“I demoni e la pasta sfoglia” di Michele Mari

"I demoni e la pasta sfoglia" "I demoni e la pasta sfoglia"
«Celine, Gadda, Gombrowicz, Kafka, Borges, Conrad, Canetti, Manganelli, Perutz, Melville, Landolfi, Maupassant: molti dei nostri scrittori prediletti sono degli ossessi. Scrittori al servizio della propria nevrosi, pronti ad assecondarla e a celebrarla: scrittori che hanno nell’ossessione non solo il tema principale ma l’ispirazione stessa. È proprio scrivendo che essi finiscono di consegnarsi inermi agli artigli dei demoni che li signoreggiano, finché, posseduti, essi diventanoquegli stessi demoni».

La letteratura è ossessione. È un demone polimorfo che può assumere le bianche fattezze di Moby Dick o l’aspetto mostruoso dei crostacei di Wells, che può abitare tra le nevi dei libri di Jack London, sulle aspre montagne della follia di Lovecraft o nel condominio suburbano di James Ballard. È nella luna precipitata in un camino di Landolfi, nell’occhio cieco del gatto di Edgar Allan Poe, nei topi di John Steinbeck. Si insedia fra le ecolalie di Gombrowicz così come nello sdegno con cui l’ingegner Gadda oppone titanicamente un principio di ordine al grottesco, alla vigliaccheria, all’ingiustizia del reale. L’ossessione è destino e forma, nevrosi e scrittura, e scrivere significa «consegnarsi inermi agli artigli dei demoni».

Ne I demoni e la pasta sfoglia Michele Mari affida alla forma-saggio quell’inquieto e vitale rapporto con la tradizione che altrove ha esplorato attraverso il racconto, il romanzo e la poesia. Testi che formano una fondamentale “cartografia” letteraria, seguendo inediti punti di fuga e rintracciando parentele inaspettate: il sadismo di Stephen King e quello di Collodi, la misantropia di Céline e la bibliolatria di Kien in Auto da fé, il riemergere dell’istinto del lupo in Buck de Il richiamo della foresta e la voluttà con cui Gregor Samsa si abbandona alla nuova identità di insetto. E poi i numerosi mostri e le infinite stilizzazioni con cui ogni grande scrittore non fa che parlare di se stesso, dei suoi desideri e delle sue ferite.

Accettando sfide spesso “disertate” dalla critica, Michele Mari finisce per modellare le sembianze di un nuovo canone, che attinge alla letteratura gotico-fantastica così come a forme di scrittura come manierismi e pastiche che, grazie alla loro «natura esibitoria», rivelano la loro paradossale autenticità, il loro osceno realismo. Tuttavia, I demoni e la pasta sfoglia è soprattutto una dichiarazione di poetica in controluce in cui l’autore di Fantasmagonia e Tu, sanguinosa infanzia mostra il suo rapporto vampiresco con una tradizione eletta a dimora, in una serrata dialettica fra mostruosità e stile, morte e scrittura, persistenza dell’infanzia e attrazione per l’abisso.

Michele Mari insegna letteratura italiana presso l’Università di Milano. Oltre a volumi di saggi e edizioni di classici ha pubblicato numerosi libri di narrativa. Oltre ai già citati Fantasmagonia e Tu, sanguinosa infanzia, ricordiamo Di bestia in bestia, Io venìa pien d’angoscia a rimirarti, La stiva e l’abisso, Euridice aveva un cane, Tutto il ferro della Torre Eiffel, Verderame, Rosso Floyd, e Roderick Duddle (tutti pubblicati da Einaudi, Torino), Filologia dell’anfibio (Laterza, Bari) e Rondini sul filo (Mondadori, Milano).

Sue anche le Cento poesie d’amore a Ladyhawke (Einaudi, Torino). Ha inoltre firmato (con Velasco Vitali) Milano fantasma (Edt), Asterusher (Corraini), scritto con Francesco Pernigo e Sogni (Humboldt), scritto con Gianfranco Baruchello.

Fra le sue traduzioni ricordiamo L’isola del tesoro (Rizzoli, Milano) di Stevenson, Il richiamo della foresta di Jack London e Uomini e topi di John Steinbeck (entrambi pubblicati da Bompiani, Milano), La macchina del tempo di Wells (Einaudi, Torino). Collabora alle pagine culturali di «Repubblica».

I demoni e la pasta sfoglia, pubblicato da il Saggiatore (Milano) nella collana "La Cultura", è disponibile in libreria e online da marzo 2017.

 

Pubblicato in Editoria

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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