalla mia baita sui Monti Simbruini e vedo nella vallata il manto verde dei faggi. M’incammino per la solita passeggiata e dopo pochi minuti di sentiero pietroso sono nel cuore della faggeta, circondata dagli alti fusti. Mi avvicino a un albero, alzo lo sguardo fin dove le foglie incontrano il cielo e lo lascio poi scivolare lungo il tronco fino a terra, dove finisce. Ma no, l’albero non finisce a terra, comincia dalla terra, sono le radici il suo inizio. Forse devo cambiare prospettiva. La fine è il principio» (Hilde Nobile, prologo di Fiore d’ombra, Libra 2.0, Roma 2018)

«Con un percorso a ritroso, scandito da scene e sequenze di tipo quasi cinematografico, l’autrice traccia il quadro sintetico di una vita: la famiglia di origine della protagonista, l’ambiente in cui è cresciuta, il rapporto col padre, il ruolo dei fratelli, le scelte accademiche, il primo amore, la vedovanza, l’esperienza di nonna. Attraverso le vicende di Emilia, emerge un quadro nitido della società borghese del dopoguerra, i cui ruoli uomo-donna erano ancora predefiniti, il matrimonio l’inevitabile conclusione di un amore […]. È un percorso di emancipazione e di autonomia che può diventare, per chi legge, uno stimolo a riflettere sulle sollecitazioni che la vita offre a ciascuno di noi, le tante che spesso non sappiamo cogliere, e che invece consentono di passare da una accettazione passiva degli eventi al ruolo consapevole e attivo di protagonista» (Lucia Lazotti)

A sessantacinque anni, dopo oltre quaranta di matrimonio, Emilia rimane improvvisamente vedova. Va tutto rivisto, una vita intera. Assolte le necessarie incombenze pratiche, si ritrova al mare, per la prima volta da sola, con la nipotina di quattro anni. Il posto è conosciuto. Lì ha trascorso le vacanze estive con marito e figli piccoli. Una parte del passato si riaffaccia, mentre tutto il resto, una volta rientrata a Roma, si sciorinerà nella sua mente, grazie ad una sosta forzata a causa della frattura di un piede. Il tempo si dilata e c’è ora spazio per dedicarsi ad un “mucchio” di suoi manoscritti risalenti alla giovinezza e ad altri ancora più antichi (appunti segreti della madre, lettere del padre) ritrovati molti anni prima ma finora trascurati. Forse non era il momento giusto. Comincia così una ricostruzione della sua vita, dalla nascita in un piccolo paese del Sud Italia nell’immediato dopoguerra, fino all’arrivo a Roma, nel ’55, nell'altolocato quartiere dei Parioli. Da qui, come una rappresentazione, il susseguirsi di eventi in un intreccio di sogni importanti e di coincidenze significative che le forniranno la chiave di lettura per situazioni fino ad allora nebulose o non considerate.

«La fine è il principio». In un intreccio di sogni importanti e coincidenze significative, principio e fine si susseguono nella corsa di Emilia verso la consapevolezza e l'autonomia. Dalla rinascita del dopoguerra ai nostri giorni, con le mutazioni delle convenzioni sociali, dei ruoli uomo-donna, il percorso di Emilia appare a tratti quasi un giallo, con spunti esilaranti.

Hilde Nobile, romana d’adozione, ha compiuto studi giuridici. Fiore d’ombra, il suo primo romanzo, pubblicato da Libra 2.0 (immagine di copertina: Raniero Nobile; artwork: Claudio Bordin) è disponibile in libreria ed online da aprile 2018.

 

 

Pubblicato in Editoria

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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